Biomasse a Cavallino. Il no della Regione

Bari. Approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato da Pellegrino e Maniglio

BARI – Un’unica voce per dire di no alla centrale a biomasse da 37 megawatt nel Comune di Cavallino. Il Consiglio regionale ha approvato nella seduta di ieri l’ordine del giorno proposto dal consigliere Donato Pellegrino e dal vicepresidente del Consiglio Antonio Maniglio con il quale si chiede di “attivare tutte le iniziative volte a bloccare l’insediamento”. Un “no” secco ribadito anche dalle ferme posizioni del presidente Nichi Vendola e dell’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro. “Ora la vicepresidente Loredana Capone vada in Commissione a comunicare le netta contrarietà della Regione all’impianto”, hanno chiesto i consiglieri Palese, Barba, Caroppo, Congedo, Marti e Vadrucci. La Capone nei giorni scorsi è stata infatti accusata di non prendere una posizione chiara sulla questione scaricando ogni responsabilità sulla Provincia, che ha sempre rimandato al mittente ogni accusa. 29 novembre 2011 Biomasse a Cavallino. Stabile: ‘La Capone dica no’ BARI – “Loredana Capone getti la maschera e ci dimostri chiaramente il suo ‘no’ alle biomasse a Cavallino, sostenendo in Consiglio regionale e presso la sua maggioranza di centrosinistra l'ordine del giorno sarà illustrato nel corso della seduta dal consigliere dei socialisti Donato Pellegrino”. Sono parole di Renato Stabile, presidente della Commissione Lavori Pubblici della Provincia di Lecce. Pronunciate ieri, alla vigilia del Consiglio regionale, durante il quale si discuterà l’ordine del giorno del consigliere Donato Pellegrino e dal vicepresidente del Consiglio Antonio Maniglio e che propone all’assise di precisare un indirizzo netto di contrarietà alla costruzione e all'attivazione della centrale a biomasse sul territorio di Cavallino. In questa fase la Regione Puglia può fermare l´arrivo delle biomasse nel Comune salentino, con un proprio provvedimento netto. Già nei giorni scorsi si sono susseguiti una serie di botta a risposta tra Stabile e la vicepresidente Capone sulle effettive responsabilità e competenze in merito alla realizzazione dell’impianto e alle procedure per il rilascio delle autorizzazioni. “La Provincia di Lecce – ha detto Stabile – in questi mesi, ha preparato il terreno per un ‘no alla centrale’, esprimendosi per la parte politica e anche per quella tecnica, con numerosi pronunciamenti contrari alla realizzazione dell´impianto da parte della Commissione Provinciale Ambiente e da parte stessa del dirigente, che ha negato la Via inizialmente concessa – è bene dirlo – durante l´Amministrazione Pellegrino”. “Il Consiglio regionale – ha aggiunto – faccia come quello provinciale, che ha già espresso la contrarietà del massimo organo dell´Ente, il 22 ottobre 2010, in un apposito punto all´ordine del giorno da me proposto”. Il parere contrario dell’Ufficio Ambiente provinciale è stato rilasciato nel settembre 2010 e ribadito nel novembre successivo. “Tutto questo – ha commentato Stabile – mi sembra esprimere una volontà inequivocabile: c´è una contrarietà, quella della Provincia, molto netta: no all´insediamento di un impianto a biomasse da 37 MW a filiera lunga, che non utilizzerebbe combustibili rinvenienti dal nostro territorio. Un no rafforzato dal luogo in cui l´impianto vorrebbe sorgere, in un territorio già gravemente compromesso a livello ambientale”. Di seguito l'ordine del giorno: ORDINE DEL GIORNO sulla centrale a biomasse di CAVALLINO Il Consiglio Regionale della Puglia premesso che – nel comune di Cavallino, ma in una zona a ridosso dei centri abitati di San Donato e Lizzanello, è prevista la realizzazione di un mega impianto di produzione di energia