Francesco Refolo: Forse ho dato fastidio ad un concorrente

Casarano. La vittima del gesto intimidatorio espone le sue ipotesi

«Non ho mai ricevuto minacce, né tanto meno richieste di natura estorsiva. Mai». Francesco Refolo, la vittima del gesto intimidatorio di giovedì scorso, in via Leonardo Da Vinci, ribadisce ciò che ha detto ai carabinieri subito dopo il grave episodio, anche se qualche ipotesi sul movente non la esclude. «Come me lo spiego? Potrei azzardare due ipotesi – risponde l’imprenditore – la prima può essere legata alla mia attività di ristoratore, forse perché abbiamo dato fastidio a qualche concorrente». Refolo, infatti, da quattro anni è titolare di una struttura ricettiva ad Alessano con annesso ristorante. «La seconda ipotesi – prosegue l’imprenditore – potrebbe essere un gesto, ben oltre l’ordinario, di un nemico personale forse dettato dall’invidia. Però, lo ribadisco: io e la mia famiglia non abbiamo mai avuto problemi con nessuno. Non ci siamo mai messi a livello di questa gente inqualificabile». Sulle clamorose analogie con l’attentato dell’8 ottobre (stesso esplosivo, stesse modalità di esecuzione, stesso modello di auto, stessa zona, la vittima operatore della ristorazione), l’imprenditore sostiene di non averci pensato, però esclude qualsiasi collegamento. «Non so dire se si è trattato di un errore – è la sua risposta – la vittima del primo attentato non la conosco, non so nemmeno come si chiama. Se ha subito danni a causa mia, mi dispiace e mi scuso, anche se la responsabilità di ciò che gli è accaduto non può essere addossata a me». Refolo, 33 anni (e non 40 come hanno scritto i giornali), è una persona seria di particolari valori morali. E’ imprenditore praticamente da quando era in fasce: divenne famoso quando, appena diciottenne, il padre gli affidò la gestione della sua fabbrica di calzature. Il giovane ci tiene a dire che, dopo l’atto intimidatorio, ha ricevuto numerosi attestati di stima e di solidarietà da parte di tanta gente. «La mia è stata da sempre una famiglia di lavoratori – conclude l’imprenditore – dapprima nel settore calzaturiero poi, dopo la crisi del Tac, abbiamo investito nel turismo».

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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