Decesso in carcere. La Procura chiede l’archiviazione

Lecce. Secondo la perizia dal medico legale, la morte di Giuseppe Nardella (febbraio 2010) non si sarebbe potuta evitare

LECCE – A prescindere da una condotta gravemente negligente e dall’imperizia palesata dai medici nel formulare un’errata diagnosi, non si sarebbe potuto scongiurare il decesso di Giuseppe Nardella, il detenuto recluso nel carcere di Borgo San Nicola deceduto durante il trasporto in ospedale il 13 febbraio 2010. E’ questo l’esito della consulenza depositata dal medico legale Alberto Tortorella e dal direttore del reparto di neurochirurgia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, Antonio Montinaro, chiamati a stabilire cause e dinamiche del decesso e se vi fossero eventuali responsabilità da imputare ai due medici in servizio presso la casa circondariale del capoluogo salentino quel giorno. I nomi dei due sanitari erano stati iscritti nel registro degli indagati dopo l’apertura di un fascicolo in base alle risultanze di una relazione che la direzione dell’istituto penitenziario aveva inviato alla Procura. Era stato il magistrato titolare del procedimento, Paola Guglielmi, a disporre, a fine febbraio 2010, la riesumazione del cadavere e l’autopsia che, pur stabilendo in un’emorragia cerebrale la causa della morte, non aveva chiarito completamente le circostanze che avevano portato al decesso. Per questo il pubblico ministero aveva disposto ulteriori accertamenti. Approfondimenti necessari per capire se un intervento tempestivo del personale sanitario in servizio a Borgo San Nicola, sarebbe stato sufficiente a salvare la vita di Nardella. L'uomo, infatti, si sarebbe sentito male fin dalle prime ore della mattinata. Solo intorno alle 14, su disposizione del medico, sarebbe stato disposto il trasferimento in ospedale, ma Nardella sarebbe giunto al “Vito Fazzi” non prima delle 17.30, grazie all’intervento del 118 sollecitato proprio dallo stesso medico, ignaro fino a quel momento del grave ritardo nell’esecuzione del suo ordine. Sulla base di quanto evidenziato nella consulenza depositata dal dottor Tortorella e Montinaro, la Guglielmi ha chiesto l’archiviazione del procedimento, in cui l’ipotesi di reato a carico dei due medici era di omicidio colposo. Il sostituto procuratore della Repubblica trasmetterà comunque gli atti all'Ordine dei medici per le opportune valutazioni del caso. 15 settembre 2010 Giuseppe Nardella morì nel carcere di Lecce per emorragia cerebrale A causare la morte di Giuseppe Nardella, il detenuto deceduto nel carcere di Borgo San Nicola lo scorso 13 febbraio, è stata un’emorragia cerebrale massiva. E' questo l'esito dell'esame autoptico, eseguito dal medico legale Alberto Tortorella su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Paola Guglielmi, titolare del procedimento per cui sono al momento iscritti nel registro degli indagati due medici in servizio presso la casa circondariale del capoluogo salentino. Nel febbraio scorso la dottoressa Guglielmi ha aperto un fascicolo per accertare le cause della morte di Nardella, e ha disposto la riesumazione del suo cadavere. L’autopsia non ha, però, chiarito completamente le circostanze ceh hanno portato al decesso. Per questo il pubblico ministero ha disposto ulteriori accertamenti. Sarà nuovamente il dottor Alberto Tortorella, coadiuvato del direttore del reparto di neurochirurgia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, Antonio Montinaro, a stabilire cause e dinamiche del decesso e se vi siano eventuali responsabilità da imputare ai due medici in servizio quel 13 febbraio. Approfondimenti necessari per capire se un intervento tempestivo del personale sanitario in servizio a Borgo San Nicola, sarebbe stato sufficiente a salvare la vita di Nardella. L'uomo, infatti, si sarebbe sentito male fin dalle prime ore della mattinata. Su disposizione del medico, sarebbe stato ordinato il trasferimento in ospedale solo intorno alle 14, ma Nardella sarebbe giunto al “Vito Fazzi” non prima delle 17.30, grazie all’intervento del 118 sollecitato proprio dallo stesso medico, fino a quel momento ignaro del grave ritardo nell’esecuzione del suo ordine.

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