Bellanova: ‘Conti in regola, ma si spinga l’economia’

Roma. La deputata del Pd commenta il Documento economico finanziario. “Meno tasse sul lavoro dipendente e nuovi stimoli per gli investimenti delle imprese”

ROMA – Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino: “Il Documento Economico Finanziario (DEF) presenta, per il triennio 2012-2014, una componente fiscale altissima, superiore al 45%”. Di conseguenza, è molto probabile che gli effetti recessivi si moltiplicheranno. Dallo stesso DEF emerge poi che i decreti legge sulle liberalizzazioni e semplificazioni, recentemente varati dal Governo, produrranno una crescita minima del 2,4% spalmata in nove anni (2012-2020). E mentre il rapporto deficit /Pil si attesta al 123,4%, il Fondo Monetario Internazionale auspica l’adozione da parte del nostro Paese di tagli decisivi alla spesa pubblica, perché l’obiettivo del pareggio di bilancio, recentemente inserito nella carta costituzionale, rischia seriamente di non essere raggiunto nel 2013. Previsioni sicuramente non ottimistiche che hanno indotto la “strana” maggioranza che sostiene Monti (Pd-Pdl-Terzo Polo) ad approvare alla Camera dei Deputati una risoluzione con la quale si impegna il Governo ad affiancare alla ratifica del fiscal compact una politica di investimenti finalizzati allo sviluppo dell’impresa e dell’occupazione, a valutare la potenziale adozione di un piano straordinario di dismissione del patrimonio pubblico, a destinare le risorse provenienti dalla lotta all’evasione fiscale e dalla spending rewiew (revisione della spesa) alla riduzione delle tasse sui redditi da lavoro e di impresa. Abbiamo voluto ascoltare sul tema, l’onorevole del Partito Democratico Teresa Bellanova che in merito alle voci, sempre più insistenti, sulla necessità di una nuova manovra correttiva per i conti pubblici dice: “Spero sinceramente che questa eventualità non si verifichi”. Nei giorni scorsi il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino ha lanciato l’allarme sulle troppe tasse presenti nel Documento Economico Finanziario 2012, con conseguente moltiplicazione degli effetti recessivi. Di contro, la Camera dei Deputati ha approvato una risoluzione di Pd-Pdl-Terzo Polo che impegna il Governo ad una politica di maggiori investimenti per l’occupazione e lo sviluppo dell’impresa. Come giudica complessivamente il DEF? Può illustrarci più approfonditamente i contenuti di questa risoluzione? “Il DEF è uno strumento annuale ma le scelte fatte al suo interno sono dettate dal fatto che siamo di fronte ad una situazione davvero molto preoccupante. Un paese, come il nostro, che ha un debito pubblico pari al 120% del prodotto interno lordo è un paese che deve necessariamente porsi con grande rigore e grande serietà. Il problema principale è uscire da questa situazione di precipizio ed è evidente che ci sono delle indicazioni che devono andare in questa direzione. Noi è da tempo che denunciamo l’alto livello di tassazione. Il nostro paese ha una tassazione troppo alta sui redditi da lavoro. E quando parlo di redditi da lavoro mi riferisco sia a quelli dei lavoratori dipendenti sia a quelli d’impresa. Ciò che abbiamo posto nella risoluzione è ovviamente una mediazione che porta la firma di tutti i gruppi parlamentari che sostengono il Governo. Abbiamo detto: come si può uscire da un debito pubblico così elevato se non si fa ripartire l’economia? L’impegno che chiediamo al governo Monti è quello di non guardare solo al rigore nei conti e quindi al raggiungimento del risanamento finanziario pur essendo quest’ultimo tema prioritario. Bisogna coniugare il risanamento finanziario con la necessità di far ripartire l’economia. Il risanamento è fondamentale per riuscire a contenere le spese per interessi, perché se noi abbiamo il 120% di debito pubblico è evidente che su quello abbiamo una spesa per interessi che indebolisce la possibilità di sostenere l’economia. Ma se non facciamo ripartire l’economia e non creiamo opportunità di lavoro e disponibilità di reddito per le famiglie, il debito pubblico continua ad aumentare. È un tema di grande complessità e per questo è richiesto di avere serietà e rigore. Fino a quattro mesi fa ad abitare Palazzo Chigi c’era un clown che andava in giro per il mondo a vendere chiacchiere, negando la crisi, dicendo che erano i comunisti, come me, che parlavano di crisi e che invece si era nel paese più bello del mondo. Siamo il paese più bello del mondo ma eravamo e siamo anche il paese più indebitato al mondo e su questo c’è bisogno di dimostrare la capacità e l’azione di Governo”. Quali sono le misure specifiche che proponete nella Risoluzione? “Noi intanto proponiamo che tutto quanto viene recuperato dalla lotta all’evasione fiscale venga indirizzato all’abbattimento