Cocaina. Pisanò: ‘Basta con le insinuazioni’

Lecce. Il presidente del Consiglio comunale richiama l’attenzione sui problemi veri della città attribuendo al Pd la colpa di aver alimentato il clima del sospetto

aggiornamento delle ore 15:00 LECCE – Il Pd avrebbe usato i toni dell’insinuazione e del sospetto, accordando fiducia ai giornalisti per le notizie dei presunti rapporti tra la politica e gli ambienti della criminalità organizzata che sono uscite sulla stampa nei giorni scorsi. E’ il punto di vista del presidente del Consiglio leccese Eugenio Pisanò che richiama l’attenzione ai problemi veri della città dicendosi stufo, anzi proprio “rotto”, della risonanza politico-mediatica che viene in genere riservata a temi simili. Ricordiamo che Pisanò fu uno dei primi amministratori locali a sottoporsi al test antidroga delle urine, dimostrando subito di non appartenere al “giro”. Nella sua riflessione attorno al clima del sospetto che si sarebbe instaurato in questi giorni in città, Pisanò ne attribuisce la colpa allo “spettacolo di disgregazione sociale” che sta caratterizzando “la nostra nazione”. “Era quasi normale – aggiunge – che gli effetti nazionali si riverberassero sulla nostra città che nella parte viva e attiva cerca di emergere tra mille difficoltà da una contingenza economica che sta soffocando l’intero Paese, l’Europa e il mondo. Su questa vivacità dobbiamo puntare i nostri sforzi con proposte concrete e con l’aiuto istituzionale dovuto; c’è bisogno di politica vera, seria, basata sulle proposte progettuali e sul confronto”. Un invito alla politica seria ed alle proposte. Tutto il resto, sarebbe rumors. Anche perché, dice Pisanò, “la gran cassa politico-mediatica l’hanno alimentata i soliti noti, che un po’ ci hanno rotto”. 10 ottobre 2011 Cocaina a Palazzo. Il Pd: ‘Non può essere tutto falso’ LECCE – Quelle dell’uso di cocaina a Palazzo e dei rapporti di alcuni politici con membri del clan Rizzo della Sacra Corona Unita non posso essere solo voci di piazza fatte circolare per gettare discredito sugli amministratori. Ne sono certi gli esponenti del Partito democratico che hanno annunciato di avere intenzione di andare fino in fondo alla questione per gettare finalmente luce su alcuni punti poco chiari di questa storia. Le notizie circolate nei giorni scorsi sul presunto coinvolgimento di tre politici leccesi nel “giro” di clienti dell’associazione malavitosa impegnata nello spaccio di droga, poi smentite dal procuratore Cataldo Motta, oltreché, com’era ovvio, dagli stessi politici, tutti – fino a prova contraria – “sospettabili”, non possono essere, secondo il Pd, totalmente infondate. Ecco perché la deputata Teresa Bellanova ha fatto sapere che presenterà presto un’interrogazione al ministro Roberto Maroni ed il segretario salentino Salvato Capone ha dichiarato di pretendere chiarezza sui rapporti politici-Scu. Perché poi, al di là del consumo di droga in sé, è proprio questa “vicinanza” tra gli ambienti della politica e quelli della criminalità organizzata a destare preoccupazione. Antonio Rotundo, leader del Pd cittadino, ha fatto sapere di “voler fare la sua parte”, ovvero di voler vigilare su quanto accade al Comune di Lecce. E ha colto l’occasione, mai tanto ricca, per indicare l’esigenza di fornire ai leccesi una valida alternativa alla lotta politica tra gli ex amici Paolo Perrone ed Adriana Poli Bortone. Articolo correlato: Con le mani nei capelli 7 ottobre 2011 ‘Tutti a fare il test antidroga’ LECCE – Più che un invito è stato un ordine: “Fate il test antidroga”. Paolo Perrone, sindaco di Lecce, li ha chiamati tutti a raccolta nella sua stanza ieri mattina attorno alle ore 10.30. E