Più ordine negli Ordini

Roma. Ostetrici, infermieri, riabilitativi, tecnici sanitari e della prevenzione. Il disegno di legge di Giuseppe Caforio, senatore Idv di Latiano

di Salvatore Ventruto Negli ultimi mesi abbiamo assistito a continui richiami, da parte dell’Ocse e del Consiglio d’Europa, affinché l’Italia adotti, nel più breve tempo possibile, alcuni provvedimenti finalizzati alla abolizione (o quanto meno all’attenuazione) delle barriere in entrata nei settori delle libere professioni. Secondo Bruxelles, infatti, il nostro paese potrebbe ritornare a crescere, dal punto di vista economico-occupazionale, lasciandosi alle spalle i corporativismi e adottando delle politiche volte a favorire una maggiore concorrenza tra gli operatori. Alla luce delle pressioni europee l’iniziativa legislativa di Giuseppe Caforio, senatore di Latiano dell’Italia dei Valori sembrerebbe andare nella direzione esattamente contraria ma, secondo l’esponente dipietrista, il provvedimento è necessario per garantire, in un campo delicato come quello della Sanità caratterizzato da una diffusa inosservanza delle regole, la massima tutela per la salute dei cittadini. Caforio è infatti promotore del disegno di legge n. 573 recante “nuove norme in materia di ordini ed albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative e tecnico sanitarie e della prevenzione”. Il suo disegno di legge potrebbe essere considerato come l’ennesimo innalzamento di barriere anticoncorrenziali volto a regolare corporativamente l’esercizio di alcune professioni sanitarie nel nostro paese, per di più in contrasto con quanto più volte auspicato dall’Unione Europea nelle ultime settimane? Potrebbe spiegarci meglio le motivazioni che sono alla base del provvedimento? “Gli Ordini vengono intesi in questo disegno di legge non come organi di garanzia di tipo corporativo. Essi sono in questo caso esclusivamente pensati per la salvaguardia e la regolamentazione del sistema delle professioni al fine di evitare che l’esercizio delle stesse avvenga in modo abusivo, mettendo a repentaglio la salute dei cittadini utenti. Ecco perché questi ordini non devono essere intesi come quelli già esistenti, caratterizzati da profondo spirito corporativistico, miranti a salvaguardare le tariffe minime (quelle massime inoltre non vengono mai stabilite) e a difendere esclusivamente gli operatori che vi aderiscono. In questo disegno di legge si stabilisce, invece, che per essere abilitati all’esercizio delle professioni oggetto dello stesso sia sufficiente il conseguimento del diploma universitario di laurea senza che si debba sostenere alcun esame di stato o altra prova supplementare di accesso per l’esercizio della professione. Pertanto, credo che non si adotti alcun atteggiamento di chiusura o preclusione, bensì si voglia creare un sistema che contrasti l’abusivismo (sempre più diffuso nell’esercizio di tali professioni). Abusivismo che inevitabilmente danneggia l’utente”. L’articolo 1 del provvedimento, oltre ad istituire gli Ordini per le professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione riconosce agli stessi Ordini compiti di rappresentanza professionale nei confronti delle istituzioni, ferme restando le funzioni proprie delle organizzazioni sindacali. Non potrebbero, a tal proposito, crearsi “invasioni di campo”? “Credo siano due aspetti distinti. Tutto ciò che riguarda gli Ordini e il rapporto di essi con le Istituzioni deve esclusivamente ricondursi alla salvaguardia delle regole e alla mera regolamentazione del sistema, per gli operatori del settore ma anche in favore dell’utenza. Il discorso sindacato è invece per me ben altra cosa e riguarda la tutela del lavoratore, la difesa e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori del settore generalmente dipendenti ma anche liberi professionisti che possono trovarsi al centro di rapporti burrascosi con i committenti, ad esempio il Servizio Sanitario Nazionale”. Oltre a contenere disposizioni disciplinanti l’istituzione e il dislocamento territoriale degli Ordini, il disegno di legge contiene novità importanti inerenti la figura del tecnico-ortopedico. Potrebbe brevemente illustrarcele? “La professione tecnica ortopedica si trova attualmente inserita, per ragioni alquanto misteriose, nell’ambito delle professioni tecniche e non di quelle della riabilitazione. Questa situazione è presente da quando fu fatta la divisione in classi delle professioni. In quell’occasione, infatti, ci fu un vero e proprio colpo di mano che produsse lo spostamento della professione di podologo dalle professioni infermieristiche a quelle riabilitative, nonché il trasferimento della professione di tecnico ortopedico dall’area riabilitativa a quella tecnica. Ritengo che il tecnico ortopedico, per il fatto di essere stato posizionato in un’area a lui non confacente, sia stato, da quel momento, fortemente penalizzato. Se, infatti, il tecnico ortopedico viene inserito a tutti gli effetti nel piano riabilitativo, collaborando con altre figure professionali alla progettazione e realizzazione dello stesso, non si capisce perché non debba essere inserito tra le professioni riabilitative. Il disegno di legge tenta di colmare questa lacuna”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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