Salviamo i pini a Taurisano

Taurisano. Rifondazione Comunista prova a salvare quattro esemplari rari di pino albanese condannati allo sradicamento.

Comune di Taurisano Gruppo Consigliare Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Salviamo i pini a Taurisano. Il Consigliere Comunale Salvatore Antonio Rocca con vivo rammarico constata ciò che succede a Taurisano con la realizzazione del progetto di “Rigenerazione Urbana”. Tali progetti devono avere come obiettivo la promozione di strategie di interventi su scala urbana, mirate a riqualificare quartieri degradati per gli aspetti edilizi, urbanistici, sociali e ambientali, l’integrazione e la continuità con il tessuto urbano esistente, la storia dei luoghi e i fatti identificativi locali. Si deve quindi rispettare il tessuto urbano esistente, la storia dei luoghi e i fatti identificativi locali. Noi invece assistiamo con grande incredulità ad un progetto che vuole a tutti i costi cancellare l’antica storia del paese, che non vuole portare alla luce tramite alcuni scavi archeologici ciò che era il primo nucleo abitativo dell’antico paese. Ma ciò non basta, addirittura qualche giorno fa sono state divelte e ripiantate alcuni esemplari antichi di palma, che dovrebbero appartenere alla specie Washingtonia californiana nana, fatte piantare sul finire del sec. XIX da Nicola Lopez y Royo dei Duchi di Taurisano (1819-1898), nel giardino di delizia retrostante il palazzo ducale di Piazza Castello. Esse rappresentavano la storia del nostro paese, e sono state sradicate per far posto a ben tre parcheggi, addirittura sono state ripiantate in modo alquanto discutibile in un angolino quasi a volerle parcheggiare. Ricorrendo alla storia presso l’archivio storico del prof. Roberto Orlando vi è una lettera datata “Ventimiglia, 22 ottobre 1872”, dalla quale risulta: Thomas Hanbury (1832-1907), baronetto e filantropo inglese, creatore, nel 1873, dei grandiosi giardini botanici a Capo Mortola, presso Ventimiglia, inviava a Nicola Lopez y Royo, una lettera con cui si impegnava a fornire al duca, non si comprende se dietro compenso o a titolo gratuito ed amichevole, alcuni semi di palma Waschingtonia californiana gigante e nana. I primi li fece piantare nel su menzionato giardino di delizia, i secondi nella villa del congiunto Giovanni Lopez y Royo, sulla strada per Ugento, ancora visibili nella loro maestosità, nonché altri semi di Araucaria Cunninghamii, che il nobile inglese aveva prelevato dai frutti di alcuni esemplari che crescevano nella zona costiera del Queensland, in Australia. Questi ultimi piantati nel parco della villa-fattoria “Giuseppina” o “La Quercia”, sempre sulla via per Ugento. Il botanico inglese rispondeva così ad una precedente richiesta del Lopez y Royo, anche in questo caso non si sa se tramite missiva o più probabilmente fatta di persona, considerato che il duca di Taurisano, in quegli anni, aveva soggiornato in più di un’occasione a Sanremo, ed è quindi probabile che avesse conosciuto l’Hanbury e visitato i suoi giardini botanici, dove, tra gli altri, svettavano alcuni alberi di Washingtonia californiana e di Araucaria Cunninghamii piantati nel 1832. Ma ancora gli scempi ambientali non sono finiti. Infatti, tale progetto vuole ancora sradicare definitivamente quattro esemplari di pino albanese piantati ad ornamento a ridosso della facciata principale della Chiesa Madre, anche essi fanno parte degli alberi storici del nostro paese. Essi possono essere considerati i “patriarchi della natura”, un patrimonio culturale unico custode di miti e leggende, ma anche testimone della storia locale. Come gli “Alberi della Libertà”, piantati dagli aderenti ai moti carbonari, o il cipresso di San Francesco in Umbria. C’è chi li ama, li rispetta e li protegge, chi invece non volendo comprendere e per una grettezza culturale li espianta senza preoccuparsi troppo, come è accaduto con le tre palme ripiantate giusto per far finta di fare, infatti, esse non sono state supportate da tutori per evitare movimenti e per un radicamento veloce. Noi di Rifondazione Comunista facciamo appello al Corpo Forestale dello Stato all’Associazione Italia Nostra perché salvino i quattro pini. Riconosciamo l’unico lavoro organico a livello nazionale realizzato dal Corpo Forestale dello Stato che dagli anni ’80 stila una lista degli “alberi di notevole interesse” con il risultato di aver schedato 22.000 alberi di particolare interesse tra cui 2.000 esemplari di grande interesse e 150 che presentano un eccezionale valore storico o monumentale, tra essi crediamo che debbano essere inseriti i pini albanesi esistenti in Taurisano, ossia i quattro posti vicino la facciata della chiesa madre e il maestoso posto a ridosso dell’ufficio postale. Un altro passo importante nella direzione della tutela dei “patriarchi” è stato compiuto quando con l’integrazione del Codice Urbani l’allora ministro Rutelli introdusse gli alberi tra i beni culturali che possono essere vincolati. Si tratta, però, di una semplice indicazione che dà la possibilità di richiedere il vincolo alla sovrintendenza, ma un albero secolare che si trovi in una proprietà privata può essere abbattuto senza conseguenze legali, se non questo vincolo non è stato richiesto dal proprietario o meglio il Comune ha l’autorità a sradicale ciò che vuole? E in caso di danni come per le palme di Taurisano chi può ripagare tale scempio? Nella speranza di contare solo sulla buona volontà dei cittadini speriamo di salvare almeno i pini di Piazza Castello, visto che già una parte di scempio ambientale è stato compiuto. Allo stato attuale ci si può sempre appellare al Codice Urbani, questo è vero, ma è la sovrintendenza che poi mette il vincolo. Il Consigliere Comunale P.I. Salvatore Antonio Rocca

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