Sequestro Punta Grossa. Legambiente: ‘Ora si pensi a Punta Saponara’

 

Torre Lapillo. Sorge a 7 metri dalla battigia, in area marina protetta e in piena riserva naturale. Ma ufficialmente ha tutte le carte un regola

TORRE LAPILLO – Il sequestro del residence di Torre Lapillo eseguito ieri dalla Guardia di finanza di Gallipoli ha fatto esultare ambientalisti e cittadini che avessero a cuore il territorio. Tuttavia la battaglia contro il cemento selvaggio è tutt’altro che conclusa. Sorge a pochi chilometri da “Punta Grossa” un altro complesso turistico. Si chiama Punta Saponara ed è da Legambiente definita “la palafitta” in quanto sorge a 7 metri dalla battigia. Abusiva? Nient’affatto. Gode di tutti i permessi del caso, quindi nessuno la può fermare.

Punta Saponara

La struttura è stata autorizzata nel 2009 da una delibera del Consiglio comunale di Porto Cesareo in deroga al piano regolatore vigente – un piano vecchio di 40 anni concepito, tra l’altro, come il piano regolatore non di Porto Cesareo ma di Nardò, che 40 anni fa aveva la giurisdizione su Porto Cesareo, a quel tempo frazione del Comune neretino -; la concessione ha permesso di costruire (in deroga, appunto) 3,8 metri cubi per metro quadrato invece di un metro cubo per metro quadrato, autorizzando 2.770 metri cubi di cemento invece di 700 metri cubi. Perché? Perché il progetto è stato considerato di interesse pubblico (il turismo) e non privato, del singolo.

Punta Saponara 2

Sin da quando sono stati posati i primi mattoni per la costruzione dell’albergo, nel 2009, il comitato locale di Legambiente si è scagliato contro il progetto. Una segnalazione alla Guardia di finanza bloccò i lavori ma solo per pochi giorni; al controllo dei finanzieri la struttura non possedeva la concessione edilizia, ma non la possedeva solo in quanto non l’aveva ritirata, perché in effetti era stata licenziata. Un formale ritiro della concessione ed i lavori vennero ripresi. Fino al nuovo stop imposto, stavolta dalla Soprintendenza ai beni ambientali che, sempre nel 2009, non diede il “a osta” all’insediamento, motivando la decisione con la deturpazione del paesaggio. Il ricorso al Tar che ne seguì fu vinto però dalla proprietà del progetto in quanto, disse il Tar, l’area era già compromessa da altri insediamenti e quindi non sarebbe stata Punta Saponara a rovinarla. Una motivazione non esente da osservazioni, ma così fu.

Punta Saponara 3

Ad oggi non ci sono strumenti per fermare l’avanzamento del progetto. Nonostante il complesso sorga in un’area marina protetta e nella riserva naturale Palude del Conte e Duna Costiera. Ci sono due esposti però, uno datato 2010 ed uno 2011, firmati dal circolo di Legambiente Porto Cesareo. Che, al momento, giacciono in Procura. Non si sa se sia stata aperta un’inchiesta e quali sviluppi abbia avuto fino ad ora. Certo è, per ora, che Punta Saponara è stata inserita anche nell’ultimo rapporto Legambiente Mare Mostrum 2011 tra gli ecomostri pugliesi. Articolo correlato: Punta Grossa. Sequestrato il residence da 50 milioni

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