Antonio Castrignanò: sensazioni post-Taranta

Dopo il concertone di Melpignano, abbiamo conversato con Antonio Castrignanò, uno dei migliori interpreti della nostra musica

Trascina e non si risparmia; è un animale da palcoscenico capace di portare il pubblico dalla sua parte fin dalle prime note. Antonio Castrignanò è sicuramente uno dei personaggi più genuini della musica popolare salentina, ormai un veterano della Notte della Taranta. L'energia che sprigiona, cantando o suonando il tamburello, non è dote comune; la voce, grezza, autentica, non ingentilisce inutilmente, ma trasmette in maniera diretta le note e i testi con passione e trasporto. Sabato, nell'ennesima grande prestazione melpignanese, ha ricordato Uccio Aloisi in “Vorrei volare”: esempio limpido di come la musica popolare del Salento non sia solo “pizzica”, ma testi di grande intensità, dei quali Castrignanò è, a nostro modo di vedere, uno fra i migliori interpreti. Quali sono le sensazioni dopo la grande notte di sabato? “Credo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti. A volte, la presenza del pubblico vale più di mille parole. La meravigliosa piazza che si è formata parla di un grande appuntamento, ormai irrinunciabile, al quale accorrono appassionati da tutta Italia, che con la loro energia hanno sancito il successo anche di quest'ultima edizione. È vero, anno dopo anno, le aspettative sono sempre maggiori, ma credo che la conferma del buon esito sia tangibile e si possa rispecchiare in quell'enorme marea umana presente l'altra sera davanti all'ex Convento degli Agostiniani”. In ambito artistico e di organizzazione, quanti problemi hanno creato le defezioni dei grandi nomi, Diego El Cigala e i Chieftains? “Ad essere sincero, nessuno. Si parla di grandissimi artisti, ma il concerto non ne ha sofferto la mancanza. Certo, il programma è stato modificato e alcuni pezzi che prevedevano la loro presenza sono stati soppressi dalla scaletta. Per quanto riguarda Diego El Cigala non so a, ma i Chieftains, coi quali dovevo duettare, avevano molta voglia di esibirsi con noi. Ne sia dimostrazione il fatto che, qualche giorno fa, erano qui per le prove; abbiamo registrato dei pezzi molto interessanti e c'è stata subito una grande intesa. È stato un peccato che non ci fossero, ma sabato, insieme all'orchestra, c'erano tanti altri musicisti di spicco”. Solo una coincidenza che mancassero entrambi? “Assolutamente sì, ne sono convinto. Melpignano è un appuntamento ormai prestigioso. Chiunque vuole venire a suonarci”. Dopo tante edizioni da protagonista, che idea ti sei fatta sui maestri concertatori che si sono succeduti negli ultimi anni? “Ambrogio Sparagna, al quale riconosco il grande merito di aver creato l'orchestra della Notte della Taranta, puntava molto all'impatto e basava il suo lavoro sull'energia. Mauro Pagani, invece, è un grande conoscitore delle musiche dell'area mediterranea. Dobbiamo a lui dei connubi splendidi tra la nostra musica e quella di altri Paesi. Per quanto riguarda Ludovico Einaudi, mi piace definirlo un “artigiano della musica”: è un lavoratore esemplare, molto organizzato e ha una grande cura per i particolari. La sua è un'impostazione classica che, nel risultato finale, affascina tutti. La contaminazione con l'elettronica è, ad esempio, merito di Einaudi. Credo che la ricerca, in questo senso, sia essenziale per una musica che, altrimenti, si ritroverebbe cristallizata. In questa seconda edizione da maestro, il nostro affiatamento è cresciuto, complice anche la serie di concerti che abbiamo realizzato con il tour dell'anno passato. Comunque, senza cadere nella piaggeria, sono tutti e tre dei grandi musicisti, ognuno con la sua sensibilità, e poter lavorare con loro è una grande scuola”. Un evento come quello di Melpignano prevede, oltre l'ambito prettamente musicale, anche molta competenza nell'ambito tecnico. Col passare del tempo, la Taranta migliora anche in questo campo? “Partiamo col dire che lavorare per uno spazio così grande, fra palco e musicisti, è molto difficile. Parliamo di quasi 100 canali audio! Negli ultimi due anni è stata data grande attenzione al suono e alle luci. Bisogna riconoscere anche questo a Einaudi. Ricordo che, in passato, il fonico era con noi solo dal giorno prima del concerto. Ora, i tecnici di audio e luci ci seguono durante tutto il tempo e, alla fine, conoscono perfettamente ogni momento dell'esibizione. Sono convinto che tutto questo lavoro svolto “dietro le quinte” si noti nel risultato finale”. Terminata l'ultima fatica della Taranta, quali progetti ti attendono? “Sono in fase di creazione per il prossimo album. Secondo i programmi, registrerò durante la primavera del 2012 per uscire sul mercato nell'autunno successivo. Quello che posso dire è che ci saranno sicuramente diverse collaborazioni: ognuna di loro aiuterà ad arricchire il lavoro. Personalemente, mi concentrerò a sperimentare sulla timbrica; la musica popolare è meravigliosa così com'è, ma non bisogna dimenticare che apportare qualcosa di nuovo può contribuire a farla rinascere”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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