loro, i 12 assessori comunali, si sono presentati all’appuntamento. Tutti o quasi. Due gli assenti, entrambi giustificati: Attilio Monosi, che comunque ha già effettuato il test tricologico risultato negativo, e Luigi Coclite, che si trovava fuori città. Insomma il primo cittadino sembra non poterne più di queste voci (ma mica solo voci) della droga a Palazzo e, se anche ha dimostrato la sua estraneità al giro di clienti del clan della Scu, ora ci tiene che anche la sua squadra ne esca pulita. Quindi meglio accelerare i tempi e spazzare via il prima possibile dalla memoria dei cittadini questa brutta storia. Perché, checché Perrone ne dica quando puntualizza che i suoi interessi sono altri e coincidono con i problemi della città ereditati dall’ex, la cosa gli ha dato non poco fastidio, soprattutto in una fase delicata come quella della scadenza di mandato. Che ricordo rimarrà nelle mente dei leccesi-elettori della sua Amministrazione? Lui che vuole tanto dimostrare di aver ben governato, si trova a cadere proprio su una questione che attiene alla credibilità stessa degli amministratori. Gli assessori hanno obbedito assicurando che si recheranno il prima possibile a fare il test; qualcuno si presenterà già stamattina presso la clinica Pignatelli di Lecce. In realtà quattro su 12 si sono già sottoposti all’esame. E tra i restanti, l’assessore alla Cultura Massimo Alfarano si dice indeciso se farlo e meno. “Sto valutando”, ha dichiarato un po’ scocciato; ma se deciderà di non sottoporsi al test sarà solo per una questione di principio, ha spiegato. // Chi ha già fatto il test Gianni Garrisi, negativo al test tricologico Giuseppe Ripa, negativo al test delle urine; farà il tricologico Michele Giordano, ha fatto ieri il test tricologico Attilio Monosi, negativo al test tricologico Gaetano Messuti, test delle urine negativo; ieri si è sottoposto al tricologico 7 ottobre 2011 Cocaina e politica: Lecce attende risposte di Andrea Gabellone LECCE – La presenza di tre politici leccesi tra i nomi degli abituali acquirenti di cocaina dai pusher della Sacra Corona Unita ha creato qualche grattacapo all'interno del panorama politico cittadino. Per qualcuno è scattata la corsa alle analisi, qualcun altro si era già sottoposto al test tricologico nei mesi passati, e intanto il cerchio si restringe. La vita politica dei tre intercettati dediti alla droga è comunque appesa al riserbo sui brogliacci delle conversazioni telefoniche rilevate durante le indagini. L'assenza del sindaco Paolo Perrone e di vari consiglieri nel Consiglio Comunale di mercoledì scorso non ha reso possibile il raggiungimento del numero legale per procedere con la riunione, ma il PD formalizzerà oggi stesso la proposta di convocazione per un nuovo Consiglio e discutere proprio del tema “droga a Palazzo Carafa”. “C'è l'urgenza di parlarne ufficialmente – ci spiega il capogruppo dei democratici Antonio Rotundo –; la notizia appresa in questi giorni è gravissima per la politica leccese, non possiamo permettere che passi altro tempo”. Rotundo crede fermamente che sia necessario fare chiarezza quanto prima sull'incresciosa questione, ma non è convinto che la soluzione possa essere il test tricologico per tutti i consiglieri: “certo, il test si può fare, ma c'è un problema più serio al quale darei la priorità: i rapporti tra politici e membri della Sacra Corona Unita. Parliamo di rapporti costanti, non certo occasionali; pensiamo al fattore della ricattabilità. Questo è l'aspetto più inquietante dell'intera vicenda. Il momento è assai critico per la politica in generale e se, in più, affiora anche solo il sospetto che la criminalità sia in contatto con