Il raggio di luce attraverso le sbarre

LA STORIA DELLA DOMENICA. Lecce. 17 detenuti nel carcere di Lecce hanno partecipato al corso della Scuola edile per manutentori di pannelli solari

LECCE – Neppure le sbarre in ferro di una cella lo possono fermare, perché si infila attraverso una fessura e poi si irradia tutto intorno. E’ la magia di un raggio di sole, che splende per tutti, per chi sopra la testa ha il cielo, e anche per chi, se alza gli occhi in alto, vede solo il bianco del soffitto. L’effetto è lo stesso, nonostante tutto: un sorriso, la voglia di rimettersi in moto. O in gioco. Venerdì scorso la Scuola Edile a Lecce ha consegnato i diplomi di qualifica per “Impiantista e manutentore di pannelli solari” a 17 allievi. Nulla di eccezionale se non fosse che gli allievi, tra i 30 ed i 50 anni, sono detenuti presso il carcere di Lecce. In quel corso, che la Scuola ha tenuto proprio a Borgo San Nicola, ci hanno messo tutta l’anima e si sono sentiti vivi, perché utili, perché di nuovo all’opera. Perché l’opportunità della qualifica conseguita, potranno sfruttarla una volta fuori. Ed allora sarà davvero un nuovo inizio. Il corso (gli esami si sono tenuti il 28 e 29 luglio scorsi) è stato finanziato dalla Regione Puglia nell'ambito dell’Asse III – INCLUSIONE SOCIALE – del P.O. Puglia FSE 2007-2013 ed attuato dalla Scuola Edile della provincia di Lecce. Ha avuto la durata di 600 ore, suddiviso in 240 ore di teoria e 360 ore di simulazione lavorativa effettuata all’interno dello stesso Istituto di Pena. Obiettivi generali, la promozione e la realizzazione di percorsi formativi integrati, “finalizzati all’inserimento lavorativo di persone soggette a restrizione di pena”, che significa una speranza in più, proprio come quel raggio di sole che filtra, nonostante tutto, dalla grata. E siccome l’energia ritorna sempre in circolo, anche quella dei 17 allievi è stata incanalata a favore dello stesso istituto penitenziario. Il progetto formativo infatti si è integrato con il Programma nazionale di solarizzazione degli istituti penitenziari, promosso dai Ministeri dell'Ambiente e della Giustizia, che prevede il miglioramento della qualità energetico-ambientale negli istituti penitenziari attraverso l'installazione, nelle carceri, di 5.000 metri quadri di collettori solari destinati alla produzione d’acqua calda sanitaria attraverso calore a bassa temperatura. Come dire: catturare il sole e renderlo energia. “La qualifica di impiantista e manutentore di pannelli solari, per i detenuti che hanno seguito il corso – ci dice il presidente della Scuola Edile Massimiliano Dell’Anna – rappresenta un’opportunità di professionalizzazione e di avviamento ad attività imprenditoriale nel comparto del solare termico, capace di offrire la possibilità di avviare gli stessi ad attività lavorative di particolare attualità con conseguenti migliori possibilità di reinserimento sociale. I detenuti hanno partecipato molto attivamente al progetto – continua – sottolineando quanto il corso abbia rappresentato per loro un’occasione di apprendimento di nuove competenze, spendibili nel mondo del lavoro ottenendo così anche la possibilità di avere maggiori opportunità una volta terminato il periodo di detenzione”. “Il corso è stato un momento di crescita anche per noi – aggiunge Alessio Colella, vicepresidente – che non avevamo mai avuto a che fare con un’utenza così delicata. Ne siamo usciti molto arricchiti ed entusiasti”. E la consegna di diplomi di qualifica è stata l’occasione per chiedere a tutte le istituzioni presenti di ripetere l’esperienza, “magari stavolta coinvolgendo anche le donne”, dice Dell’Anna. Se è vero che non si finisce mai di imparare e se è vero che con l’istruzione si può cambiare il mondo, allora ci aspetta una rivoluzione. In fondo, a volte, basta un raggio di sole per scatenare l’energia. Positiva.

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