Via Brenta: spuntano i manifesti

Dopo il Consiglio Comunale scorso, l'amministrazione ha deciso di celebrare la chiusura della vicenda “via Brenta” con dei manifesti

“Via Brenta? Risparmiati 55 milioni di euro”: è il messaggio lanciato dall'amministrazione leccese con dei vistosi manifesti “sei per tre” dopo l'ultimo Consiglio Comunale. Quello che i manifesti non dicono però e che le cronache di questi anni hanno invece lungamente e dettagliatamente raccontato, è che la transazione fra il Comune di Lecce e la Selmabipiemme SpA dello scorso 23 settembre, approvata la settimana scorsa dal Consiglio comunale, ripristina, di fatto, la situazione esistente prima del 2007. Quell'anno, infatti – sindaco Adriana Poli Bortone, vicesindaco Paolo Perrone, succedutole a maggio – il Comune, che fino ad allora aveva pagato alla società Socoge l'affitto per l'uso degli uffici giudiziari di via Brenta, ricevendo poi il rimborso della cifra dal Ministero della Giustizia, decise di sottoscrivere un contratto di leasing immobiliare finalizzato all'acquisto. Così facendo, non solo perse la possibilità di vedersi rimborsato l'affitto, ma ha dovuto sborsare ogni anno 700 mila euro in più. Prima del contratto di leasing, Palazzo Carafa pagava infatti un canone di locazione alla Socoge di circa 1.600.000 euro l’anno, interamente rimborsato dal Ministero. Con l’anomalia, però, di occupare e pagare due immobili di cui uno ancora vuoto. Con il leasing, invece, il Comune ha fatto il bell’affare di pagare un canone finanziario alla Selmabipiemme, succeduta alla Socoge, di circa 2.300.000 euro l’anno non rimborsabile e che avrebbe pesato, fino al 2025, sulle già esangui casse comunali. Questo sarebbe accaduto se non fosse intervenuta la Procura della Repubblica ad indagare sull'aggrovigliata situazione che si era venuta a creare e sull'esorbitante cifra che il Comune avrebbe dovuto pagare alla Selmabipiemme. Chi potrebbe festeggiare l'esito di questa vicenda come una vittoria è Carlo Salvemini, che il 17 maggio del 2007, solitario e deriso persino dai suoi compagni di partito, denunciò “l'attentato finanziario a Palazzo Carafa”. Invece sono gli amministratori di oggi, gli stessi di ieri, a farlo. Una propaganda, quella dei manifesti, che mette a nudo tutti i limiti dell'amministrazione leccese, pronta a celebrare un mancato suicidio come una vittoria. Articoli correlati: Via Brenta: approvata la transazione

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