Pecore morte vicino al fotovoltaico. L’allarme degli ambientalisti

Lecce. Il Comitato nazionale contro il fotovoltaico nelle aree verdi chiede alle istituzioni di bonificare il Paese dagli impianti nelle aree naturali

LECCE – Pecore e capre decedute dopo aver pascolato vicino ad impianti fotovoltaici i industriali. E’ accaduto pochi giorni fa a Villa Convento e subito è stato allarme. Il “Comitato nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi, e più in generale naturali” chiede a tutte le autorità di ripristinare la salubrità e la bellezza dei campi e di smantellare i pannelli fotovoltaici. Per una questione estetica ma anche sanitaria. L’appello è rivolto al Governo, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, ai sindaci, alle Asl all’Arpa e alle Procure. La preoccupazione si è diffusa subito in tutt’Italia, del resto il problema della proliferazione degli impianti fotovoltaici riguarda l’intero Paese. Arpa Puglia aveva avvisato sul rischio ambientale da fotovoltaico, con una lettera aperta del suo direttore, Giorgio Assennato, durante la campagna elettorale per le elezioni Regionali. “Ora Arpa Puglia ha il dovere di inoltrare quegli stessi allarmi e quelle segnalazioni di pericolo i cui effetti già si stanno verificando tristemente – si legge nella nota del Comitato nazionale -, alle Procure, alle Asl, ed ai sindaci, massime autorità sanitarie locali, perché emettano le ordinanze di fermo degli impianti realizzati assurdamente in aree agricole e naturali, e affinché si proceda al loro urgente smantellamento! Non è più solo un' emergenza ambientale e paesaggistica, ma è anche ora una grave emergenza sanitaria! E non è più solo un’emergenza pugliese, ma nazionale dato il dilagare ovunque di queste offese ad ogni scienza della pianificazione territoriale”. Il Comitato chiede inoltre una bonifica dell’Italia “rurale e naturale” ed un restauro dello stato naturale dei luoghi. “Il fotovoltaico – scrivono i rappresentanti del Comitato – va ubicato solo e soltanto sui tantissimi tetti degli edifici più recenti, suoli questi inutilizzati e biologicamente morti ed in nessunissimo altro luogo, nessuno al di fuori delle aree industriali”. Ma le preoccupazioni non si limitano solo ai diserbanti, molteplici sarebbero infatti le forme di inquinamento ed alterazione della salubrità dei luoghi, trasformati in luoghi insalubri, correlate alla presenza degli impianti industriali fotovoltaici. In questi giorni il Comitato, a cui si sono aggiunti 20 associazioni e comitati di tutta Italia, oltre a tanti cittadini e studiosi, ha inviato al ministro della Salute Renato Balduzzi e al ministro dell’Ambiente Corrado Clini una lettera contenente una denuncia sull’emergenza sanitaria a cui sono soggetti i cittadini che vivono o semplicemente sostano nelle immediate vicinanze di impianti fotovoltaici ed eolici industriali a terra. Il documento, “Denuncia grave emergenza sanitaria nazionale: a rischio la salute umana e gli interi ecosistemi vicini ad impianti industriali fotovoltaici ed eolici”, si può leggere qui. In particolare, riguardo agli impianti fotovoltaici industriali a terra vengono evidenziati, nella lettera al governo “tra gli altri, i seguenti effetti: inquinamento elettromagnetico generato dalle cabine di trasformazione, dai cavidotti e dagli elettrodotti posti nelle vicinanze delle abitazioni; pericolo di incendi; abbagliamento; rumore causato dalle cabine di trasformazione; possibile dispersione di sostanze nocive (ad esempio cadmio) contenute nei pannelli, per rottura degli stessi o a causa di fenomeni naturali; danni esistenziali e neuro-psicologici; inquinamento causato dai diserbanti irrorati a terra; variazioni microclimatiche nell’area circostante; peggioramento dello stato ambientale dei luoghi; danni agli ecosistemi; grave impatto visivo; ecc”. In un precedente documento inviato al Governo, si leggeva: “Per misura precauzionale riteniamo che debbano essere banditi i pannelli al telloruro di cadmio dagli impianti fotovoltaici, di qualsiasi tipo e ubicazione, data l’alta nocività per la salute umana del Cadmio. Lo stesso dicasi per pannelli costruiti utilizzando altri elementi o sostanze nocive per la salute umana. Rischiamo un potenziale nuovo dramma sanitario nazionale legato al Cadmio, dopo quello ‘amianto eternit’, e non possiamo consentirlo. Sebbene i substrati contenenti sostanze nocive possano essere incapsulati adeguatamente nei pannelli, gli elevati rischi di contaminazione dell’ambiente a seguito di rottura ed incendio, incidentalità queste incrementate dall’immensa estensione delle superfici fotovoltaicizzate nel paese, implica un’immediata applicazione legislativa del principio di prevenzione e precauzione previsto dall’Unione Europea. Il ‘Trattato di Maastricht’ ha introdotto il principio di precauzione (poi ripreso dalla “Costituzione Europea” art. III-233) attualmente enunciato all’art. 191 del “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”, dove si sostiene che la politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela ed ‘è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio ‘chi inquina paga’”.

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