A Lecce veleni e vendette (a suon di tv)

Le primarie a Lecce. L'articolo uscito sul Fatto quotidiano: il giornale che scrive quello che gli altri non dicono

Anche il centrodestra s’inventa la sue primarie. Accade per la prima volta a Lecce, dove la città si sta leccando le ferite inferte da 15 anni di governo targato centrodestra, con Adriana Poli Bortone (Msi, An, Io Sud) prima e Paolo Perrone poi. Ex vicesindaco della Poli, Perrone (Fi, Pdl) con la fondatrice di Io Sud ha ricoperto tutti gli assessorati ‘pesanti’, dal Bilancio ai Lavori pubblici. Proprio in quegli anni si sono consumate tutte le truffe milionarie che hanno portato la città sull’orlo del dissesto. La beffa e il paradosso circondano la vicenda dei palazzi di via Brenta, sede del polo della giustizia civile: una dozzina di imputati, per falso e truffa ai danni dello Stato, tra cui il braccio destro di Poli, Massimo Buonerba, oggi in carcere per presunte tangenti, un assessore e tre dirigenti comunali. Cifre gonfiate, atti falsificati e, invece di un contratto d’affitto, un leasing, che avrebbe stretto il capestro attorno al collo del Comune, per un esborso complessivo di 78 milioni. Il processo va avanti e il contratto, giudicato o, è stato riformulato a prezzi di mercato. Era ancora vicesindaco Perrone quando furono sottoscritti i boc, aggiudicati nel 2005 dal gruppo Deutsche Bank per 105 milioni. Da poco è iniziato il processo che vede imputati alcuni dirigenti comunali per il reato di corruzione, abuso d'ufficio e peculato: avrebbero percepito premi a sei cifre senza impegno di spesa né copertura finanziaria. E poi il filobus, una mastodontica opera da 22 milioni, inaugurata con un ritardo di sei anni: sempre Buonerba, con Perrone vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, avrebbe preso due milioni e 800 mila euro di presunte tangenti, sequestrate su conti svizzeri. Oggi, per ottenere il secondo mandato, Perrone, che assiste al declino politico suo e della città, da una parte deve scendere a patti con l'editore televisivo Paolo Pagliaro ideatore del movimento per l’autonomia della “Regione Salento”, proposta già bocciata dalla Consulta, che però va avanti a suon di spot sulle sue tv, dall’altra deve guardarsi le spalle da Mantovano che dalla storica faida con Poli, è passato alla guerra contro l'ex ministro Raffaele Fitto. Campo di battaglia, la lotta a suon di tesseramenti massicci al primo congresso provinciale dove l’ha spuntata il fittiano Antonio Gabellone. Mantovano non l'ha presa bene e sta valutando di vendicarsi alle primarie, facendo confluire i suoi consensi su Pagliaro. Ma se Perrone è stato lambito dalle inchieste giudiziarie, Pagliaro ne è stato travolto: proprietario di due televisioni (Telerama) e cinque radio, il “berluschino del Salento” è imputato per truffa allo Stato, ha dovuto restituire un milione di euro di soldi pubblici e gli sono state sequestrate le attrezzature, poi tutto è andato in prescrizione. Nel frattempo fu arrestato (ai domiciliari) e rinviato a giudizio per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla maxi tangente da mezzo milione pagata dall’editore Angelucci al movimento di Fitto. Per i pm Pagliaro avrebbe orientato le sue televisioni a favore di Fitto, allora candidato alle regionali contro Vendola, in cambio di contratti pubblicitari con enti pubblici. Il regolamento delle primarie del centrodestra infine, non fa in tempo ad essere pubblicato che già viene disatteso: da ieri obbliga i candidati ad uno start unitario della campagna elettorale, ma Pagliaro è partito da tempo con gli spot. Tanto, la tv c’è. (il Fatto Quotidiano, 19.2.12)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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