Sterilità di Coppia: il problema e le soluzioni/ II parte

La scelta terapeutica del medico dipende principalmente dai risultati degli accertamenti specialistici effettuati

di Lamberto Coppola (*) Strategie terapeutiche La fecondazione assistita non è il primo passo nel trattamento della sterilità!!! Ci sono altre possibilità come, ad esempio, i rapporti sessuali programmati sotto terapia con stimolatori dell’ovulazione e monitoraggio ecografico del follicolo. In verità, però, la scelta terapeutica del medico dipende principalmente dai risultati degli accertamenti specialistici effettuati. I farmaci per la fertilità associati a rapporti programmati, infatti, non saranno d’aiuto ad una coppia in cui la sterilità è dovuta ad un’ostruzione delle tube di Falloppio; solo un intervento disostruttivo, infatti, o la fecondazione assistita extracorporea potranno essere risolutivi in questo caso. La gamma di scelte è ampia e dipende molto dalla diagnosi. In ogni caso, se si ritiene appropriata la fecondazione assistita, le metodiche disponibili vanno dall’induzione dell’ovulazione (con farmaci per la fertilità), all'inseminazione intrauterina (IUI), intratubarica (ITI), intraperitoneale (IPI) con o senza superovulazione, alla fecondazione in vitro (FIVET), al trasferimento intratubarico dei gameti (GIFT),al trasferimento intratubarico dello zigote (ZIFT) o dell’embrione (TET), alla fecondazione microassistita (ICSI). Allo scopo possono essere utilizzati spermatozoi sia freschi, cioè raccolti al momento della fecondazione, sia congelati in azoto liquido a -196°C, sia quelli estratti chirurgicamente dal testicolo qualora il partner presenti azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale). In quest’ultimo caso il tessuto testicolare può essere congelato e utilizzato, se possibile, per più tentativi di fecondazione microassistita (CRIO – TESE). Induzione dell’ovulazione L’intento della induzione dell’ovulazione è quello di stimolare le ovaie a produrre uno o più ovociti e permettere che si ottenga una fecondazione con rapporto naturale. Le donne più adatte a questo trattamento sono affette da alterazioni ormonali e/o da una condizione nota come sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Determinante per la riuscita del trattamento è che i rapporti siano programmati, in modo da coincidere con l’ovulazione ottenuta con i farmaci(Fecondazione Naturale Assistita: FNA). Il controllo della risposta alla terapia mediante il monitoraggio ecografico ed endocrino è una parte fondamentale del programma terapeutico per ottenere il massimo delle possibilità di successo e con il minimo rischio. La possibilità media di riuscita dopo un ciclo di trattamento, per coppie con età della donna inferiore a 35 anni, varia dal 15 al 25%, in relazione soprattutto all’esperienza del Centro e degli operatori, alla capacità fecondante del partner maschile ed, infine, al tipo di farmaco utilizzato. Al di sopra dei 35 anni, come succede in natura, questo potenziale di fertilità ovviamente diminuisce. La risposta ovarica alla stimolazione gonadotropica non è quindi costante in tutte le donne e presenta importanti variazioni individuali che possono essere valutate con una attenta analisi clinica della paziente, secondo le caratteristiche descritte nella seguente tabella: Inseminazione artificiale Studi recenti sull’inseminazione artificiale dimostrano che i risultati migliori si ottengono quando essa coincide con l’ovulazione indotta con terapia ormonale. Tuttavia è importante che il medico che pratica l’induzione dell’ovulazione controlli la terapia medica e la risposta della stessa con un accurato monitoraggio ecografico ed endocrino, in modo da assicurarsi che non maturino più di tre follicoli nell’ovaio, diminuendo così il rischio di gravidanza multipla. A tal proposito è utile rammentare che anche per questi casi oggi abbiamo a disposizione nuovi farmaci per l’induzione dell’ovulazione che ci permettono di ottenere migliori risultati con il minimo rischio. Quando si è prossimi alla ovulazione, un campione di seme fresco o preventivamente crioconservato viene opportunamente preparato, lavato e capacitato con particolari metodologiee quindi opportunamente posto, con un sottile, non traumatico e comodo catetere, sul fondo dell’utero della partner (IUI), o/e in una delle trombe uterine (ITI) o/e direttamente nella cavità addominale, posteriormente all’utero (IPI). La tecnica è nota come inseminazione ma, affinché la fecondazione abbia luogo nel suo ambiente naturale, almeno una delle trombe dev’essere pervia e sana. È importante, inoltre, che la conta degli spermatozoi nel partner risulti nei limiti accettabili per tale procedura e che i gameti maschili siano dotati di una capacità fecondante e fertilizzante normale. Fasi dell’inseminazione intrauterina (IUI): 1. Terapia medica per indurre la maturazione follicolare 2. Monitoraggio ecografico transvaginale e, se necessario, endocrino del trattamento per controllare la crescita dei follicoli, personalizzarne la dose dei farmaci e prevenire gli eventuali effetti collaterali; 3. Il campione di sperma, ottenuto il giorno dell’ovulazione, viene preparato nel laboratorio di andrologia con le particolari procedure che ne migliorano la qualità e la capacità di fecondazione prima di essere iniettato (Swim-up, Swim-up da pellet, Percoll o Minipercoll, centrifugazione e lavaggio ecc.); 4. Monitoraggio e sostegno della fase luteinica 5. Test di gravidanza mediante determinazione plasmatica della Beta HCG. (*) Prof. Lamberto Coppola Andrologo – Ginecologo – Sessuologo Direttore Sanitario dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed (Nardò- Lecce) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma).

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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