elettrica da biomasse della potenza di 37 MWe; – tale scelte è incompatibile con le dichiarazioni programmatiche rese dal presidente Vendola nel 2010, all’inizio della nuova legislatura, quando affermò che uno degli obiettivi del governo regionale sarebbe stato quello di “…contrastare quel gigantismo energetico che presenta profili di incompatibilità ambientale e nel caso del selvaggio sfruttamento di materie prime di paesi sottosviluppati presenta profili di incompatibilità etica”; – l’impianto è stato localizzato in un’area che già accoglie gli impianti di discarica e trattamento rifiuti a servizio di 27 Comuni, incluso Lecce (ATO LE/1), nonché l’impianto di produzione di CDR a servizio dell’intera Provincia di Lecce e che pertanto trattasi di territorio fortemente stressato dal punto di vista ambientale, tenuto conto che questi impianti da anni sono fonte di persistenti esalazioni ostili (puzze insopportabili) e determinano nel comprensorio un intenso traffico veicolare di mezzi pesanti, cause di inevitabile deterioramento della qualità dell’aria; considerato che – la ASL di Lecce, chiamata ad esprimere una valutazione sul progetto in questione, ha affermato che “…i dati epidemiologici disponibili (Atlante cause di morte anni 2000-2005 OER, dati ISTAT Provincia di Lecce) evidenziano che nella Provincia di Lecce, con particolare riferimento ai Comuni a sud del capoluogo, sussiste una mortalità per tumori maligni più elevata rispetto alle altre province pugliesi, con specifica prevalenza di tumori polmonari” e che ”la messa in esercizio dell’impianto in oggetto eserciterà una pressione negativa sulla qualità dell’ambiente circostante in relazione alle immissioni in atmosfera che, ancorchè conformi ai limiti di legge, non risultano bilanciate da altri interventi ambientali di tipo sussidiario; inoltre si evidenzia l’effetto sommatorio generato dall’incremento del traffico veicolare dedicato alla gestione dell’impianto”; – la chiarezza di tale parere della ASL avrebbe dovuto bloccare ogni ulteriore passaggio del procedimento autorizzativo della centrale, mentre –al contrario- si è assistito ad una inutile, inconcludente ed incomprensibile disputa fra Regione e Provincia in merito alle competenze sul procedimento medesimo che ha causato lungaggini ed ha impedito la chiusura dell’iter procedimentale portando alla recente sentenza del Tar Lecce di nomina di un commissario ad acta; rilevato che – in questa occasione la Regione si è mossa con ritardo, evidenziando inerzie e scollamenti fra i servizi interessati, manifestando un incomprensibile e persistente silenzio che è alla basa della mancata costituzione in giudizio dell’Avvocatura regionale in occasione dei ricorsi che la Società proponente ha presentato contro i ritardi della Regione nella chiusura del procedimento, prende atto che nel territorio interessato c’è una larghissima e unitaria opposizione al mega impianto di biomasse e che tale posizione è sostenuta dai sindaci di Lecce, San Donato di Lecce, San Cesario di Lecce, Lizzanello, Lequile, Caprarica e dalla Provincia di Lecce; E IMPEGNA IL PRESIDENTE VENDOLA E L’ASSESSORE NICASTRO 1. AD ATTIVARE TUTTE LE INIZIATIVE VOLTE A BLOCCARE L’INSEDIAMENTO DELLA CENTRALE A BIOMASSE DELIBERATA DAL COMUNE DI CAVALLINO; 2. A VERIFICARE LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE UN PARERE NEGATIVO SUL PROGETTO PRESENTATO E FAR VENIRE MENO IN TAL MODO LA FUNZIONE DEL COMMISSARIO AD ACTA, 3. A RAPPORTARSI CON IL COMITATO INTERCOMUNALE E CON I SINDACI INTERESSATI AL FINE DI RISTABILIRE UN RAPPORTO CORRETTO E DI FIDUCIA TRA UN’IMPORTANTE AREA TERRITORIALE DELLA PUGLIA E L’ENTE REGIONE. Antonio Maniglio – Donato Pellegrino 25 novembre 2011 Biomasse. Lo scaricabarile delle responsabilità