Donato Muci, ‘Puntiamo a innovazione e competenze’

Matino. Far ripartire la città, a cominciare dal centro storico. E’ l’obiettivo dell’aspirante sindaco a capo della lista “Matino democratica”

Da dove partire, come futuro sindaco, per conquistare la fiducia dei cittadini? “Far partire Matino, prima di tutto, poiché s’è fermata da troppo tempo! Questa la chiave di lettura principale per chi ha il dovere di lavorare a vantaggio della collettività. Soltanto chi ha voglia di lavorare per tutti può aspirare a conquistar la fiducia di una città disperata e stanca. E bisogna ripartire dall’innovazione, dalla trasparenza e dalla capacità di progettare uno sviluppo condiviso, risposta alle domande che provengono da tutti i cittadini e non più a solo fine di pochi. Certamente un rapporto di condivisione aperta e limpida, senza dettami imposti, può instaurare un legame di fiducia”. Qual è la vocazione economica di Matino e in che modo intende valorizzarla? “L’agricoltura ed il turismo devono essere custoditi e valorizzati come fonti primarie di sviluppo che possa creare rete con ogni attività, realizzando un indotto socio-economico rinnovato, finalmente utile, senza il quale, s’è visto, è improponibile pianificare qualsiasi attività. Il centro storico è una buona base da cui partire per rivitalizzare Matino, essendo una risorsa su cui poter investire in diverse direzioni, trasformandolo nel cuore pulsante del vivere sociale e dunque habitat naturale per la buona riuscita di attività economiche”. Qual è oggi l’emergenza per il Comune di Matino? Come la affronterà se sarà lei il prossimo sindaco? “La vera emergenza, forse causa d’ogni altra, sta nel completo distacco tra le esigenze dei cittadini e le risposte dei politici, che sembrano essere ciecamente spinti in un percorso purtroppo già segnato. Persistono gravi problemi generali che macchiano un quadro già povero fatto di arretratezza e disagio. Mancano le condizioni minime necessarie per poter progettare, con un margine di speranza, una vita a Matino, soprattutto per i giovani. Manca pertanto la voglia di investire e di legarsi positivamente al territorio, con la conseguenza di un completo collasso. I problemi del paese sono tali e tanti che costringono a dover ripensare ogni aspetto, lavorando su prospettive di lungo termine. Nell’immediato dobbiamo mirare ad un cantiere di lavoro giovanile, puntare sull’associazionismo, lo sport, le attività culturali, la scuola, una ludoteca ed una farmacia comunali, come punti di partenza di uno sviluppo che sia prima di tutto aggregazione”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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