Medicina di coppia, nasce il gruppo d’interesse

Lecce. Obiettivo: favorire le sinergie di più figure professionali non solo per gli aspetti clinici terapeutici, ma anche scientifici, formativi e preventivi

LECCE – Un nuovo gruppo d’interesse sulla Medicina di coppia. La data del battesimo ufficiale è quella del 26 novembre, quando l’assemblea dei soci della Società italiana della Riproduzione (SidR) ne ha ratificato la nascita, in occasione del XVII Week end clinico che si è tenuto nel capoluogo salentino. Sempre più frequentemente, infatti, la salute della donna è legata a problematiche maschili molto spesso trascurate dal “ginocentrismo intellettuale” tipico del “Medicina di Eva”. Ciò non solo in tema di sterilità ed infertilità di coppia, ma soprattutto in altre situazioni, che rendono indispensabile le moderne competenze andrologiche e sessuologiche al fianco della ormai radicata cultura ginecologica. Fertilità, infertilità,contraccezione, PMA, sessualità e disturbi correlati, malattie sessualmente trasmesse, flogosi di coppia, infezioni virali individuano un’area d’interesse non solo maschile o femminile, ma di entrambe i partner in modo inscindibile: la medicina di coppia. In quest’area convergono gli interessi non solo dei ginecologi e degli andrologi, ma anche psicologi, sociologi, endocrinologi, sessuologi e fertologi. Il gruppo d’interesse nella medicina di coppia favorisce le sinergie delle varie figure professionali non solo per gli aspetti clinici terapeutici nella “Medicina di genere”, ma anche scientifici, divulgativi, formativi e preventivi. L’Andrologia è la branca specialistica della moderna medicina che si occupa della salute sessuale e riproduttiva dell’uomo non solo dal punto di vista clinico, ma anche da quello sociale ed antropologico. Lo stesso deve dirsi dell’attuale Ginecologia, disciplina storicamente più radicata che oggi deve essere vissuta molto più di ieri con un obiettivo d’intervento nel sociale, al pari di quello fisiopatologico. Per iniziare prendiamo l’esempio dal climaterio femminile in cui, a causa della diminuzione di estrogeni, avvengono mutamenti endocrini che spesso possono causare diminuzione del desiderio, ma a volte evocano addirittura un aumento della libido. Le tensioni che si sprigionano in questa fase portano a stati di irritabilità, depressione, tristezza, malinconia, nascondendo spesso il bisogno fisiologico e naturale di un rapporto psicoaffettivo e sessuale più intenso, frequente, appagante, di cui la donna stessa risulta sovente essere inconsapevole. Anche nell’uomo over 50, il testosterone si riduce dell’ 1% ogni anno. Il risultato di queste modificazioni è quindi una ridotta quantità nell'organismo di testosterone biodisponibile, che rappresenta proprio la forma attiva dell'ormone. La diminuzione dei livelli di testosterone si ripercuote in primo luogo sulla funzionalità del tessuto erettile. Ne conseguono sintomi emblematici che a livello sessuale sono caratterizzati dal calo della potenza sessuale e la vita di coppia quindi in questa fase della vita ne risente non poco. Se poi prendiamo in considerazione lo spinoso argomento della poliabortività, bisognerebbe indirizzare il nostro interesse anche alle condizioni di salute e alle abitudini sessuali, alimentari ed igieniche del partner maschile. Infatti, con quello che viene definito “Buon Senso Andrologico”, si possono evitare tutte le cause estrinseche che determinano la frammentazione del DNA all’interno dello spermatozoo. Il gamete maschile, infatti, ha un’anima biologica che rappresenta il motivo della sua stessa esistenza. Si tratta appunto del suo DNA, la parte più nascosta della cellula nemaspermica e soprattutto la più sensibile all’attacco dei ROS. L’azione ossidante dei Radicali, infatti, pur lasciando integro l’aspetto morfologico della cellula riproduttiva, può attaccare direttamente le eliche del DNA rendendola instabile e generando, al suo interno, rotture e mutazioni. Questo processo, ovviamente, influenza negativamente l’esito di una fecondazione, sia essa naturale o artificiale. L’introduzione nei laboratori andrologici di metodiche per la valutazione dell’integrità genomica, infatti, ha permesso di individuare la causa celata di alcuni casi di infertilità inspiegata in soggetti con parametri seminali apparentemente nella norma. Inoltre, la scoperta di alterazioni genomiche potrebbe mettere in discussione le modalità di scelta degli spermatozoi da utilizzare per tecniche di fecondazione in vitro, che oggi si basano principalmente su criteri morfologici. Lo spermatozoo è uno dei due protagonisti coinvolti nella formazione di una nuova vita, ma lo stress ossidativo del liquido seminale non danneggia