Balli al buio

Oscurità e fiammiferi da Bruce Springsteen a Bruno Petrachi

Difficile immaginare due cantanti più diversi fra loro come Luigi Tenco e Bruce Springsteen. Eppure entrambi, tornando a casa, non hanno neanche voglia di parlare. Tenco si attribuisce ogni colpa e ripete un giuramento ormai famosissimo e beffardo (sapendo come andrà a finire): vedrai… vedrai… non son finito. Lei non deve spiegazioni. Si limita a guardarlo con una tenerezza che ferisce. Bruce arriva a casa la mattina, dorme fino al pomeriggio ed è stanco. Poi gli tocca anche “ballare al buio”. L'espressione, come metafora per l'amplesso, fu usata anche da un meno fortunato Peter Wolf che, dopo il successo della canzone di Springsteen, dovette cambiare il suo titolo in “Lights out”. A luci spente, balliamo nel buio al suono della radio dell'amore. Ma in Springsteen l'amore è finito, e forse anche un certo vigore sessuale. Un riferimento così delicatamente velato all'impotenza maschile lo trovo solo in una poesia di Eliot, “Burbank with a Baedeker, Bleinstein with a Cigar”. Diventi vecchio, dice Bruce, e c'è già in giro una barzelletta su di te. Ma poi rilancia e mette all'asta il fucile al miglior offerente: non puoi accendere un fuoco se non c'è la scintilla. Lo diceva anche Bruno Petrachi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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