Muore nel carcere. Le amiche scrivono al Tacco

Trani. Allarme delle detenute del carcere di Trani: scrivono a Lucia Bartolomeo per arrivare alla redazione del Tacco. Denunciano le singolari circostanze della morte di una compagna reclusa e d'essere senza medici né assistenza. La lettera era stata inizialmente intercettata e “deviata”.

Il “filo rosso” è stato lanciato, ad unire le detenute di Lecce, di Trani e un giornale, Il Tacco, diretto da una donna. Quando la solidarietà femminile dà voce agli ultimi e ne difende i diritti. La lettera di Lucia Bartolomeo Carissima Luisa, sono Lucia Bartolomeo, questa volta non le scrivo per me personalmente ma per inviarle una lettera da parte delle detenute del carcere di Trani, dove si trova reclusa una mia carissima compagna di sventura, la quale mi ha inviato questo scritto a nome di tutte le detenute della sezione femminile che purtroppo giorni fa hanno vissuto un’esperienza terrificante e vorrebbero che il loro urlo di dolore uscisse fuori dalle mura del carcere ed è per questo che si sono rivolte a me, perché sanno che posso rivolgermi al tuo giornale on-line, molto seguito. Spero che tu possa pubblicare questa lettera perché ormai nelle carceri italiane si sta sfiorando la follia e succedono cose veramente incivili. Ho provato a inviargli il tuo indirizzo, in modo che ti spedissero la lettera direttamente da Trani, ma sembra che lì, a differenza di Lecce, la posta inviata ai giornali viene deviata, anche se così non dovrebbe essere. La ragazza che mi ha inviato la lettera si chiama Musio Catia di Gallipoli e attualmente si trova reclusa presso il carcere di Trani ma se la lettera è generalizzata a tutte le detenute è meglio in quanto l’hanno scritta tutte insieme. Io non posso che ringraziarti per la grande disponibilità che hai sempre dimostrato nei miei confronti e mi piaci soprattutto perché sei una persona imparziale, corretta e coraggiosa. Ho letto tutti gli articoli che hai fatto per “Officina Creativa” dove attualmente lavoro, davvero molto belli. Spero un giorno di conoscerti personalmente, mi farebbe davvero piacere. Ti ringrazio per la disponibilità, un cordiale saluto. Lecce, 20/07/2011 Lucia Bartolomeo La lettera delle detenute di Trani Carcere Penale di Trani (BAT) – Sezione femminile Piazza Plebiscito n.18 76125 Trani (BAT) Alla cortese attenzione della Redazione del giornale “Il Tacco d’Italia” Gent. ma Dott.ssa Mastrogiovanni, siamo le detenute del carcere di Trani e le scriviamo per poter far uscire fuori da queste mura tutto il nostro dolore e l’indignazione. Lunedì 11/07/2011, alle ore 9.00 viene comunicato ad una compagna detenuta la notizia della morte di sua madre avvenuta a Palagiano (Ta) e le viene promesso da parte delle agenti di polizia penitenziaria l’interessamento per poterla far partecipare al funerale. Per tutto il giorno e la sera la povera Elena (è questo il suo nome) aspettava di ricevere il fax da parte del Magistrato di sorveglianza per l’autorizzazione e veniva alle ore 20.00, rinchiusa normalmente nella sua cella, con le sue compagne per la notte, senza che ancora sapesse se il giorno successivo le avessero permesso di presenziare al funerale. Martedì 12/07/2011, alle ore 8.00 del mattino, la ragazza, Elena (30 anni), ha svegliato le sue compagne di cella con problemi di salute, aveva dei colpi di tosse fortissimi, che non si fermavano, dopodiché, un rantolo finale, non dava più segni di vita, le agenti di custodia, prontamente allarmate dalle detenute, sono accorse a rianimarla, cosa impossibile visto che non è il loro mestiere. La cosa più assurda e tragica è che non c’era né un infermiere né un medico, e tantomeno un defibrillatore. Quando sono intervenuti gli operatori del 118, non hanno potuto altro fare che constatare il decesso. Ironia della sorte, il fax che autorizzava la ragazza a partecipare al funerale della madre previsto per quel pomeriggio è arrivato alle ore 10.00, ma ormai era troppo tardi, la nostra amica e compagna di sventura, Elena, non c’era più, era morta, senza un come né un perché. La salma è rimasta fino alle ore 17.00 sul pavimento di quella misera cella, in attesa del carro funebre che venisse a prenderla. Il Magistrato di sorveglianza, della sezione femminile. Dott.ssa Maffei, non è intervenuto nella struttura carceraria, neanche per rendersi conto di ciò che era successo alla nostra povera compagna, che oltretutto era anche madre di due bambini. Il Giudice Maffei, ha inviato solo il a-osta per la rimozione del cadavere, attraverso il “fax”. E’ morta una ragazza di 30 anni, non una bestia!!! Per questo Le abbiamo inviato questa lettera, per rappresentare il menefreghismo e la assoluta mancanza di umanità negli istituti penitenziari e soprattutto da parte di questo Giudice di sorveglianza, che pensa solo di applicare la legge alla lettera, senza curarsi minimamente di eventuali fattori umani; in questo Istituto di pena non esistono permessi premio, né agevolazioni neanche alle più meritevoli, da questo luogo si esce solo a “fine pena”. L’ultima legge varata dall’attuale Governo, secondo cui, chi ha un residuo di pena di un anno può uscire in detenzione domiciliare, qui non esiste, non è proprio conosciuta, eppure siamo in Italia, ma a Trani questa legge è un tabù. Ritornando a quanto avvenuto alla nostra compagna, vogliamo far presente che siamo abbandonate a noi stesse, non ci sono medici, né infermieri, almeno non a coprire le 24 ore giornaliere. Se qualcuno di noi si sente male, dobbiamo aspettare il 118, sempre se arriva in tempo, cosa che purtroppo non è successo in data 12/07/2011. Ci sentiamo sole, fuori dal mondo, abbandonate dalla società che ci vede solo come mostri da tenere rinchiusi in gabbia, abbandonate da dio ed in stato di sequestro. Vorremmo solo avere la sicurezza di essere seguite e considerate “esseri umani” e non bestie da macello. E’ vero nella vita abbiamo sbagliato e stiamo pagando il nostro debito con la giustizia, ma vorremmo farlo con dignità, in un ambiente idoneo, civile e degno di uno Stato democratico, qual è il nostro, non in condizioni di massima inciviltà. Se ci sono le leggi vanno applicate e non ignorate come fa il nostro Magistrato che ignora del tutto di essere una cittadina italiana sottoposta alle leggi dello Stato e non a quelle personali, secondo la libera interpretazione e il proprio convincimento. L’era degli imperatori romani è finita da un pezzo. Questo scritto è dedicato alla nostra compagna Elena, moglie e madre che purtroppo ha cessato di viere in queste squallide mura, affinché ciò non accada più. Tutte le detenute del carcere di Trani, sezione femminile.

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