Più occupati. Donne incluse

Lecce. Lavoro, ambiente, giustizia sociale. Tre desideri nella lettera di Serenella Molendini a Babbo Natale

Di Serenella Molendini* LECCE – Caro Babbo Natale, quest’anno la preoccupazione per la situazione drammatica in cui si trova il nostro Paese mi fa essere molto triste e con poca voglia di festeggiare. Il nostro Paese è in piena depressione con un Pil in calo dello 0,5%. Ma magari fosse solo quello il dato negativo! Infatti, ci hanno detto che anche la disoccupazione crescerà, che molte aziende sono in crisi e che le famiglie soffriranno ancora di più. E i giovani e le donne? L’Italia si trova oggi nella paradossale condizione di dover fronteggiare, da un lato, una crisi economica di dimensione “planetaria” e, dall’altro, di fare a meno della metà della popolazione attiva, quella con maggior livello di capitale umano, quella su cui occorrerebbe investire, quella potenzialmente più innovativa, più adatta alla nuova società della conoscenza. Le donne al lavoro, invece, spesso sono considerate una “minoranza ingombrante” che porta guai perché hanno il privatissimo vizio di fare figli, sono insofferenti alla rigidità degli orari, hanno molta fiducia nel merito, chiedono nuove regole e una diversa organizzazione, perché non separano, come fanno gli uomini, ermeticamente lavoro e vita. Caro Babbo Natale, vedi, un grande regalo potrebbe essere proprio quello di far comprendere ai politici nazionali che l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro può, invece, portare due enormi vantaggi sotto il profilo economico: aumento del reddito delle famiglie, perché se anche la donna guadagna, le famiglie hanno maggiore capacità di risparmio e di investimento, più sicurezza significa anche maggiore disponibilità ad assumere rischi, a scommettere sul futuro, ad accettare flessibilità e cambiamenti, e, dunque, l’occupazione femminile favorisce così il dinamismo dell’economia e della società; creazione di altro lavoro in quanto le famiglie a doppio reddito consumano molti più servizi delle famiglie monoreddito. Il che significa nuovi posti di lavoro e una nuova ricchezza diffusa. E significa pure meno culle vuote e meno bambini poveri. Si tratta di fenomeni apparentemente indipendenti, ma in realtà non è affatto così. Perché al contrario di quanto siamo abituati a pensare, una donna che lavora non per questo fa meno figli. Pertanto è necessario progettare interventi che contrastino la disoccupazione o l’esclusione sfiduciata, volontaria dal mercato del lavoro per darsi come obiettivo strategico un futuro con la piena occupazione. La Puglia è sulla buona strada, perché sta investendo tanto nel lavoro, nell’innovazione e nei servizi, ma da sola non ce la può fare, se a livello nazionale, i fondi per le politiche sociali, per gli asili nido, per l’assistenza ai non autosufficienti non ci sono. E dunque le donne rischiano più degli altri nella grande crisi, quando la priorità diventa la tutela del posto di lavoro del maschio adulto capofamiglia, quale che ne sia il costo. E allora cosa chiederti Babbo Natale? Sicuramente più lavoro, ma che sia buon lavoro, sostenibile, sicuro e non nero, con un’organizzazione più attenta ai bisogni della famiglia. Una nuova cultura per l’ambiente: le risorse non sono infinite, il vecchio modello di sviluppo non è più sostenibile, come dice Spencer Wells dobbiamo imparare ad usare due nuove parole chiave: la frugalità e la parsimonia per garantire uno sviluppo di società più inclusiva di quella attuale. E le donne su questo sono bravissime. Una maggiore giustizia sociale: è quello che chiedono tanti giovani uomini e donne in tutto le piazze del mondo. Serve ridistribuire in modo equo lavoro, ricchezza, potere e sapere contro quella che il sociologo De Masi chiama “la tirannia del denaro”. Insomma Babbo Natale, forse se tu fossi Mamma Natale a queste cose ci avresti già pensato da solo ed io non sarei qui a chiederti di intervenire. Un Buon Natale a tutte/i e un 2012 di serenità e, perché no, un po’ di felicità per tutte le Donne! *consigliera di Parità della Regione Puglia

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