Scarti edili. Ovunque, ma non in discarica

IL REPORTAGE. Taurisano. Perché conferire, a pagamento, i rifiuti nelle strutture specializzate, quando abbandonarli nelle compagne è gratis?

TAURISANO – Dove finiscono gli scarti edili prodotti nel territorio comunale? Ai margini delle strade o in vere e proprie discariche abusive, ricavate nelle campagne o nelle cave, lontano dagli occhi indiscreti, dove nessuno vede, e dove è facile appiccare il fuoco di tanto in tanto per eliminare le tracce più grossolane. Ovvero: dappertutto eccetto che nelle strutture specializzate nel riciclo degli inerti. Nonostante nel basso Salento ce ne siano tre (in tutta la provincia sono una decina), di cui una proprio a Taurisano.

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(Cave sulla Taurisano-Acquarica. Sono delle vere e proprie discariche abusive, piene di rifiuti di ogni tipo, tra cui anche molti scarti edili. Puntualmente, poi, si verifica un incendio che nasconde il malfatto) La colpa è di chi getta materialmente i rifiuti dove non dovrebbe ma è anche di chi non controlla, ovvero l’Ufficio tecnico comunale cui la verifica spetta per legge (Regolamento regionale per la gestione dei materiali edili, del 12 giugno 2006). All’atto del rilascio delle autorizzazioni agli interventi edili, infatti, i Comuni fanno sottoscrivere alle ditte che eseguono i lavori un apposito documento in cui viene indicato il tipo di materiale inerte che verrà prodotto, la quantità, dove e quando verrà smaltito. Ed al momento della chiusura del cantiere, il titolare del progetto ha l’obbligo di presentare al Comune, firmato dal direttore dei lavori, il certificato di fine lavori a cui deve allegare la bolla che attesti l’avvenuto conferimento in discarica degli inerti prodotti. Questo non avviene quasi mai; lo denuncia da tempo il presidente dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Lecce, Daniele De Fabrizio, e ce lo hanno confermato diversi tecnici, tra ingegneri, architetti e geometri, che abbiamo contattato. Ce lo confermano, inoltre, i cumuli di rifiuti che si vedono quotidianamente nella periferia ma anche nel centro cittadino. Non avviene per una serie di motivazioni: perché le ditte di costruzioni preferiscono intascare i soldi dello smaltimento degli inerti e, invece di conferirli in strutture specializzate se ne liberano in maniera illegittima; perché i titolari dei progetti preferiscono stringere sulle spese e non prevedere affatto i costi per lo smaltimento; perché i direttori dei lavori lasciano correre. Perché il Comune, infine, che riceve il certificato di fine lavori, non verifica che sia accompagnato dalla bolla di conferimento e non verifica che corrisponda – per quantità, modi e tempi – alle previsioni di conferimento indicate nel progetto. Quindi se il Comune non controlla, perché portare i rifiuti nelle strutture apposite ed a pagamento e non abbandonarli invece, in campagna, visto che è gratis? Un lassismo che ha finito per autorizzare l’illecito.

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(Zona 167. Quella che doveva diventare una piazzetta è invece diventata un deposito di inerti) A Taurisano spetta la maglia nera quanto a conferimento degli inerti. Abbiamo infatti contattato le tre strutture per i riciclo del materiale di risulta presenti nel Basso Salento che ci hanno riferito come non ricevano mai rifiuti edili dal territorio taurisanese. La Rocco Quintino Costruzioni per esempio, con sede a Taurisano, ci ha detto di ricevere rifiuti soprattutto dai Comuni di Ugento, Morciano, Casarano e Presicce. Nella struttura Eurostrade di Dalmazio Fasano, con sede a Melissano, arrivano principalmente scarti edili di Racale, Taviano e Casarano; nella discarica di Riccardo Angelo Rocco, a Supersano, rifiuti provenienti da Supersano e Ruffano. E Taurisano? Non pervenuto, in nessuna delle tre aziende.

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(Ancora zona 167. Ed ancora rifiuti edili accumulati senza rispetto dell’ambiente e delle norme) Abbiamo chiesto conto di questa situazione all’assessore comunale all’Ambiente Francesco Damiano, il quale ci ha confermato la mancanza di controlli. “E’ un atteggiamento sbagliato e da condannare – ci ha detto -, una cattiva prassi degli Uffici che si è sviluppata a Taurisano come negli altri Comuni, ma che siamo intenzionati a combattere”. In che modo? “Da una settimana abbiamo istituito il Nucleo di controllo ambientale composto da un responsabile dell’Ufficio tecnico e da un vigile urbano. Il Nucleo passerà al setaccio il territorio comunale cercando soprattutto di prevenire gli illeciti. In un secondo tempo, passeremo alle repressione e alla sanzione”. Quanti certificati di fine lavori sono arrivati al Comune dall’inizio dell’anno? E quanti erano corredati da bolla di conferimento di inerti? “Sono numeri che non conosco perché sono di pertinenza degli Uffici ma mi informerò e vi farò sapere”.

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(Via per Casarano. Non è un cantiere in corso; è la discarica che sta prendendo piede alle spalle del cimitero. Stavolta è impossibile non accorgersene in quanto si trova in una strada di passaggio ) // La stima: 3mila tonnellate di inerti abbandonati nel Salento Tempo fa, l’ingegnere Dario Corsisi, dirigente del Servizio Rifiuti e scarichi della Provincia di Lecce, provò a fare una stima dei rifiuti inerti abbandonati sulle strade salentine: 3mila tonnellate. Solo lungo i 2.500 kilometri di arterie provinciali, ve ne sarebbero, secondo i suoi calcoli che risalgono al 2010, circa 700 tonnellate che la Provincia provvede ad eliminare spendendo quasi un milione di euro per ogni operazione di bonifica. // Quali sono i rifiuti inerti Sono classificati come rifiuti inerti o scarti di lavorazione edile, i seguenti materiali: cemento mattoni, mattonelle e ceramiche; legno, vetro e plastica, miscele bituminose, catrame di carbone e prodotti contenenti catrame; metalli; terra, rocce e fanghi di dragaggio; materiali di costruzione a base di gesso. // I costi Conferire materiali in una struttura per il riciclo degli inerti costa in media 0,80 euro a quintale. Qui il materiale viene prima pulito delle impurità (ferro, plastica, carta), poi viene selezionato ed infine macinato. Dalla macinazione si ricava un materiale riutilizzabile ed acquistabile al 50% del costo originario,ovvero 0,30 euro invece che 0,60 euro al quintale. Conferire gli inerti in una struttura che li ricicli e poi riacquistarli invece che acquistare materiali nuovi, dunque, conviene.

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