Due casi di scabbia. Chiude il ‘Don Tonino Bello’

Otranto. Il sindaco Cariddi ha disposto la chiusura del centro di prima accoglienza. Il sovraffollamento della struttura potrebbe determinare un’epidemia

OTRANTO – Dopo l’emergenza degli ultimi giorni dovuta al sovraffollamento, il centro di accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto deve fare i conti anche con l’allarme epidemia. Sono già due, infatti, i casi di scabbia registrati all’interno della struttura. Si tratta di due minori, uno di origine iraniana e uno di origine afghana, per cui, non senza difficoltà, è stato disposto il trasferimento in strutture ospedaliere adeguate. Il rischio di contagio rimane comunque elevato, anche perché potrebbe estendersi agli altri 39 ospiti presenti attualmente nel centro. Per questo il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, ha già disposto, dopo aver interpellato la prefettura e la Asl, la chiusura temporanea del “Don Tonino Bello”. Prima di procedere alla chiusura e la messa in sicurezza, da un punto di vista sanitario, della struttura, occorrerà sottoporre a controlli clinici tutti gli altri migranti ospitati alle porte della città idruntina, che potranno così essere trasferiti e in altre strutture già individuate dalla prefettura. A lanciare l’allarme sanitario e i rischi dovuti al sovraffollamento del centro era stato, nei giorni scorsi, il dottor Francesco Mancarella, 62 anni, “l'angelo dei migranti”, il medico della Asl di Maglie che in quasi venti anni ha soccorso migliaia di profughi e che ancora oggi si occupa della struttura. E’ stato lo stesso Mancarella a inviare una nota ufficiale al sindaco Cariddi chiedendo l’immediata chiusura del Cpa per effettuare le necessarie operazioni di disinfestazione. Si tratta, comunque, di un’emergenza forse annunciata. E’ bastato l’arrivo di poco più di 150 migranti, infatti, sbarcati sulle coste salentine, a mettere a nudo tutti i limiti e le problematiche del Centro di prima accoglienza di Otranto. Riaperto dopo cinque anni di inattività nell’agosto del 2010, in base a un protocollo d’intesa siglato in Prefettura a Lecce, alla presenza di istituzioni, forze dell’ordine e associazioni di volontariato, il Centro è stato concepito per fornire le primissime cure mediche e umanitarie ai profughi e consentirne l’identificazione da parte dei funzionari dell’Ufficio immigrazione. Si tratta, però, di una sede inadatta ad ospitare arrivi di massa o ad ospitare i migranti per la notte. Solo sono una trentina, infatti, i posti letto disponibili. Ridotti anche gli spazi: basti pensare che anche quando gli sbarchi erano composti da 30 o 40 persone, era necessario allestire una tavola nel corridoio per rifocillare i migranti provati da viaggi estenuanti. Poco più grande di una normale stanza risulta anche l’infermeria, dove i profughi sono costretti a sfilare uno o due per volta per sottoporsi alle visite mediche. La chiusura, seppur temporanea, del centro ripropone prepotentemente la problematica degli sbarchi sulle nostre coste. Il possibile e probabile arrivo di nuove ondate di migranti sarà gestito in maniera molto più complessa senza il supporto di una struttura come il “Don Tonino Bello”. Articolo correlato: Emergenza sbarchi. 35 nuovi arrivi

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