Manifestazione internazionalista dei comunisti

Lecce. “Lotta Comunista” organizza questa mattina presso l'Hotel Tiziano un incontro sul Governo dei professori definiti “banchieri dell'imperialismo europeo”

Proteste e proposte del giornale “Lotta Comunista” in occasione della festa del Primo Maggio. Le azioni più contestate del governo Monti riguardano l'articolo 18 “modificato lievissimamente”, ma anche gli altri vantaggi per le imprese quali le deroghe sulla regolarizzazione dei rapporti di lavoro spacciati come partite IVA, facilitazioni sulle norme per l'assunzione e la conferma degli apprendisti e una riduzione dell'indennizzo per i licenziati, ridotto ad un massimo di 24 mensilità contro le 27 inizialmente previste. Tanto che lo stesso premier aggiunge che “una riforma così gli imprenditori se la sognavano”. I comunisti salentini si danno appuntamento a Lecce presso l'Hotel Tiziano per valutare gli effetti delle riforme le quali “dopo aver macellato le pensioni e sparato su di loro una raffica senza precedenti di aumenti di tasse e tariffe, il governo dei professori banchieri colpisce nuovamente i salariati. Perché lo Stato – continua la nota di Lotta Comunista” è indebitato e la spesa pubblica e il parassitismo sociale restano comunque un monte bianco inattaccabile, in barba a quel che teorizzano ogni giorno i soloni dei partiti”. Spazio anche a qualche proposta: perché non si tagliano o si anano invece le spese militari? – si chiedono gli organizzatori – a che cosa servono soldati, aerei, carri armati in Afghanistan e in giro per il mondo? Chi e che cosa debbono proteggere? Gli operai, i giovani o i briganti imperialisti, come l'America, l'Europa e l'Italia, che devono mantenere le loro “sfere di influenza” e la loro politica di potenza? Infine alcune citazioni dei vecchi santi laici del comunismo. Oltre cento anni fa, in prossimità del Primo Maggio, Lenin affermava: “Due mondi sono l'uno contro l'altro in questa grande lotta: il mondo del capitale e il mondo del lavoro”; mentre Carl Marx scriveva: “gli operai non hanno patria”.

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