CAVALLINO – Il gioco dello scarica barile tra Enti ha preso ufficialmente il via. Con la Regione Puglia che attribuisce ogni responsabilità alla Provincia e la Provincia che fa altrettanto con la Regione. Di mezzo c’è un impianto a biomasse da 37 Mw che sta sorgendo a Cavallino, contro la volontà dei cittadini. “Sulla vicenda delle biomasse a Cavallino si continua a nascondere paternità delle scelte e a confondere le acque, tentando di scaricare responsabilità proprie sugli altri”, ha dichiarato nelle scorse ore Renato Stabile, presidente della Commissione Lavori Pubblici della Provincia di Lecce, rispondendo alle dichiarazioni di ieri della vicepresidente della Regione Puglia Loredana Capone. “È solo la Regione Puglia – ha detto Stabile – che può fermare l’arrivo delle biomasse a Cavallino, con un proprio provvedimento netto, senza il bisogno di nominare presunti commissari, e il Comune di Cavallino, per la sua parte, ritirando la delibera di indirizzo che dava il via libera all’impianto. La Provincia di Lecce, in tutti questi mesi, ha solo svolto le sue competenze con coscienza, responsabilità, dicendo ‘no’” per la parte politica e anche per quella tecnica, con numerosi pronunciamenti contrari alla realizzazione dell’impianto da parte della Commissione Provinciale Ambiente e da parte stessa del dirigente, che ha negato la Via inizialmente concessa, è bene dirlo, durante l’Amministrazione Pellegrino. Per poteri specifici ora può intervenire soprattutto la Regione Puglia, che sin qui si è lavata le mani in questo atteggiamento pilatesco di scaricabarile sulla Provincia. Ma è bene precisare: non esiste alcun immaginario parere positivo a valutazioni di impatto ambientale espresso dalla Provincia, come vorrebbe far intendere Loredana Capone”. 24 novembre 2011 Biomasse a Cavallino. Capone: ‘Proteste legittime’ CAVALLINO – “La Regione Puglia non ha mai concesso pareri favorevoli per grandi impianti a biomasse. Chi sta protestando, legittimamente e giustamente, si sta scagliando contro il destinatario sbagliato”. A dirlo è la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone, a proposito dell’impianto a biomasse di Cavallino che ha generato la protesta di numerosi cittadini ed associazioni. “In più occasioni – spiega la vicepresidente – ho dichiarato la contrarietà della Regione Puglia alla realizzazione di grandi impianti a biomasse. E non si è trattato di semplici dichiarazioni, la Regione ha già bocciato l'impianto a biomasse di Casarano di 25 MW. A Cavallino è stato proposto un impianto nella zona industriale: le norme statali sono favorevoli alla costruzione in quelle zone e il procedimento in carico ai funzionari regionali in caso di rigetto illegittimo può comportare risarcimento milionario a carico degli stessi funzionari e della Regione”. Il problema, secondo la Capone, sarebbe stato generato dalla Provincia di Lecce che nel luglio del 2009 avrebbe rilasciato la Via (Valutazione di impatto ambientale) favorevole all’impianto. In conferenza dei servizi, il 6 giugno 2010, Arpa e Asl hanno dato invece parere negativo e quindi la Provincia si sarebbe pronunciata a sua volta negativamente sull'Aia, che è l’Autorizzazione integrata ambientale, legata all’esercizio dell’impianto. “Allora noi abbiamo scritto alla provincia di Lecce chiedendo di rivalutare la Via alla luce dell'Aia – aggiunge la vicepresidente della Regione – e dei pareri negativi degli altri enti. Infatti non si può affermare che un impianto si può realizzare sotto il profilo ambientale (con la Via) ma allo stesso tempo non può entrare in esercizio (per l’Aia)”. La Provincia di Lecce non si sarebbe dimostrata disponibile a rivedere la Via rilasciata, “neanche quando – aggiunge Capone – con un’altra lettera, abbiamo