Denunciati per furto di bene archeologico. Ma è un errore

Ugento. Il consigliere Minenna ricostruisce l’episodio in quanto testimone: “I due pescatori volevano portare in salvo l’ancora antica”

UGENTO – Clamoroso errore della Squadra Nautica della Questura di Lecce. Ieri i militari del Corpo hanno denunciato per “impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato” due pescatori di Ugento, Vincenzo Bruno e suo nipote, che stavano trasportando a riva un’ancora antica, considerandoli intenzionati ad impossessarsene. Ma i fatti non sarebbero andati come li hanno ricostruiti gli agenti. Lo testimonia Angelo Minenna, consigliere comunale del Partito dei comunisti italiani, consultato ieri dai due pescatori in quanto esperto di beni culturali. I due pescatori, spiega Minenna, hanno sì trascinato l’ancora antica a riva, ma solo per consegnarla alla Capitaneria di porto. E infatti del rinvenimento hanno subito informato il consigliere per chiedere una stima della datazione del bene ed un consiglio su come procedere per metterlo al sicuro. Allertata anche la Capitaneria di porto, si sono sentiti rispondere che la sede era chiusa ma che c’erano tre giorni di tempo (cioè fino domani 6 ottobre, ndr) per denunciare il ritrovamento e che dunque l’avrebbero potuto fare oggi. Ma questa spiegazione pare non sia bastata agli agenti della Squadra Nautica che hanno comunque deciso di sequestrare l’ancora e di denunciare i due pescatori. “Sulle intenzioni di Vincenzo Bruno non ho alcun dubbio – ha dichiarato Minenna -; è uno dei soci fondatori della sezione locale di Legambiente ed è molto attento alle tematiche ambientali e storiche. Se ha portato l’ancora a riva è solo perché si era casualmente incagliata nella sua rete da pesca e per metterla al sicuro”. L’ancora rinvenuta, secondo la stima dello stesso Minenna, potrebbe avere dai 200 ai 400 anni e potrebbe essere appartenuta ad un galeone spagnolo di quell’epoca. 5 ottobre 2011 Prelevano un’ancora antica dai fondali marini. Denunciati UGENTO – Due uomini di Ugento, S.V (del ’49) e B.V (del ’68), zio e nipote, sono stati indagati in stato di libertà dal personale della Squadra Nautica della Questura di Lecce. Sarebbero responsabili, in concorso tra di loro, del reato di impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato (art.175 e 176 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”). I due, attorno alle ore 15 di lunedì scorso sono stati avvistati dai militari in servizio di vigilanza costiera a circa mezzo miglio dalla costa a Sud di Torre San Giovanni, a bordo di un motopeschereccio che navigava in maniera considerata “anomala”. In effetti, tramite l’uso di binocoli è stato possibile constatare che il motopeschereccio trainava qualcosa grazie a dei grossi galleggianti legati alla prua. L’imbarcazione è stata dunque seguita fino all’ingresso nel porto di Torre San Giovanni. Lì la scoperta: il mezzo stava trainando un’ancora di grosse dimensioni (2.5 x 1.5 metri) e verosimilmente di epoca antica. Nei prossimi giorni, l’ancora sarà fatta esaminare da funzionari della Soprintendenza Archeologica per la Puglia. Il “punto nave” nel quale è avvenuto il recupero è stato segnalato, allo scopo di verificare la presenza di altri beni di interesse archeologico.

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