Vittoria Coppola. In finale la scrittrice della porta accanto

Taviano. Per la rubrica “Billy” del Tg1 si contende la fascia di “miglior romanzo del 2011” con grandi dell’editoria. Lei la vive “con una felicità immensa”

TAVIANO – Ha 27 anni, è di Taviano, e lavora come receptionist in un albergo di Gallipoli. Nello zaino, una laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Università del Salento; nella testa l’amore per la lettura; nel cuore, il tifo per la Juventus. E’ l’identikit di una ragazza come tante. Ed, in effetti, Vittoria Coppola lo è. Con una particolarità: il suo secondo romanzo, “Gli occhi di mia figlia”, per Lupo editore, è nella top 11 dei libri selezionati dalla rubrica del Tg1 “Billy, il vizio di leggere” come i migliori del 2011. Fino al 25 gennaio è possibile votarlo sul sito del Tg1. Ecco come vive lei, da 27enne come tante, quest’occasione. Sei nella top 11 dei libri scelti dalla rubrica Billy del Tg1 a rappresentare il 2011. Che cosa si prova? “Si prova incredulità e gioia immensa. Un sogno, come altro definire quest'opportunità? Tutto è stato improvviso, non cercato. Il mio romanzo circondato da libri di grandi scrittori affermati. Ho dentro una felicità che non immaginavo di poter provare”. I commenti sul tuo romanzo sono stati entusiasti. Che cosa ha colpito, secondo te? “Credo abbia colpito la semplicità e l'immediatezza delle parole. A volte si ha bisogno di confrontarsi con testi che ci accolgano completamente tra le loro braccia, senza pretendere a, se non la voglia di conoscere la storia raccontata tra le pagine”. Ci spieghi l’esigenza di scrivere? “L'esigenza di scrivere non può essere spiegata, mi appartiene, semplicemente. Credo che chi scrive senta fortemente dentro di sé il bisogno di condividere le sue emozioni con il lettore. A me accade questo. Quando non riesco più a farne a meno, mi metto davanti al computer e faccio venir fuori tutto, liberamente”. Qual è il rapporto con il tuo editore? “Non potrei fare a meno della serietà, professionalità e passione che il mio editore mette nel suo lavoro. Spesso, anche in questi giorni, mi faccio prendere dall'ansia, sentendomi non in grado di farcela, in questo concorso. Lui mi incoraggia sempre”. Come è nata l’idea della tua opera seconda ed in che cosa assomiglia (e in che cosa no) alla prima? “In questo romanzo, così come nel primo, ho messo me stessa e la mia verità di scrittrice. Spero di essere maturata nella qualità effettiva del testo. In ogni caso, lavorerò sempre per migliorarmi. La storia raccontata, non essendo autobiografica, è nata istintivamente”. Qual è il processo con il quale approcci alla scrittura? Cioè: l’ispirazione, la decisione di scrivere, la magia che si scatena… “Hai scelto le parole giuste: ‘La magia che si scaten’”. E' esattamente una magia, qualcosa che cresce nella mia testa e che, ad un certo punto, deve essere tradotta in parole. L'ispirazione viene dalla realtà che mi circonda, non necessariamente la mia realtà personale, ma anche quella di altri, che osservo con calma, a volte anche involontariamente”. Ci racconti un po’ del tuo romanzo (senza svelare troppo)? “Il mio romanzo parla del coraggio di vivere i sentimenti, tutti i sentimenti: l'amore tra uomo e donna, l'amicizia, i legame tra padre e figlia e, non in ultimo, la maternità. I protagonisti si imbattono nella vita, ognuno a modo suo e con le sue debolezze e forze. C'è chi matura in fretta e chi, invece, non lo fa mai. E' una storia di ‘non detti’”. Che rapporto hai con i personaggi tue creature? Come nascono? E dopo che sono nati, che fine fanno? “Ogni personaggio è un po' un figlio. Lo faccio evolvere, pagina dopo pagina, fino a che non assume tutte le caratteristiche che sono nella mia mente. Capita a volte (e in questo romanzo è capitato) che un personaggio sia diventato ‘cattivo’ inevitabilmente, con lo scorrere delle parole”. Articolo correlato: ‘Gli occhi di mia figlia', nella top 11 di ‘Billy'. Votiamolo

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