Casta diva

Quando Parini incontrò Mozart

Giuseppe Parini è il poeta che sferzò la casta quando questa era vista ancora come un dono divino. Ma all'inizio satireggiò da anonimo la vita della nobiltà afacente e troppotenente, vivendo tuttavia a servizio della società di corte e di quelle famiglie illuminate in una parte più e meno altrove. Dal 1754 al 1762 fu precettore presso i duchi Serbelloni, che leggevano Voltaire e Rousseau come duecento anni dopo si sarebbero letti Marx e Marcuse, badando bene di non farsene influenzare troppo. Un giorno la duchessa schiaffeggiò la figlia del compositore Sammartini e Parini la difese. Fu licenziato in tronco. Disoccupato, trovò impiego come poeta al Regio Ducale Teatro di Milano, dove ricadde nelle cortigianerie scrivendo il libretto di “Ascanio in Alba” per le nozze tra Ferdinando d'Austria e Maria Beatrice d'Este. Fu uno scialo di elogi all'erculea prole estense e agli Asburgo, in particolare all'imperial suocera, Maria Teresa, in palco rappresentata come Venere. Così dolce è l'imperio dell'amore, così placido il suo freno che i popoli non bramano più la libertà. La grande musica del piccolo Mozart riscatta l'operina dall'oblio, ma è così distante da noi che spesso i registi non sanno che pesci pigliare. Come qui.

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