L’archeologo revoca la donazione. La questione finisce in tribunale

Cavallino. Nell’attesa dell’esito del processo, resta “sigillato” il patrimonio storico del valore di 400mila euro

CAVALLINO – Centinaia di libri antichi, carte geografiche, mobili d’antiquariato, diapositive, fumetti ed anche dischi in vinile degli anni 50. Una collezione alimentata in tutta una vita dall’archeologo leccese Luigi Tondo. Un valore stimato tra i 300mila ed i 400mila euro, che lo studioso ha donato alla biblioteca di Cavallino. Ma ora rivuole indietro. La questione è arrivata al tribunale civile; il giudice Michele De Lecce ha infatti disposto il sequestro del prezioso patrimonio, stabilendo che la collezione rimanga comunque nella biblioteca per evitare danneggiamenti nel trasporto, ma che non si possa consultare. Custode è stato nominato il sindaco Michele Lombardi. Il sequestro ha riguardato anche la delibera con cui il 29 luglio dell’anno scorsola Giunta ha dato indicazioni su come trasportare il patrimonio dello studioso. I sigilli resteranno finché il tribunale non stabilirà se la collezione debba restare in biblioteca a Cavallino o ritornare nella disponibilità di Tondo. I fatti sono andati così: la scorsa estate Tondo ha iniziato a cercare una giusta collocazione per la propria collezione; si è fatto avanti il Comune di Cavallino che ha offerto la sala Rizzo e la saletta interna della biblioteca. Così il 2 agosto Tondo ha firmato l’atto di donazione disposto da un funzionario comunale ed il 9 agosto venne firmata la delibera di Giunta di accettazione della donazione. Appena due giorni dopo l’archeologo inviò al Comune una revoca dell’affidamento accompagnata dalla richiesta di restituzione del patrimonio. Secondo il legale dello studioso, Marcello Apollonio, la donazione sarebbe infatti a perché sottoscritta con un funzionario comunale; sarebbe dunque un atto privato e non pubblico. Di conseguenza a sarebbe anche la delibera di accettazione della donazione. Il Comune di Cavallino, con l’avvocato Ennio Cioffi, sostiene la correttezza della procedura e intanto sottolinea che la questione dovrebbe semmai cercare risposte davanti al Tar e non davanti al giudice ordinario. Nell’attesa dell’esito del processo, il prezioso patrimonio resterà bloccato e nessuno potrà sfogliarlo.

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