i Palazzi dell'amministrazione, la credibilità viene irrimediabilmente meno”. Intanto il sindaco Perrone, che ha pubblicizzato il risultato negativo delle sue analisi sperando così – con estrema leggerezza – di chiudere il discorso, si ritrova con una patata non troppo bollente tra le mani. La posizione di tre politici leccesi è incompatibile con la funzione che svolgono e Perrone questo lo sa. Tuttavia, Lecce è da sempre una città comprensiva con gli errori dei suoi amministratori, e ancor di più può esserlo ora che parte di quella borghesia tanto moralista e cristiana durante la messa della domenica si trova coinvolta nello scandalo “cocaina” insieme ai tre rappresentanti pubblici. La richiesta di chiarezza deve necessariamente partire dal basso, poiché, in questi casi, raramente la politica è disposta a darsi la zappa sui piedi. 6 ottobre 2011 Cocaina. Anche Garrisi è fuori dal giro LECCE – Anche Garrisi è pulito. Dopo la dichiarazione di non colpevolezza del sindaco Paolo Perrone, che ieri per provare la sua estraneità al giro di droga servito dal clan della Scu ha pubblicato il risultato del test tricologico (negativo), oggi arriva la comunicazione che anche Gianni Garrisi, vicesindaco ed assessore all’Ambiente, ha la coscienza pulita. Solo che ha preferito, per una questione di stile, tenere riservate le proprie analisi, benché negative. “Non ho voluto dare pubblicità ai media – ha detto l’assessore – solo per una questione di stile preferendo riservare alla vicenda la massima discrezione”; una dichiarazione che non nasconde una lieve punzecchiatura – almeno così la leggiamo – proprio al primo cittadino che invece ha usato toni trionfalistici per dire che è tutto sotto controllo. Del resto, dovrebbe essere la norma e non un’eccezione. Garrisi si è sottoposto all’esame tricologico in data 8 giugno, depositando l’esito delle analisi il 28 giugno presso la presidenza del Consiglio comunale. Quanti volessero prenderne visione potranno farlo, dunque, direttamente presso l’Ufficio Stampa del Comune di Lecce. Bene. Ma ora che Perrone e Garrisi hanno dimostrato di non essere assuntori di droga, il cerchio si restringe. La città si interroga. C’è chi scommette sull’uno o sull’altro. Ricordiamo che sono tre i politici leccesi considerati clienti abituali del clan della cocaina: un parlamentare, un consigliere comunale ed un amministratore. Il gioco dell’“Indovina chi” è appena iniziato. 5 ottobre 2011 Cocaina. Perrone mostra le prove: ‘Sono pulito’ LECCE – Carta canta: il test tricologico effettuato in data 1 giugno 2011 dice che non ci sono tracce di sostanze stupefacenti sulla criniera del sindaco. “Meglio mettere subito le cose in chiaro”, avrà pensato il primo cittadino in attesa di riconferma sulla sua poltrona, alla notizia del coinvolgimento di amministratori locali nel “giro” di clienti riforniti dal clan della Scu sgominato ieri dai carabinieri con l’operazione “Augusta”. E quindi, meglio mostrare gli atti. Che in questo caso consistono nel risultato del test antidroga a suo tempo effettuato. A suo tempo, cioè poco dopo la primavera, quando il tema scoppiò in tutta la sua forza- animato dalla curiosità ed anche dalla malsana voglia di tanti di “beccare” qualche politico in fallo – e poi si sgonfiò senza colpo ferire. “Sono il sindaco di questa città e per questo sono impegnato ogni giorno a risolvere i problemi dei miei cittadini”, ha dichiarato Perrone, forte del suo “esito negativo”. “Sembra paradossale, invece, che il dibattito politico sia incentrato esclusivamente sulle polemiche legate alla presunta assunzione di cocaina da parte di amministratori comunali, come se d’improvviso, quasi per