La Puglia di Distretti si incaglia alla fase operativa

DAL SOLE 24 ORE SUD

Bari. 18 distretti produttivi in Puglia; 15 già operativi, tre di recente costituzione. 3.347 le aziende pugliesi aderenti

BARI – Una rete capillare di aziende, enti, sindacati associazioni di categoria, distribuite sull’intero territorio regionale e legate tra loro per comparti produttivi o per filiere. A quattro anni dalla loro istituzione (lr. n.23 del 3 agosto 2007) sono 3.347 le aziende pugliesi che si sono riconosciute in uno dei 18 distretti produttivi.

Di questi, 15 sono già operativi e tre, di recente costituzione, devono avviare l’iter che li porterà alla ratifica finale da parte della Giunta regionale. La spinta ad unire le forze è arrivata negli ultimi due anni dall’assessorato allo Sviluppo economico, nel tentativo di mettere le aziende nella condizione di disegnarsi su misura i propri piani di sviluppo, redatti seguendo precisi programmi per l’internazionalizzazione, la formazione, la ricerca e l’innovazione, la promozione. Passare alla fase operativa di realizzazione dei piani di sviluppo rappresenta per tutti la vera sfida, che spesso s’incaglia da una parte per la difficoltà di coordinare realtà aziendali molto piccole, dall’altra per l’incapacità delle istituzioni di dialogare con le imprese. Le aziende infatti nel corso delle numerose riunioni di coordinamento con la Regione Puglia hanno espresso pochi, ma chiari, desiderata: vorrebbero bandi specifici disegnati sui bisogni dei distretti produttivi o che prevedano almeno delle premialità per le imprese che vi aderiscono. Marco Ielli, ad della Serim srl e presidente del distretto lapideo, annuncia che in aprile, quando si terrà la prossima assemblea, proporrà lo scioglimento del distretto perché, dice, “i distretti sono solo propaganda politica e tutte le iniziative dobbiamo portale avanti da soli”. Si tratta di uno dei più attivi distretti pugliesi e del più grande distretto lapideo del Sud Italia, sia in termini di addetti, 7300 tra addetti all’estrazione e alla trasformazione, sia di fatturato, pari ad un miliardo. Delle 1420 aziende del settore, 208 aderiscono al distretto. Il 30 gennaio prossimo partirà il master per direttore di cava ma Ielli dà tutto il merito alle aziende perché, dice, “le Istituzioni ci hanno lasciato soli. Noi mettiamo i soldi, che loro semplifichino almeno la burocrazia”. Mario Totaro, ad di Mafrat spa, una della aziende leader in Italia nell’abbigliamento di qualità per bambini, presidente del distretto ‘Filiera moda’, invece, è più attendista: “Sono convinto che la Regione recepirà le nostre richieste dandoci risposte concrete in tempi rapidi”. Uno dei punti cardine del piano di sviluppo del distretto ‘filiera moda’, che riunisce 230 aziende, incluse quelle dei distretti calzaturieri di Casarano e Barletta, ruota proprio attorno alla possibilità di vedere riconoscere al fine della partecipazione ai bandi, come innovazione tecnologica, i campionari innovativi. Questo darebbe grande impulso alla ricerca e sviluppo di nuove linee, anche per uscire dalla tradizionale logica di contoterzisti. Stessa richiesta dalla presidente del distretto del legno, Antonietta Majellaro, della Maiellaro srl. Altro settore maturo, come quello della moda, il settore del legno e mobile imbottito, vuole riposizionarsi verso produzioni ecocompatibili, aggredendo il mercato del Nord Europa, sensibile ai prodotti ‘verdi’. Punta quindi sia a vedersi riconosciuta l’innovatività dei campionari sia a vedere riconosciute nei bandi le premialità per chi aderisce al distretto. Servono però, dice la Majellaro, “linee guida regionali chiare per orientare le aziende che vogliano aderire”. “Per competere bisogna essere uniti – dice Giovanni Rizzello, presidente del gruppo Qbr, tra le realtà più giovani e dinamiche nel settore della Ict nel Sud Italia e tra i primi ad aderire al distretto dell’informatica, che conta 94 aziende. “A fine dicembre siam riusciti a presentare il contratto di programma da 16 milioni ‘Puglia digitale 2.0” – dice Rizzello – mettendo in filiera dieci piccole e medie imprese che in 24 mesi dovranno concludere i programmi di investimento in ricerca e sviluppo. Coordinare il lavoro di tante imprese è la difficoltà maggiore ma è la chiave di successo per competere sui mercati internazionali, trattenere cervelli in Puglia ed esportare competenze. Il nostro prossimo obiettivo”.

Tutti i distretti di recente costituzione, non ancora operativi: Pesca e Acquicoltura Pugliese: 107 imprese Turismo Puglia: 229 imprese Puglia Creativa: 207

Già operativi, con piani di sviluppo approvati dalla Regione: Edilizia sostenibile pugliese”: 181 Delle Energie Rinnovabili e dell’Efficienza energetica ‘La Nuova Energia’: 263 Dell’Ambiente e del Riutilizzo: 141 Informatica: 94 Agroalimentare di Qualità Terre Federiciane: 683 Della Comunicazione, dell’Editoria, dell’Industria Grafica e Cartotecnica: 127 del Legno e Arredo: 84 Nautica da diporto: 108 Aerospaziale: 42 Logistica: 111 Lapideo: 208 Meccanica: 101 Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino: 187 Florovivaistico di Puglia: 227 Filiera moda: 247 Per quasi tutti i distretti pugliesi nel 2011 si registra un crollo delle esportazioni rispetto all’anno precedente. Cresce invece l’export per la calzetteria e abbigliamento della provincia di Lecce, che raddoppia il volume di esportazioni (12,7% nel 2010; 24% nel 2011). Cresce di poco l’export del comparto ‘pasta’ barese (15,2% nel 2010; 19% nel 2011). In assoluto invece il distretto che ha maggiore rilevanza rispetto all’economia della provincia di appartenenza è il distretto calzaturiero di Casarano (12,5%). La rilevanza è il valore dell’export del distretto rispetto all’export dei manufatti e beni agricoli.

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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