Consulte comunali. Nelle parole, non nei fatti

Lecce. Ad undici anni dall’approvazione dello Statuto comunale, non sono mai state attivate. Alla faccia dell’amministrazione partecipata

LECCE – L’amministrazione partecipata, a Lecce, resta sulla carta. Sono passati undici anni dall’istituzione delle Consulte, organi consultivi che avrebbero dovuto aiutare l’Amministrazione nell’affrontare tematiche di particolare interesse cittadino, eppure queste non sono mai state effettivamente attivate. La denuncia arriva dall’Adoc della Provincia di Lecce, segretario Alessandro Presicce, che sottolinea come il Comune si stia privando, privandone anche la città, di contributi fondamentali di competenze, di pensiero, di riflessione che in questo modo non riescono a trovare spazio per esprimersi. Era il 2000 quando veniva approvato lo Statuto comunale, che conteneva – e contiene tuttora – un corposo capo dedicato agli strumenti di partecipazione della società civile rispetto alle scelte dell’Amministrazione. Il documento prevede infatti numerosi istituti tesi a favorire e valorizzare le libere forme associative e la promozione di organismi di partecipazione e di consultazione della cittadinanza attiva. Tra questi, anche il Forum della città e le Consulte che, si legge all’art 48, costituiscono “organismi di partecipazione ove sono rappresentate libere associazioni, organizzazioni di volontariato, categorie professionali, organizzazioni sindacali, Enti, Istituzioni individuati dal Consiglio Comunale nelle specifiche delibere istitutive”. Le Consulte svolgono dunque una funzione consultiva e propositiva su specifici ambiti dell'attività dell'Amministrazione nei confronti della Giunta e del Consiglio, in particolare nella fase di predisposizione di provvedimenti che riguardano temi di competenza di questi organismi. “Le associazioni oggi a Lecce – denuncia l’Adoc – sono convocate estemporaneamente e sporadicamente dagli assessorati, nei momenti delle scelte, come fosse una concessione benevolente e di facciata”. “Non sappiamo di chi sia la responsabilità della mancata attivazione delle Consulte – dice Presicce – e se vi sia stata una precisa volontà nel non attivarle o semplicemente una sciatteria amministrativa che ha sempre differito il tema ad altra data”. Certo è che una tale situazione mette in serio rischio quella partecipazione cittadina alla vita amministrativa che dovrebbe essere la base di un’attività di governo democratica.

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