magia, i problemi della città si fossero evaporati, dissolti con una bacchetta magica degna del miglior Harry Potter. Purtroppo, ahimé, non è così. I problemi ci sono. E non sono pochi”. E poi l’occasione è ghiotta, una volta dimostrato di essere un bravo sindaco – in effetti è quello che il primo cittadino sta cercando di fare nelle ultime settimane e del resto è il bello del clima pre-campagna elettorale – per enunciare tutti, ma proprio tutti i problemi che tormentano il capoluogo salentino. Tutti malanni, come è facile intendere, causati dal peggiore dei mali che potesse capitare alla città: Adriana Poli Bortone, quand’era sindaca. Via Brenta e filobus in testa, naturalmente. “Vicende che conosce bene e di cui parla poco, però – dice Perrone – Adriana Poli Bortone per aver ricoperto il ruolo di sindaco nella precedente Amministrazione. Vicende che tende a sottrarre all’opinione pubblica innescando cortine fumogene come questa legata alle polemiche sui test anti-droga. La senatrice può dormire sonni tranquilli. Ho già provveduto a fare quello che aveva chiesto”. Poi Perrone va oltre ed invita tutti, maggioranza e opposizione, a sottoporsi non soltanto al test delle urine ma pure a quello tricologico. E non si accettano giustificazioni di sorta: “L’uso o abuso di tinture per i capelli – precisa intransigente il primo cittadino – non deve rappresentare un alibi per non sottoporsi al test tricologico”. “Immagino che la senatrice – conclude – sempre attenta a vicende di grande interesse per la comunità, intenda allargare la sua battaglia sui test anti-droga obbligatori per i politici, anche a livello nazionale, estendendola a tutti i parlamentari, a partire da quelli che rappresentano i meridionali”. 5 ottobre 2011 Cocaina. Un amministratore tra i ‘clienti’ del clan. Rotundo: ‘Vada via’ LECCE – Dopo la maxioperazione “Augusta” condotta ieri dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Lecce che ha permesso di sgominare un clan della Sacra corona unita che riforniva di cocaina la Lecce dell’alta società, ritorna di prepotenza alla ribalta il tema del consumo di droga a Palazzo e dei relativi controlli per provarlo o scongiurarlo. Pare infatti che tra gli assuntori ed abituali “clienti” dell’organizzazione mafiosa ci fossero anche politici locali. Molto duro il commento di Antonio Rotundo, capogruppo del Pd. “Se risulta che nell’informativa dei Carabinieri tra i politici leccesi consumatori di cocaina venduta dai clan della malavita è coinvolto un amministratore della nostra città, credo che per evidenti ragioni di opportunità politica quel pubblico amministratore non possa restare neanche un minuto in più al suo posto e debba immediatamente rassegnare le dimissioni dalla carica ricoperta”. La strada delle dimissioni immediate sarebbe secondo Rotundo e l’intero Partito democratico un passaggio obbligato e “non eludibile rispetto alla particolare gravità dei fatti ed al tempo stesso vuole rappresentare un forte segnale alla città per dire con chiarezza che la funzione di amministratore della cosa pubblica è incompatibile con comportamenti quali quelli di assuntore di cocaina fornita dai clan mafiosi”. Articolo correlato: Scacco alla Scu. 49 arresti. Il clan riforniva di coca la 'Lecce bene' 20 maggio 2011 Test antidroga. I politici danno ‘buca’ LECCE – Del via-vai di politici tanto atteso sulla porta del Sert di via Miglietta s’è visto ben poco. Soltanto in sei, ieri pomeriggio, si sono sottoposti al test antidroga proposto dal presidente del Consiglio leccese Eugenio Pisanò – il quale è stato il primo, assieme a Roberto Marti, lunedì scorso, a recarsi a farlo. Ma i colleghi di Pisanò e Marti non