“Mio padre, morto senza diritto alla salute”

Lecce. La testimonianza del figlio di un malato di tumore. In causa con la Regione Puglia

Alessandro Lanza ha 27 anni, è un analista software e vive con la madre pensionata e il fratello disabile al 100 per cento. Fino al luglio di quest’anno erano i suoi genitori, insieme, ad occuparsi del figlio diversamente abile. Ora ha dovuto rimboccarsi le maniche e conciliare il lavoro con l’assistenza. Suo padre Antonio, 68 anni, pensionato che per una vita ha gestito un bar nel centro di Lecce, è deceduto dopo 10 mesi dalla diagnosi di un carcinoma al pancreas. Alessandro e i suoi familiari hanno fatto un giro di telefonate in tutta Italia, da Brindisi e Foggia a Padova, per sapere quali fossero i tempi d’attesa per una Pet pubblica. Dai due ai tre mesi. Troppo, per chi di tempo da perdere non ne ha. Così hanno pagato 800 euro a Cavallino. “Ma solo perché Calabrese è venuto incontro alle esigenze dei malati e l’ha fatto a prezzo di costo, perché altrimenti la Pet costa 1200 euro – dice Alessandro – e solo perché ce lo potevamo permettere. Chi non può come fa? O aspetta o muore. Per questo non chiediamo altro se non avere i soldi indietro. Se un cittadino è ammalato così gravemente ha diritto a cure gratuite”. Per Alessandro e sua madre è stato tutto doppiamente difficile, “ma non chiediamo a se non il rispetto dei nostri diritti”. Le promesse qui, non servono.

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