sollecitato una nuova valutazione a seguito di ulteriori documenti depositati dall’azienda che intende costruire l’impianto. Con una Via favorevole è difficile rigettare l’autorizzazione di un impianto. Allora abbiamo scritto all’assessorato regionale alla Qualità dell’Ambiente chiedendo se fosse possibile superare questa grave contraddizione della Provincia. Nel frattempo il Tar ha nominato un commissario ad acta che sarebbe dovuto intervenire sulla questione. Prima ancora che il commissario si insediasse noi avevamo chiesto all’assessorato alla Qualità dell’Ambiente una data per rivedere l'Aia. La conferenza dei servizi è stata fissata la prossima settimana”. “Ovviamente – ha continuato – non lasceremo che decida un commissario (che peraltro nel frattempo ha anche rinunciato all’incarico). Rimane, purtroppo, la Via favorevole della Provincia di Lecce e i tecnici sanno quanto questo parere sia fondamentale”. 22 novembre 2011 Biomasse. La parola al commissario CAVALLINO – L’iter per la realizzazione di un mega impianto di produzione di energia elettrica da biomasse della potenza di 37 MWe procede nonostante il “no” corale del territorio. Approvato dall’unanimità del Consiglio comunale, il progetto ha da subito sollevato i pareri contrari dei Comuni limitrofi e dei cittadini, oltreché di Provincia di Lecce, Arpa ed Asl interpellate in sede di conferenza dei servizi. Perché non viene fermato? Perché la disputa tra Regione Puglia per Provincia di Lecce su chi avesse competenza per il procedimento, ha rallentato talmente tanto i tempi, impedendo la regolare chiusura dell’iter e spingendo di fatto la società titolare del progetto, la TG Energie rinnovabili a ricorrere al Tar. Che ha deciso che venga nominato un commissario ad acta per decidere se autorizzare o meno l’impianto. La scelta di realizzare l’impianto sarebbe incompatibile con le dichiarazioni programmatiche del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che, nel 2010, all’inizio della nuova legislatura, affermò che uno degli obiettivi del governo regionale sarebbe stato quello di “contrastare quel gigantismo energetico che presenta profili di incompatibilità ambientale e nel caso del selvaggio sfruttamento di materie prime di paesi sottosviluppati presenta profili di incompatibilità etica”. Ma questa non è l’unica motivazione plausibile per contrastare l’impianto. La struttura nascerebbe infatti in un’area che già accoglie gli impianti di discarica e trattamento rifiuti a servizio di 27 Comuni, incluso Lecce (Ato LE/1), nonché l’impianto di produzione di cdr a servizio dell’intera Provincia di Lecce e che è dunque un territorio fortemente stressato dal punto di vista ambientale, tenuto conto che questi impianti da anni sono fonte di persistenti cattivi odori e determinano un intenso traffico veicolare di mezzi pesanti, cause di inevitabile deterioramento della qualità dell’aria. Il progetto ha inoltre sollevato il no della Asl. Non tanto per una questione di “sforamento” dei limiti delle emissioni di sostanze nell’aria, quanto per una concentrazione di insediamenti di tal tipo in una zona già ad alta mortalità per tumore. Chiamata ad esprimere una valutazione sul progetto in questione, la Asl di Lecce infatti affermò che “i dati epidemiologici disponibili (Atlante cause di morte anni 2000-2005 OER, dati ISTAT Provincia di Lecce) evidenziano che nella Provincia di Lecce, con particolare riferimento ai Comuni a sud del capoluogo, sussiste una mortalità per tumori maligni più elevata rispetto alle altre province pugliesi, con specifica prevalenza di tumori polmonari” e che “la messa in esercizio dell’impianto in oggetto eserciterà una pressione negativa sulla qualità dell’ambiente circostante in relazione alle