Causo: ‘A Racale serve la normale amministrazione’

Racale. Il candidato di “Racale è tua” ha come primo punto di programma riportare ordine a Palazzo. I “grandi sogni” sono solo rimandati

RACALE – Il cerchio oramai si sta chiudendo. Sono quattro i candidati che si contenderanno la poltrona da sindaco di Racale: Francesco Cimino, attuale vicesindaco e vicepresidente provinciale del Pdl; Donato Metallo, giovane candidato Pd che ha incassato negli ultimi giorni anche il sostegno Udc con Luigi Gravili che, tornando sui suoi passi, ha preso le distanze da Silvio Causo per una sorta di “presa visione” del mancato rinnovamento auspicato nel movimento di Causo; il quarto a correre è Lorenzo Ria, oramai non più un’incognita, dal momento che sabato pomeriggio presenterà la sua lista, sostenuto dal movimento “Diversi per passione” e Sel. Le indiscrezioni farebbero pensare ad una “lista bomba”, con nomi di professionisti molto noti in paese oltre a quello dell’ex sindaco tavianese Salvatore D’Argento. Abbiamo incontrato Silvio Causo, architetto, fratello del compianto vicesindaco Enrico Causo, scomparso prematuramente, a capo della lista “Racale è tua” e sostenuto, tra gli altri, dal consigliere provinciale Stefano Minutello e da tutto il suo movimento. Ci illustra i punti salienti del suo progetto per Racale? “Il progetto politico è abbastanza semplice; noi riteniamo che la mancanza degli ultimi anni dell’Amministrazione abbia portato il paese al disfacimento totale e quindi siamo partiti dalla convinzione che fosse necessario trovare un’intesa principalmente tra forze personali e non politiche e partitiche; con questa idea siamo rimasti fuori dai partiti. Abbiamo sentito la necessità di dare a questo paese un’alternativa che portasse avanti un progetto basilare, che coincide proprio con ciò che fino ad oggi è mancato a Racale: amministrare il paese. Negli scorsi anni si è invece verificata una deficienza di amministrazione, che ha esasperato il debito dilatandolo di ulteriori 3 milioni di euro, senza tra l’altro raggiungere alcun risultato concreto per i cittadini. Il nostro gruppo è composto da persone che ci credono, professionisti, giovani e molte donne che si occuperanno innanzitutto dell’ordinaria amministrazione. I grandi progetti sono sogni che non si possono mai realizzare con un bilancio come il nostro; per questo è prioritario seguire la strada della concretezza”. Come commenta il dissidio con Gravili? “Non è che ci sia stato un dissidio. Gravili ha pensato di parlare a nome di un partito e forse non ci siamo capiti. Gli stessi assessori uscenti hanno riconosciuto di aver fallito in alcuni punti ed hanno pertanto ritenuto giusto farsi da parte per aiutare gente nuova”. Che cosa pensa di Area Vasta e che futuro ha, secondo lei? “E’ un carrozzone, perché sé è vero che unirsi dà dei vantaggi (soprattutto nella capacità di intercettare fondi) , è altrettanto vero che queste ‘unioni’ hanno dei costi che la politica dovrebbe evitare e soprattutto poi si finisce per guardare solo i singoli interessi vanificando l’intento iniziale di guardare alle esigenze del territorio in maniera ‘allargata’”. Che cosa pensa del progetto ‘Città Nuova’, il vecchio progetto ‘Tram’, ovvero l’unione tra Taviano, Racale, Alliste e Melissano? Ci crede? “Questo progetto/sogno è partito un po’ d’anni fa con l’Unione dei Comuni, che sarebbe dovuta sfociare in questo progetto che personalmente trovo interessante, tant’è vero che, parlando con gli amici di ‘Diversi per passione’, siamo d’accordo sul fatto che si posso portare avanti. Ritengo però che non si possa ragionare e decidere sulla testa della gente e quindi non si può imporre questa fusione dei Comuni senza chieder il parere dei cittadini”. Come commenta l’allarme lanciato dal procuratore Motta circa le infiltrazioni mafiose nelle pubbliche amministrazioni e nelle squadre di calcio? “Il calcio mi piace come sport, ma non lo seguo. Per il resto, sono garantista e spero solo che la magistratura faccia il suo lavoro. A dire la verità l’allarme si sente dalla stampa e forse chi vive nel paese avverte meno questa situazione. Ovviamente, se c’è, è molto grave”. Una battuta sul detto: ‘Se sei disoccupato candidati’. “Non è un detto, purtroppo è un dato di fatto. Negli ultimi anni c’è stato più di qualcuno che non lavorava né ha mai lavorato e che poi ha cercato di candidarsi. Così il racalino ha tirato fuori questa battuta, che comunque lascia il tempo che trova”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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