Vene e arterie creati da una stampate 3D

La rivoluzionaria scoperta in Germania. Gianni D’Agata coglie l’occasione per chiedere al Governo un’inversione di tendenza sul sostegno alla ricerca

La tecnologia 3D procede a passi da gigante e le stampanti a tre dimensioni possono creare oggetti di vario tipo che vanno dai giocattoli al cibo. Adesso anche vene e arterie artificiali. Un team di ricercatori tedeschi del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology hanno creato, tramite una stampante 3D, dei vasi sanguigni che possono essere usati immediatamente per il trapianto di organi sviluppati in laboratorio. Con la stampante 3D vengono realizzati oggetti tridimensionali utilizzando strati successivi del materiale prescelto e, nel caso delle vene, tramite una tecnica chiamata “polimerizzazione multifotonica”. È stato così realizzato un materiale solido, ma al tempo stesso elastico, che consente ai ricercatori di produrre vasi sanguigni che possono interagire con tessuti umani normali senza rischio di rigetto. Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” l’importantissima scoperta rappresenta un’autentica svolta nella ricerca medica, in particolare nella realizzazione di tessuti artificiali destinati agli uomini, superando un grosso ostacolo che finora si accaniva sulla scienza medica: la fornitura di sangue ai tessuti artificiali che, fino a ieri, impediva la possibilità di trapianti di organi sviluppati in laboratorio. Inoltre costituisce un monito al governo italiano che in virtù di vetusti ed obsoleti pregiudizi di facciata ed in nome di una ipocrita etica ha costretto il mondo della ricerca medica italiana ad un brutto arresto, con una drastica riduzione degli investimenti nel settore e con la creazione di norme ad hoc, quali per esempio la legge 40 del 2004 che hanno costretto ad un brutto stop gli studi scientifici italiani di settore. In nome della salute e del benessere dei cittadini, alla luce dei progressi che si stanno susseguendo anche in stati confinanti e della stessa Unione Europea chiediamo a gran voce un cambio di rotta urgente da parte del nostro Paese, perché la ricerca nel campo biomedico non può e non deve essere fermata.

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