La chiesa non assolve la sanità di Vendola

Le aspre prese di posizione di del vescovo Caliandro contro la chiusura dell’ospedale di Nardò sono la battaglia contro la sinistra che prende forza

di Giacomo Grippa I tagli alla spesa pubblica hanno provocato in Puglia la riduzione dei posti letto e una diversa distribuzione, mediante accorpamento, dei reparti ospedalieri. Una misura che si trova a fare i conti con la passata disseminazione elettoralistica degli ospedali, peraltro ancora non eccellenti rispetto ad una utenza, parte della quale costretta ai cosiddetti “viaggi della speranza”, in strutture fuori-regione. Non meraviglia che ne nascano battaglie e contestazioni da parte delle comunità che rivendicano la conservazione di quelle esistenti. Una delle ultime, inscenata a Nardò, è stata capeggiata anche dal vescovo, Domenico Caliandro. In un'intervista rilasciata ad un quotidiano locale il prelato ha condannato fermamente quei politici che hanno tradito la fiducia dei cittadini. Ha anticipato la presenza alle iniziative in programma nel capoluogo contro la sanità pugliese che “non deve pensare di aver a che fare con delle pecore da portare al macello”. La posizione da trincea del religioso non mi sembra fare i conti con l’intera problematica e la fase di recessione in cui stiamo sprofondando e mi fa pensare ad una Chiesa che punta a silurare non Vendola come autorità regionale, ma quale rappresentante di una nuova formazione politica che con successo rinforzi la sinistra. La Chiesa invece, si sente meglio “garantita” ad investire sempre per l'affermazione determinante di un centro di credenti, senza SEL e senza Mal. Eppure si tratta di un politico che ha assicurato molte provvidenze e concessioni al potere confessionale, da ultimo anche col cofinanziamento per il nascente “San Raffaele” a Taranto.

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