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Dire, fare, baciare

LA STORIA DELLA DOMENICA. Veloce e pratico vademecum, pensato per turisti e non solo, per entrare di diritto nel cuore del Salento

Viaggiare è calarsi pienamente nello spirito del luogo dove ci si trova. In Salento, questo vuol dire assaporare e far proprie, per il breve intervallo di una vacanza, abitudini e usanze dei salentini veraci. Non potete non assaggiare, ad esempio, il pasticciotto di Maestro Ascalone, a Galatina: un cuore di crema rivestito di friabile pasta frolla. Dal 1742 – quando probabilmente un avo di Andrea Ascalone, Nicola, lo inventò – questo dolce ha il suo tempio a pochi passi dalla meravigliosa Chiesa di Santa Caterina. E non a Lecce, come erroneamente – e presuntuosamente, secondo i galatinesi – sostengono i cittadini del capoluogo. Al Re Pasticciotto potreste abbinare, se fossimo dotati di doti ubique e divine, un caffè in ghiaccio al latte di mandorla soffiato al bar “All’ombra del barocco” a Lecce. L’idea sopraffina di mettere il caffè in bicchiere con ghiaccio è nata da un’intuizione di Quarta Caffè – ideale souvenir per gli amanti della bevanda nero bollente – che l’ha concepita tre generazioni fa. Se invece non sapete resistere al gelato, il bar Palio di Lecce vi offrirà, per una pausa ritemprante, il miglior Nocciolino della zona: gelato alla nocciola affogato al caffè, l’ideale per recuperare energie e freschezza dopo la tipica passeggiata “delle tre porte”. Parliamo di Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta Napoli, restaurata di recente, che segnavano in epoca antica gli ingressi alla città barocca. Per una pausa salata, il rustico di Capilungo, morbido ripieno di mozzarella e pomodoro, segnerà la disfatta delle vostre papille gustative alla cucina salentina. Se invece è al mattino che avete voglia di dolce, il posto che fa per voi – ritrovo di tutti i salentini sulla costa ionica – è la “Fabbrica del cornetto”, a Gallipoli, tappa obbligata nel rientro verso casa dopo una notte di bagordi in discoteca. Follia salentina vuole che ci si tuffi dal Ciolo: un volo di 23 metri che soltanto pochi coraggiosi, sprezzanti del pericolo hanno osato fare. Anche il protagonista del film “L’anima gemella” con Violante Placido tenta l’impresa. E ce la fa. Il 10 agosto, poi, non potrete sottrarvi dal falò sulla spiaggia. Originariamente lo si faceva per vedere le stelle cadenti che in quei giorni solcano il cielo notturno. Ma poi è diventata un’occasione per divertirsi, arrostire carne e bere qualche bicchiere in compagnia. E, naturalmente, fare il bagno di notte, quando l’acqua è caldissima. Se vi trovate dalle parti di Otranto, il must è attendere l’alba, la prima d’Italia, proprio sulla costa della città dei martiri, che con l’aurora appare persino più dolce di quel che è. E che dire poi del panino con la “servola”? Meglio conosciuto come wurstel – ma vi consigliamo di non usare questa parola – preparare un panino con la saporita salsiccia è facilissimo, ma ci sono mille carretti pronti a farlo per voi in tutte le strade salentine. Il nome “servola” si deve a Tommaso Scarlino, fondatore del Salumificio Scarlino che oggi è una importante realtà imprenditoriale della provincia di Lecce. Fu lui ad importare l’alimento “forestiero” dalla Germania. I tedeschi lo chiamavano “servelade”. I salentini l’hanno personalizzato. Avete già acquistato pietra leccese, prodotti enogastronomici, fischietti e piatti di terracotta? Il souvenir che vi manca sono le “zacareddhe” della festa di San Rocco a Torrepaduli: nastrini colorati – ogni colore ha un significato particolare – che si vendono in occasione della festa dedicata al santo, il 15 agosto. Sono un segno di tradizione e di devozione, con cui potrete decorare un angolo del salotto o del soggiorno. Ideale sarebbe legarsene uno al dito, per ricordare quante sorprese ancora da scoprire nasconde il Salento.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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