Pet, ora ci sono i soldi. Ma per un mese solo

Cavallino. Il danno e la beffa: 75mila euro per il mese di maggio. Ma a chi finora ha fatto la Pet fuori regione perché a Cavallino non c’erano budget, la Regione dovrà rimborsare tutto. E spende il doppio

Ieri la Asl di Lecce ha comunicato al Centro di medicina nucleare Calabrese di aver stanziato 75mila euro per il mese di maggio per eseguire le Pet in convenzione con il sistema sanitario regionale. Il Centro Calabrese ha immediatamente chiamato i tanti pazienti in lista d’attesa per mancanza di soldi ma avevano già provveduto di tasca propria, andando fuori regione: chi a Napoli, chi in Veneto, qualcuno a S. Giovanni Rotondo. Logico, la Pet è una prestazione salvavita, serve per diagnosticare con certezza un tumore e stabilire la terapia. Gli ammalati e le loro famiglie non possono certo stare dietro alle bizze burocratiche. La soluzione è stata trovata solo apparentemente: primo, perché il budget deve essere fissato annualmente e, mentre finora lo garantivano di tre mesi in tre mesi, adesso i soldi coprono solo trenta giorni. Poi si ricomincia punto e accapo: o viaggi della speranza o morire. Secondo, perché la sentenza del giudice di pace di Lecce di poco tempo fa ha stabilito che la Asl, in mancanza di una Pet in convenzione nella provincia di Lecce, debba rimborsare interamente i costi sostenuti dai pazienti. Morale della favola: la Asl per sue inefficienze o, peggio, per inspiegabili scelte, non dà i soldi alla Pet di Cavallino, che costa alla Regione 800 euro a prestazione ma, se i pazienti vanno a farla fuori regione, la Regione deve rimborsare la Pet (che fuori regione costa 1200 euro) e tutti i costi di spostamento, vitto, alloggio sostenuti. Un cane che si morde la coda. Ma a farsi male sono gli ammalati Per ricostruire la lunga storia clicca qui

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