hanno accettato l’invito, adducendo, comunque, tutti buone motivazioni per giustificare l’assenza. Il primo a farsi vedere, come aveva già annunciato, è stato il consigliere dell’Udc Wojtek Panckiewicz ansioso di dare dimostrazione di trasparenza ai suoi concittadini in nome del principio secondo il quale gli amministratori devono dare l’esempio. Poco dopo Pankiewicz, gli altri cinque. Nell’ordine: Paolo Foresio, del Pd, che ha sottolineato l’importanza per i politici del gesto di sottoporsi al test per inviare un messaggio chiaro e di credibilità ai cittadini, dimostrando loro di non fare uso di droghe; Antonio Rotundo (Pd), Gianluca Borgia e Antonio Lamosa (“Lecce città nel mondo”); Vittorio Solero (Pdl). I risultati saranno pronti a giorni, ma la loro pubblicazione sarà a discrezione dei diretti interessati. Gli assenti al test? Tutti giustificati, come anticipato. Gli esponenti dell’opposizione erano infatti impegnati nella cerimonia per il trigesimo della scomparsa del collega Carlo Benincasa; i consiglieri di Io Sud, che avevano presentato già un anno fa la mozione con cui si chiedeva il via libera ai test antidroga, avevano dichiarato poco attendibile l’esame delle urine, caldeggiando quello del capello. Assenza eccellente, quella del sindaco Paolo Perrone, che subito dopo la proposta di Pisanò aveva promesso che sarebbe stato il primo a sottoporsi al test. Purtroppo ieri il primo cittadino era a letto con l’influenza. Peccato non abbia potuto mantenere la promessa. 19 maggio 2011 Test antidroga al via LECCE – Il corteo di consiglieri ed assessori comunali intenzionati a sottoporsi al test antidroga è ufficialmente partito. Dovrebbero quindi placarsi le polemiche ed i toni accesi che hanno tenuto in subbuglio la politica leccese nelle ultime settimane. Test antidroga sì, dunque. Nel pomeriggio i politici del capoluogo dovrebbero susseguirsi nei laboratori analisi. Potranno scegliere tra due opzioni – il test tricologico, che è più preciso e riesce ad indagare fino ai tre mesi precedenti l’esame, o il test delle urine, che è più facilmente manipolabile e sonda le sostanze assunte fino ad una settimana prima del prelievo – e tra due strutture: o il laboratorio Pignatelli, con cui l’amministrazione ha stipulato un’apposita convenzione, o l’Azienda sanitaria locale. Nella prima struttura i primi prelievi sono stati effettuati già lunedì: lì si sono recati il presidente del Consiglio Eugenio Pisanò e il consigliere regionale del Pdl, ex assessore comunale, Roberto Marti, che hanno voluto dare l’esempio. I costi dei test sono a carico degli stessi politici: presso Pignatelli l’esame del capello, che è più oneroso, costa 50 euro; quello delle urine, 16 euro. Alle ore 16,30, sarà la volta di Wojtek Pankiewicz, consigliere dell’Udc, il quale si sottoporrà al test antidroga presso il laboratorio del Sert di via Miglietta. “Avendo appreso che l’equipe della Asl non veniva più questo pomeriggio a Palazzo Carafa – ha spiegato il consigliere – ho provveduto a contattare il dott. Dalla Bona, fissando l’appuntamento per le ore 16,30 di oggi presso l’Asl di via Miglietta. Ho anche fatto presente che intendo pagare il ticket come qualsiasi cittadino. Non appena avrò il referto provvederò a inviarlo per fax agli organi di informazione. Lo stesso farò non appena avrò l’opportunità di fare il test tricologico presso il Laboratorio Pignatelli. Gli altri parlano, io faccio. Spero che tutti i miei colleghi dimostrino uguale sensibilità. Quando si è impegnati in politica, per molte cose la privacy dobbiamo lasciarla da parte, perché è più importante la trasparenza”. 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