Banca del Mezzogiorno, (quasi) tutto pronto per lo start

DAL SOLE 24 ORE SUD. Dovrà sostenere progetti d’investimento al Sud e il credito alle piccole e medie imprese

Banca del Mezzogiorno vicina al varo, ma con qualche incertezza. Il consiglio di amministrazione presieduto da Massimo Sarni ha avviato l’iter per il cambio di denominazione da Mcc (Mediocredito centrale) a BdM (Banca del Mezzogiorno). Il cambio di denominazione è stato preceduto nell’agosto scorso dalla cessione del 100% di MedioCredito Centrale Spa a Poste Italiane, per un corrispettivo di 136 milioni. Il risultato di periodo relativo all’esercizio 2011 fino alla data di trasferimento delle azioni di Mcc resterà di competenza di Unicredit. L'Istituto voluto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti sarà una banca di secondo livello e nelle intenzioni del Ministero dovrà operare con la rete delle banche e delle istituzioni che aderiscono all'iniziativa, sostenere progetti d’investimento nel Mezzogiorno e promuovere in particolare il credito alle piccole e medie imprese. Dovrà fornire sostegno per favorire la nascita di nuove imprese, l'imprenditorialità giovanile e femminile, l’aumento dimensionale e l’internazionalizzazione, la ricerca e l’innovazione per creare maggiore occupazione. C’è anche l’ipotesi di emissione di titoli per finanziare progetti infrastrutturali, i “Sud bond” o, come sono stati ribattezzati negli ultimamente i “Trem bond”, una definizione che sta per Titoli di risparmio per l' economia meridionale (ma anche per Tremonti, dal momento che sono una sua creatura). Una norma contenuta nel decreto legge Sviluppo varato dal Governo nel maggio scorso prevede che per agevolare la sottoscrizione dei “Sud Bond” si riduca al 5 per cento l’imposta sostitutiva sugli interessi. Si tratta di titoli risparmiati dalla manovra finanziaria e dall’aliquota del 20% che invece graverà sugli altri a partire da gennaio 2012. L’imposta sostitutiva sugli interessi, così bassa, è particolarmente vantaggiosa: meno della metà rispetto ai titoli di Stato (per i quali è al 12,5%) e un quarto rispetto alle normali obbligazioni bancarie (sulle quali da gennaio graverà un’ aliquota del 20%). Le banche potranno emettere, si legge nel decreto sviluppo, specifici titoli di risparmio per l’economia meridionale con scadenza non inferiore a 18 mesi col vincolo a spendere al Sud i soldi incassati, pari a tre miliardi. A tanto ammonta l’importo nominale complessivo massimo che può essere emesso. Massimo Sarmi presidente del Cda non si sbilancia col dare una data certa per l’attivazione dei titoli. Allo stesso modo ‘no comment’ arriva anche sul coinvolgimento delle Banche di credito cooperativo e le banche popolari al capitale di BdM, che pure in un primo momento sembrava cosa fatta. Negli ambienti dell’Anbp (Associazione nazionale banche popolari) l’argomento non è stato del tutto accantonato, ma si ritiene che i nodi su cui sono stati chiesti chiarimenti a Tremonti non siano ancora stati sciolti: ossia, la governance, cioè con quali modalità dare seguito alle decisioni, e il funding. Due nodi su cui si è incagliata BdM ancor prima del varo, sebbene proprio il radicamento territoriale di banche del credito cooperativo e della banche popolari nel documento di presentazione dell’iniziativa, fosse stato valorizzato come punto di forza del nuovo Istituto, potenzialmente forte di 7.500 sportelli. Senza banche di credito cooperativo e banche popolari invece, gli sportelli saranno 4.500. Il Sole 24 Ore Sud 19 ottobre 2011

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