solo il maschio. Lo stress emotivo derivante da un mancato concepimento investirà inevitabilmente entrambi i partner amplificando le condizioni di stress biologico. Curare la patologia andrologica in una coppia infertile, quindi, significa curare contemporaneamente la coppia, gettando le basi per la nascita di una nuova e desiderata vita. Per non parlare poi delle cerviciti croniche recidivanti, delle vaginiti e persino della pelvidinia, spesso questa associata a eiaculazione precoce del partner o a malformazioni peniene. In questi casi la competenza andrologica aiuterebbe non poco il ginecologo a risolvere la problematica del così detto “dolore intimo della donna”. E poi, le flogosi croniche femminili oggi più che mai non devono essere trattate senza che si conosca esattamente e contemporaneamente la situazione andrologica e sessuologica di coppia. Le prostatiti e le prostatosi aumentano notevolmente la quantità di leucociti attivati nel liquido seminali che, riversandosi in vagina, inducono in loco una catena di reazioni che portano alla sindrome mastocitaria e alla conseguente vulvodia. I leucociti attivati, inoltre, generando ROS nel liquido seminali, attaccano l’integrità del DNA nemaspermico e, come già ho detto in precedenza, ciò influenza inesorabilmente l’esito di una fecondazione, sia essa naturale o artificiale. Ecco perché curando una flogosi prostatica misconosciuta, spesso provocata da cattive abitudini sessuali o igieniche dell’uomo, si può risolvere anche un problema sessuologico di coppia o, addirittura, di una poliabortività inspiegata. Nel caso particolare dell'infezione da HPV (papilloma virus), sappiamo il 30% dei partner maschili ne è portatore con un genotipo diverso per differenza genere e può perpetuarne l'infezione nella coppia. Perché quindi negare questa evidenza ed ignorare anche in questo caso la contemporanea diagnosi, tipizzazione e terapia nell’uomo? Eppure la frequenza del tumore del pene sta aumentando. Un’ulteriore osservazione va fatta circa la prevenzione di tale infezione anche nell’uomo. E’ stata già ampiamente dimostrata la connessione tra HPV e molte patologie genitali nella donna, ma altrettanto elevata è la prevalenza di infezioni da Papillomavirus nel maschio, associate a lesioni quali verruche e condilomi. Infatti, molti Stati, come per esempio il Messico, l’Australia e l’Austria, si sono adoperati nell’introdurre un programma di vaccinazione per entrambi i sessi, essendo l’uomo un serbatoio dell’infezione. Alla luce di tutto ciò, la speranza e la necessità di ricercatori e medici mira a migliorare sempre più le conoscenze, la diagnosi ed il trattamento di infezioni da Papillomavirus sia nella donna che nell’uomo. Infatti è certo è che le conoscenze sulla diffusione dell’infezione tra uomini in generale sono meno precise di quelle disponibili per le donne, spesso inficiate da pregiudizi e stereotipi culturali che allontano gli andrologi dagli studi ginecologici, quando invece essi dovrebbero essere i naturali partner anche in questo delicato campo. Infine anche la contraccezione deve essere vista “al maschile” nell’ambito di un gruppo di lavoro che si interessa della coppia, rivalutando alcune tecniche chirurgiche come la VASECTOMIA per affidare finalmente anche all’uomo la responsabilità del controllo delle nascite. Insomma, il gruppo d’interesse S.I.d.R. sulla medicina di coppia con competenze fisiopatologiche, andrologiche, urologiche, ginecologiche, sessuologiche e laboratoristiche oggi rappresenta uno strumento ideale del ginecologo del terzo millennio che deve ormai uscire dalla sua “Turris Eburnea” , non solo per quanto riguarda le patologie della sfera sessuale e riproduttiva, ma anche nel più delicato campo della prevenzione e della salute della coppia in generale. Al neonato gruppo d’interesse partecipano quei colleghi che, oltre ad avere le suddette competenze scientifiche, hanno anche capacità mediatiche e di marketing, per poter meglio divulgare le conoscenze acquisite in questo delicato settore. Fanno quindi parte del gruppo d’interesse di medicina di coppia i seguenti colleghi che hanno queste prerogative: Salvatore Caruso, ginecologo e sessuologo (Catania); Claudio Manna, fisiopatologo della Riproduzione e giornalista (Roma); Sebastiana Pappalardo, embriologa e genetista (Roma); Aldo Franco De Rose, urologo, andrologo e giornalista (Genova); Guido Rita, esperto in comunicazione e marketing (Roma) Lamberto Coppola, andrologo, ginecologo e sessuologo (Nardò). Il coordinamento per il biennio 2011 – 2013 è stato affidato proprio a Coppola, consigliere della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R).

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