immissioni in atmosfera che, ancorché conformi ai limiti di legge, non risultano bilanciate da altri interventi ambientali di tipo sussidiario; inoltre si evidenzia l’effetto sommatorio generato dall’incremento del traffico veicolare dedicato alla gestione dell’impianto”. Nelle scorse ore i consiglieri regionali Antonio Maniglio e Donato Pellegrino hanno presentato un ordine del giorno su questo tema da discutere nella prossima seduta dell’assise regionale. Nel documento riconoscono le responsabilità della regione che si sarebbe mossa, scrivono, “con ritardo, evidenziando inerzie e scollamenti fra i servizi interessati, manifestando un incomprensibile e persistente silenzio che è alla basa della mancata costituzione in giudizio dell’Avvocatura regionale in occasione dei ricorsi che la Società proponente ha presentato contro i ritardi della Regione nella chiusura del procedimento”. I due consiglieri chiedono pertanto al Consiglio regionale di prendere atto che “nel territorio interessato c’è una larghissima e unitaria opposizione al mega impianto di biomasse e che tale posizione è sostenuta dai sindaci di Lecce, San Donato di Lecce, San Cesario di Lecce, Lizzanello, Lequile, Caprarica e dalla Provincia di Lecce”. Impegnano inoltre il presidente Vendola e l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro ad attivare tutte le iniziative volte a bloccare l’insediamento della centrale a biomasse deliberata dal Comune di Cavallino; a verificare la possibilità di esprimere un parere negativo sul progetto presentato e far venire meno in tal modo la funzione del commissario ad acta; a rapportarsi con il comitato intercomunale e con i sindaci interessati al fine di ristabilire un rapporto corretto e di fiducia tra un’importante area territoriale della Puglia e l’ente Regione. Articoli correlati: Biomasse a Cavallino. San Donato e San Cesario protestano No del consiglio provinciale alla Centrale a biomasse di CavallinoIl “No” della Provincia per l'impianto di Cavallino 19 novembre 2011 Biomasse. Decide il Tar CAVALLINO – Toccherà al Tar stabilire se la centrale a biomasse da 37 Mw debba sorgere o meno nel Comune di Cavallino, precisamente in contrada Guarini. Approvato dall’unanimità del Consiglio comunale, il progetto ha scatenato da subito le proteste dei cittadini che hanno dato vita ad un Comitato intercomunale che denuncia una “gravissima situazione”. Molta parte delle responsabilità starebbero nelle lungaggini burocratiche delle quali sarebbero colpevoli soprattutto gli uffici regionali, che avrebbero peccato “di ingiustificabile inerzia”. In particolar modo l’Ufficio Industria Energetica della Regione Puglia che, “chiamato ormai da oltre due anni a pronunciarsi sull’annosa vicenda della centrale termoelettrica ad olio combustibile, sembra aver preferito scaricare sulle altrui spalle il peso di una decisione tanto “scomoda” quanto scontata”. Scontata, dicono i componenti il Comitato, in quanto l’impianto aveva ottenuto i pareri negativi da parte di Asl, Provincia di Lecce e Arpa, che, interpellati dell’Ufficio regionale titolare del procedimento, non avevano esitato a sottolineare, i rischi che un tale impianto avrebbe potuto comportare per la salute umana. Al Tar dire l’ultima parola su questa vicenda, che intanto è approdata in aula. Il prolungarsi dei tempi prima del pronunciamento del diniego ufficiale della responsabile all'assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Puglia con cui si sarebbe dovuta mettere la parola fine alla storia della centrale già un anno fa, ha indotto TG Energie, società costruttrice dell'impianto, a ricorrere al Tribunale amministrativo per ottenere il via libera alla realizzazione.

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