Mariti e morti II

Litigi infernali tra Orfeo ed Euridice

Per il poeta Giovanni Giudici, il mito diventa ridicolo quando smitizzato dall'adulta scienza che tutto riconduce ai poco poetici istinti adulti. Euridice rappresenterebbe così la compagna di banco che non invitammo a ballare alla festa di compleanno del cugino, la “giovanile occasione sprecata da coglione”. Quando Orfeo scende agli inferi a riprendersi la consorte perduta, non deve guardarsi indietro, cioè non deve pensare alle donne che non ha avuto, altrimenti non se ne vien fuori. Gli antichi non conoscevano Cole Porter, ma Orfeo potrebbe ripetere con Frank Sinatra: mi concentro su di te. Quando però anche l'oggetto di cotanto amore s'impegna a distrarti, allora il dramma di coppia diventa bega coniugale. Fra i coniugi musoni c'è sempre uno che guarda avanti e tira diritto mentre l'altro, anche se appena ripescato dall'antro buio dell'Ade, sbuffa: stavo meglio dove stavo, dove cavolo m'hai portato? La verità è che non ti piaccio più, lo splendor de' sguardi miei si è oscurato e tu adesso hai occhi solo per le ragazzine. Stavolta Orfeo potrebbe rispondere con De Gregori: io amo le sue rughe, ma lei non lo capisce. L'unica cosa certa è che la coppia ripiomba lentamente nell'inferno.

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