Focsiv ed Amahoro: il segreto è la reciprocità

VIDEO. Ugento. In occasione dei 40 anni della più grande federazione d’Italia, il presidente Cattai è stato ad Ugento. “Il volontariato – ha detto – non è univoco”

UGENTO – 65 organizzazioni per 7.624 soci e 490 gruppi d'appoggio in Italia. Oltre 60mila persone tra aderenti e sostenitori. Oltre 1.000 i volontari che si sono recati all’estero in 660 progetti di sviluppo; circa 6mila gli operatori locali. Sono solo alcuni dei numeri di Focsiv, la più grande federazione di organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana presente in Italia. In Italia più di 5mila volontari collaborano alle iniziative promosse sui territori e nella gestione dei progetti. Le risorse economiche annualmente mobilitate ammontano a circa 90 milioni di euro. In occasione dei 40 anni dalla nascita di Focsiv – che ricorrono il 19 maggio – il presidente Gianfranco Cattai, ha intrapreso un tour in tutta Italia per conoscere da vicino tutte le associazioni aderenti. Negli scorsi giorni Cattai è stato ad Ugento, presso l’Ufficio missionario diocesano, dove ha sede l’associazione Amahoro. E’ stata l’occasione per vedere da vicino come si muove una delle 200 associazioni salentine. A noi Cattai ha ribadito l’importanza della collaborazione tra il terzo settore e le istituzioni, che troppo spesso – ha detto – demandano al volontariato ed alle associazioni compiti che non riescono a svolgere loro in prima persona, per mancanza di fondi o per disattenzione. “Per questa ragione è necessario ripensare la considerazione che viene accreditata al volontariato, coinvolgendo associazioni e terzo settore già nella fase di progettazione degli interventi e non solo in quella finale, esecutiva, che è la più difficile”. Insomma, le associazioni chiedono di poter contare di più, anche perché in un periodo di crisi economica come quello attuale il loro ruolo diventa sempre più necessario. Come Focsiv intende rispondere ai propri compiti? Con “laboratori di fraternità”, ovvero istituendo – del resto già l’ha fatto – rapporti di reciprocità con le popolazioni presso le quali porta la propria opera, in un rapporto di scambio biunivoco nel quale entrambe le parti hanno da imparare. L’importanza della cooperazione e della reciprocità è stata ribadita anche da don Rocco Maglie, direttore dell’Ufficio missionario diocesano e direttore di Amahoro. “L’associazione – ci ha detto – è nata nel 2003 e da allora ha realizzato molti obiettivi in Paesi in difficoltà”. In Amahoro si incontrano laici e religiosi e trova soddisfazione il bisogno di collaborare, insieme, per una causa comune. Sulla parola “internazionale” ha puntato l’attenzione Antonio Zippo, presidente di Amahoro, il quale ha sottolineato che è proprio l’uscire oltre i propri confini a caratterizzare l’attività dell’associazione. “Lo facciamo in una dimensione di dono – ha detto – verso la quale sentiamo il dovere di sensibilizzare costantemente il territorio ed in particolare i giovani”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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