Tac vecchie. Quattro ospedali attendono da anni

Lecce. Tre mesi fa il Tar dispose l’acquisto di strumentazioni di ultima generazione. Ma è ancora tutto fermo

LECCE – Gli ospedali di Lecce, Casarano, Gallipoli e Scorrano aspettano da anni che la Asl acquisti quattro nuovi tomografi, ma ad oggi, dopo un bando e un ricorso al Tar, vinto dalla General Electrics, è ancora tutto fermo. Le Tac attualmente in uso sono di prima generazione, definite ad una ‘slice’, mentre quelle che da bando dovrebbero essere acquistate di ‘slices’ ne hanno 64. Ci sono Tac, come quella dell’ospedale di Casarano, vecchie anche 21 anni. I medici le definiscono ‘macinini’: si rompono “ogni cinque minuti” e sono talmente vecchie che i pezzi di ricambio si trovano a fatica. Pezzi da museo in cui i pazienti devono rimanere ‘imprigionati’ anche un’ora per l’esecuzione dell’esame. Gli esami si eseguono lentamente e se l’apparecchio si rompe, come è successo quest’estate, quando le tac si sono rotte contemporaneamente tutte e quattro, la situazione diventa drammatica. Da quando il Tar di Lecce – Seconda Sezione, ha accolto lo scorso 26 ottobre il ricorso presentato contro la Asl dalla General electrics Medical Systems Italia Spa (rappresentata dagli avvocati Antonio Lirosi, Marco Martinelli e Valeria Pellegrino), tutto tace. La sentenza era immediatamente esecutiva, ma nei reparti a è cambiato. I medici non sono stati informati di imminenti nuove installazioni. Il bando per la fornitura di quattro “tomografi computerizzati multidetettori” (Tac) fu indetto dalla Asl nel luglio 2010. Nel bando al centro della controversia, la Asl (difesa in tribunale dall’avvocato Stefano Rossi) specificava la necessità che la strumentazione fosse aggiornata “all'ultima generazione disponibile all'atto della presentazione dell'offerta”, precisando che avrebbe preso in considerazione soltanto le offerte relative a strumentazioni dotate di tecnologia all'avanguardia. Ma poi, all’atto della scelta, ha preferito la proposta presentata da una ditta relativa a Tac di fascia media, con tecnologia a 16 slice, per importo complessivo (per quattro macchine) di un milione 850mila euro, scartando le proposte – ne erano state avanzate due da altrettante aziende – di Tac avanzatissime, a 64 slice che, a conti fatti – ovvero considerando le spese per la manutenzione che, per apparecchi più sofisticati, è meno frequente – avrebbero avuto un costo anche più basso. Una di queste ditte era la GE, che aveva presentato offerta per tecnologia all’ultimo grado di innovazione (64 slice). Alla decisione della Asl si sono opposti molti medici, tra cui i primari degli ospedali interessati dalla fornitura, che hanno scritto una lettera in cui sottolineavano l’inadeguatezza della scelta. Tuttavia, la Asl ha pubblicamente smentito questa ricostruzione, dichiarando che i medici si erano detti d’accordo nel ritenere la macchina da 16 slice idonea alle necessità. La parola fine è stata apposta dal Tar che ha stabilito che le Tac della ditta risultata vincitrice fossero meno meritevoli delle altre per le quali era stata presentata offerta, emanando una sentenza immediatamente esecutiva, finora inapplicata. // Lecce. ‘Con Tac vecchie, la metà degli esami’ Fernando Lupo è primario di Neuroradiologia al Fazzi dal 1995. Praticamente da quando fu acquistata la tac ad una slice. Le prima parola che pronuncia quando gli chiedo come si lavora con un macchinario così obsoleto è “impensabile”. E’ impensabile, dice, che nel 2012 si “sbatta sul letto il paziente con l’ictus, aspettando che muoia”. Per diagnosticare e porre rimedio ai danni provocati dall’ictus servono infatti software sofisticati e macchine veloci. La lentezza può essere fatale. Riescono ad eseguire 35 tac al giorno, con le nuove tac si potrebbe arrivare a 55. E quei 35 esami si riescono a fare perché la vecchia tac è stata modificata dal dottor Lupo, in modo tale che attraverso studi specifici riesca ad ottenere un grado di dettaglio ‘accettabile’. Eppure – dice il dottor Lupo – ogni secondo è prezioso per chi ha subito un danno al cervello. Ogni secondo è prezioso e può fare la differenza tra una paralisi irreversibile e un danno temporaneo. Quindi la differenza tra una tac ad una slice, come quella in dotazione al Fazzi e una a 64 slices, come quella che dovrebbe essere installata, è la stessa differenza che può passare tra un paziente strappato alla morte e uno che non ce l’ha fatta. E quando la tac si inceppa, come è successo quest’estate, quando è stata ferma per 10 giorni, l’ictus può non lasciare scampo. // Casarano. ‘Ogni giorno è rischio tilt’ “Noi lavoriamo h12, con la reperibilità per le altre 12 ore”. Giancarlo Morciano, primario di radiologia a Casarano dal 2005 parla col tono di chi riesce a far crescere i fiori sull’asfalto. “Arrivano qui da tutta la provincia, dice fiero. Per due motivi: perché c’è il 118 e perché c’è il reparto di neurologia. Arrivano anche dal nord Salento”. La maggior parte delle urgenze della provincia infatti, vengono gestite dalle tac di Casarano e Lecce. Ma la tac ad una slide che lavora dal 1989, è talmente vecchia che “non è più in produzione”. E, come le altre 3, nell’estate scorsa è andata in tilt. I dottori refertano anche 30 tac al giorno ma, tiene a sottolineare, una tac veloce di ultima generazione non serve se poi non c’è il personale medico. E’ quanto succede in altre realtà del brindisino e del tarantino, dove il servizio tac si blocca perché mancano i dottori. A quel punto, a che vale avere una tac moderna se non la si può usare? Lavorare, di fatto, 24 ore su 24 per Morciano diventa una questione di necessità e di vita o di morte. Una tac a 64 slides velocizzerebbe soprattutto i tempi di esecuzione dell’esame, mentre il tempo per la diagnosi, data la complessità degli elaborati, potrebbe aumentare. Ma i pazienti avrebbero la certezza della diagnosi e maggiori speranze di salvezza. // Gallipoli. ‘Tac al limite della legalità' Dove lavorava prima, al Policlinico di Bari, si eseguivano tac a 320 slides. “Provi ad immaginare – dice Angelo Coviello, primario di radiologia all’ospedale di Gallipoli – 320 slides contro una slide. La tac dell’ospedale di Gallipoli, acquistata intorno al 93-94 non è solo di prima generazione, ma è tra le prime ad essere state prodotte”. Un cimelio? Il dottor Coviello non trova le parole adatte a descrivere il macchinario. Si affida a metafore: la chiama “macinino”, “macchina d’epoca”, “reperto”. Poi prova a descrivere che cosa significhi per il medico lavorare con un siffato macchinario e per il paziente che cosa comporti subirlo. “Le persone devono rimanere imprigionate nel tubo anche un’ora. Con quella a 64 slides l’esame durerebbe 5 minuti. Quella attuale ad un certo punto si surriscalda e dobbiamo fermarci per farla raffreddare. Intanto il paziente deve sempre rimanere nel tubo”. E’ atroce. “Si, al di là delle prestazioni scadenti che si ottengono, io credo che sia anche al limite della legalità. Non vanno bene neanche per il terzo mondo. Non capisco perché non si accelerino i tempi per l’acquisto di quelle nuove. Le hanno annunciate da tempo. Ora è tutto fermo”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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