Export. La Puglia traina il Sud

DAL SOLE 24 ORE SUD. Vincenzo Benisi, Megatex Spa: “Le piccole imprese manifatturiere non producono più in loco, ma nei Paesi in via di sviluppo emergenti”

Cresce l’export al Sud come nel resto d’Italia, raggiungendo il volume del primo trimestre del 2008, con una tendenza positiva della curva di crescita che lascia ben sperare anche per i prossimi mesi. L’export dell’Italia insulare (20,8%) è superiore di cinque punti percentuale rispetto a quello del resto del paese (15% circa) e al raggiungimento del risultato contribuisce in gran parte la Sicilia, al primo posto, con il 29, 2%, nella classifica delle regioni che in Italia hanno esportato di più nel primo semestre del 2010. Ottimi risultati anche per la Puglia, al terzo posto con una percentuale del 22%. Analizzando le esportazioni per mercati di sbocco, la Calabria con un aumento del 61,6%, (incrementi tendenziali del primo semestre 2011, in ordine di contributo alla crescita delle esportazioni nazionali) è al primo posto nei paesi extra Unione, seguita da Sicilia (38,5%) e la Puglia (20,3%), e questo nostostante per entrambe le regioni sia crollato l’export verso gli Stati uniti: -21,9% per la Sicilia e -28,5% per la Puglia. Tra le regioni del Sud invece è proprio la Puglia a registrare le maggiori vendite verso i paesi europei, con un incremento del 23,4%, seguita da Sicilia (16, 9%), Basilicata (3,8) e Campania (3,7%). Crollano a picco invece le esportazioni della Calabria verso i paesi europei: -33, 3% il peggior risultato del Paese. Dall’analisi per fasce merceologiche si evidenzia il calo delle vendite all’estero di autoveicoli dalla Campania (-29,4%), e computer, apparecchi elettronici e ottici dalla Puglia (-50,9%). Mentre particolarmente dinamiche sono le vendite sui mercati esteri di prodotti petroliferi raffinati dalla Sicilia (38,9%), dove Siracusa è tra le province con il più alto contributo alla crescita in Italia (36,1%). Aumenti contenuti si registrano per le vendite all’estero della Calabria (2,8%) e della Campania(8,5%). Un’altra provincia al Sud, tra quelle che in Italia presentano una dinamica particolarmente sostenuta delle esportazioni, con un contributo superiore a 0,2 punti percentuali alla crescita delle esportazioni nazionali è Taranto (28,3%). La Puglia eccelle nel settore dei mezzi di trasporto (112,8%), ma buone vendite negli articoli farmaceutici (28.6%), negli articoli in gomma e materie plastiche (38,6%), mentre si conferma la ripresa del settore moda (11,2% nei prodotti tessili e dell'abbigliamento, pelli e accessori) e il trend positivo nell'agricoltura (24,8%), nei prodotti alimentari (14,2%) e nel manifatturiero (21,8%). “Questo risultato conferma l'incisività delle nostre politiche in materia di internazionalizzazione”, ha commentato Loredana Capone, vicepresidente della Regione Puglia e assessora allo Sviluppo economico. // Export in crescita. Benisi: “Un dato atteso” E’ una delle aziende leader del Sud Italia nel comparto della calzetteria. Da un ventennio Megatex Spa, produzione nel Salento, a Racale, la ‘città delle calze’ e uffici commerciali e showroom a Brescia, è riuscita a coniugare lo stile con l’innovazione di processo e dei materiali. In collaborazione con il dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione dell'Università del Salento e primari Centri di ricerca privati, ha attivato al suo interno un laboratorio di analisi delle fibre e un centro studi di nuovi prodotti dotato delle più avanzate tecnologie esistenti sul mercato. Grazie a questi consolidati rapporti sono stati registrati quattro brevetti internazionali relativi a filati innovativi. Per Vincenzo Benisi, presidente del cda di Megatex e vicepresidente di Confindustria Lecce l’impennata dell’export “è un dato atteso, in quanto il 2010 è stato certamente fra i più difficili dell’ultimo decennio, con cali delle esportazioni mai registrati prima. Il dato dovrebbe essere associato anche a quello delle importazioni: probabilmente anche queste registrano una impennata e ciò significa che le aziende exportano di più ma nello stesso tempo non producono in loco i propri prodotti importandoli invece dall’estero”. Il Tac ha esportato l'11% in più, ma le imprese continuano a chiudere e aumenta la Cassa integrazione. Come mai? “Le imprese manifatturiere di piccole e medie dimensioni non hanno una naturale predisposizione alla delocalizzazione in senso classico ma nello stesso tempo si stanno lentamente trasformando in imprese di commercializzazione, cioè non producono il loco i loro prodotti ma li fanno produrre altrove e specialmente nei Paesi in via di sviluppo emergenti”. L'aumento dell'export può essere un segnale dell'avvio del riposizionamento del settore moda? “Se riposizionamento significa perdita dell’identità di produttori e trasformazione in aziende di commercializzazione, la risposta è si; se riposizionamento significa spostamento verso livelli più alti della fascia qualità/prezzo ancora siamo molto lontani”. La sua azienda ha puntato con successo sull'innovazione tecnologica in un settore maturo come il Tac. E' questa la chiave per il riposizionamento strategico del settore? “Questa è l’unica chiave per la sopravvivenza in senso strategico cioè del lungo periodo per il nostro settore. Il problema vero è che per definizione il lungo periodo richiede una forza finanziaria tale da sopportare momenti difficili nel medio e breve termine e ritengo che gran parte delle ns. aziende non abbiano tale forza”. Il Sole 24 Ore Sud 05 ottobre 2011

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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