Lecce-Milan: andata e ritorno per l'inferno

Il Milan espugna il Via del Mare dopo quasi un decennio recuperando un clamoroso triplo svantaggio nella secondo tempo. La gara si conclude sul rocambolesco 3 – 4

A volte certe partite non si possono spiegare. L’urlo ti rimane strozzato in gola insieme alla surreale visione dello schermo del Via del Mare che all’intervallo recita l’imponderabile: Lecce 3, Milan 0. Il tifoso leccese quasi non crede ai suoi occhi, se li stropiccia e riguarda il tabellone luminoso e torna sulla terra: Lecce 3, Milan 4. Dopo quasi 10 anni i rossoneri vincono a Lecce sfatando il tabù nella maniera più rocambolesca e inaspettata. Il “suicidio giallorosso” è compiuto e il sogno che si tramuta in incubo, ha il volto di Kevin Prince Boateng che, subentrato all’abulico Robinho, si carica il Milan sulle spalle prendendo a “pallate” la squadra di capitan Giacomazzi. Un Lecce che inizialmente ha esorcizzato “il Diavolo” dando lustro ai migliori 45 minuti della gestione Di Francesco. Poco importa se poi sei vittima della rimonta delle rimonte dinanzi al pubblico delle grandi occasioni. Tutto e il contrario di tutto è accaduto al cospetto dei campioni d’Italia. La contorta disamina della gara lascia in eredità un Lecce dai due volti, reattivo nel pressing, corto tra i reparti e incisivo in zona gol nella prima frazione, e completamente in bambola nella ripresa complice la veemente reazione dei rossoneri. La paura di vincere è stata la componente negativa che ha bruciato come un fuoco di paglia il cospicuo parziale e che non ha permesso ai salentini di dare continuità all’ottimo pareggio ottenuto in quel di Genova. PRIMO TEMPO Di Francesco ripresenta la stessa formazione di Genova eccetto Ofere e Pasquato a cui fanno spazio Corvia e Quadrado alle spalle di Grossmuller. Dall’altra parte Allegri fa turn-over piazzando sulla linea difensiva Yepes accanto a Nesta e Ambrosini insieme a Van Bommel e Nocerino a centrocampo. Robinho preferito a Boateng nel ruolo di trequartista dietro a Ibrahimovic e Cassano. Il fischietto è quello di Peruzzo di Schio. I giallorossi, già dalle primissime battute, si rendono pericolosi e al 4° arriva il primo urrà con il colpo di testa di Giacomazzi, astuto nel liberarsi in area avversaria e lesto a trafiggere Abbiati sugli sviluppi di una punizione di Grossmuller. Il Lecce entra ufficialmente in trans agonistica e confeziona una serie di palle gol, prima con Obodo che scalda le mani all’estremo difensore ospite, e poi con Corvia su sforbiciata (segnalato presunto offside) fino alla bordata di Quadrado che accarezza l’incrocio dei pali. Il 2 a 0 è nell’aria e alla mezzora Peruzzo concede il calcio di rigore per fallo di Abbiati su Corvia in seguito ad un’azione insistita. Dal dischetto si presenta l’ex di turno Oddo che non fallisce. Il Milan è frastornato e 5 minuti più tardi subisce il terzo gol ad opera di Grossmuller.L’azione, nata da un recupero di Mesbah sulla traquarti avversaria, favorisce Giacomazzi che vince un rimpallo con Antonini permettendo al connazionale di siglare il clamoroso 3 a 0. SECONDO TEMPO Nella ripresa Di Francesco non cambia a mentre Allegri boccia le scelte di Ambrosini e Robinho proponendo subito Aquilani e Boateng. Il ghanese si presenta con un paio di conclusioni prima della rasoiata del momentaneo 1 a 3 su assist di Cassano. E’ solo il 4° della ripresa e l’indemoniato trequartista impiega una manciata di minuti a vanificare gli exploit giallorossi. Il secondo siluro dal limite dell’area che incenerisce Benassi e il gol del pari di piatto destro in seguito agli sviluppi di un calcio d’angolo, completano la “remuntada”. La formazione di Allegri,rifocillata dalle prodezze del suo centrocampista, attacca la giugulare di un Lecce allo sbando ed è ancora Cassano dalla sinistra a servire Yepes per l’inzuccata che vale 3 punti incredibili. Il Lecce è in ginocchio e non riesce più a ripartire a causa del baricentro troppo basso e alla mancanza di un giocatore che sappia tener palla e far respirare la squadra. Aldilà dei limiti tecnici e della forza dell’avversario, certe partite bisogna avere il coraggio di giocarle per 90 minuti.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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