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I musei del mare: le grotte millenarie

Una ricchezza che non smette di affascinare chi le visita. Le grotte sono scrigni pieni di tesori

Le coste salentine, tra le bellezze a tutti note, nascondono numerose grotte millenarie che fanno di questa terra un’importantissima fonte di reperti archeologici e un ambiente unico per alcune specie viventi. La più conosciuta è, probabilmente, la grotta Zinzulusa, nei pressi di Castro Marina. Un’enorme cavità carsica che si apre di fronte al mare e che vanta innumerevoli conformazioni stalattitiche e stalagmitiche che ricordano degli stracci appesi (zinzuli; da lì il nome). La grotta Romanelli, d’età paleolitica, si trova sempre nella zona di Castro. Qui sono stati ritrovati i primi graffiti simbolici a sfondo sessuale dei quali si abbia conoscenza. Risalendo la costa adriatica verso Otranto, a Porto Badisco, dove la leggenda vuole sia sbarcato Enea, troviamo la grotta dei Cervi, risalente all’era Neolitica, importante monumento d’arte pittorica rupestre. All’estremo Sud, nel Capo di Santa Maria di Leuca, la grotta delle Tre Porte offre un importante reperto archeologico, conservando i resti dell’uomo di Neanderthal e di fauna africana; la grotta dell’Elefante e la grotta dei Giganti, in cui sono stati rinvenuti resti di pachidermi e la grotta del Diavolo che ha restituito frammenti di utensili e ceramiche del Neolitico. Sulla costa ionica, vi sono cavità carsiche molto importanti per ciò che riguarda l’antropologia e l’etnologia: la grotta di Uluzzo e la grotta del Cavallo, nei pressi del Parco di Porto Selvaggio, ci hanno restituito interessanti manufatti del Paleolitico e ossa di grandi mammiferi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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