della tassazione. Quindi una riduzione delle tasse per quanto riguarda il lavoro dipendente e il lavoro d’impresa. I lavoratori dipendenti sono i soggetti che soffrono maggiormente l’alta tassazione e la scarsa capacità di reddito. C’è poi il bisogno di stimolare l’impresa a reinvestire, ad essere sempre più competitivi per riuscire a reggere la necessità di creare nuova occupazione. Abbiamo posto nella risoluzione anche la necessità di dare corso ad un piano di dismissione del patrimonio pubblico perché c’è bisogno di recuperare liquidità da investire nella crescita. Ripeto, fino ad ora sono state fatte azioni di risanamento. Adesso bisogna invece velocemente mettere mano alla crescita della nostra economia, perché i dati che noi abbiamo non sono ulteriormente sostenibili. Non solo il debito pubblico ma anche la disoccupazione in perenne aumento. Siamo oltre il 9% come certificato nel DEF, abbiamo una disoccupazione giovanile che va oltre il 30%. E allora con questi dati non si costruisce un paese solido”. Per il prossimo triennio si prevede una pressione fiscale del 45% ed un rapporto deficit/Pil del 123,4%. Dal DEF emerge, inoltre, che i decreti legge in materia di liberalizzazioni e semplificazioni produrranno una crescita del 2,4% spalmata in 9 anni. Allora a cosa è servito il Governo tecnico? “Il Governo Monti è servito per ridarci una credibilità a livello internazionale. Vorrei che noi non smarrissimo la consapevolezza della situazione nella quale eravamo precipitati. Un paese, il nostro, che all’estero era trattato malissimo. Nessuno voleva incontrare l’ex premier Berlusconi. La Francia e la Germania, nostri maggiori interlocutori europei, nelle conferenze stampa ridevano del nostro presidente del Consiglio. Mi pare che con Monti da questo punto di vista si siano fatti molti passi in avanti. Si sta facendo ogni sforzo per sostenere l’economia. Sono solo quattro mesi che il Governo Monti è in piedi. Abbiamo recuperato credibilità internazionale, ora abbiamo di fronte una partita difficilissima. E di questo deve avere consapevolezza anche il Governo. Io non sostengo in modo acritico le scelte del Governo. Penso che con la risoluzione approvata in Parlamento si sia prodotta una mediazione, una sintesi tra partiti che, nelle prossime elezioni politiche si presenteranno con programmi e scelte diverse. Il Partito e la coalizione alla quale appartengo dice che per ridurre la tassazione sui lavoratori dipendenti e sulle imprese bisogna far pagare un po’di più a quel 10% di famiglie italiane che detiene il 48% della ricchezza mobiliare e immobiliare. Questa cosa non viene pensata e detta dal Pdl. Quindi diciamo che tra un anno quando andremo al voto i programmi saranno differenti. Ora, c’è uno scorcio di strada da percorrere insieme, per evitare che il nostro paese precipiti ancora di più nelle graduatorie internazionali”. Sono sempre più insistenti le voci su una possibile nuova manovra correttiva dei conti pubblici da parte del Governo. Come si porrebbe il Partito Democratico nel caso in cui questa eventualità dovesse verificarsi? “Spero sinceramente che questa eventualità non si verifichi, perché dobbiamo già affrontare molteplici difficoltà in questo periodo. Spero, inoltre, che a livello europeo, anche grazie al voto dei francesi, inizi a spirare un po’ di più il vento dell’europeismo, quello che tiene conto anche della condizione delle persone e non solo dei ragionieri. Noi siamo per il pareggio di bilancio. Ma non posso non sottolineare come il mio partito abbia criticato gli impegni che andava ad assumere l’ex premier Berlusconi in Europa, nel momento in cui chiese addirittura l’anticipazione dal 2014 al 2013 del pareggio di bilancio senza porsi la domanda se fosse sostenibile per il nostro paese. Ora gli impegni sono stati assunti e dobbiamo rispettarli. Ma chiediamo anche all’Europa di non comportarsi solo come un ragioniere ma di tenere in grande considerazione la condizione delle persone. Detto ciò, noi chiediamo anche che si riveda il patto di stabilità interno. Vorrei, infatti, ricordare che se si deve far ripartire l’economia dobbiamo anche mettere le imprese nelle condizioni di ricevere il compenso per il lavoro svolto. Noi abbiamo il dramma delle imprese che nonostante abbiano avuto rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione si trovano nella situazione di non poter essere pagate, anche da parte delle Amministrazioni maggiormente virtuose. Ci sono Comuni che hanno disponibilità di risorse e che non possono spendere a causa del patto di stabilità. Allora noi chiediamo al Governo Monti di interessarsi di questi temi e di intervenire. Un governo tecnico deve affrontare le situazioni complicate”.

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