Vendola: cambiare il patto di stabilità

In una lettera ai presidente delle regioni del mezzogiorno: “In Fitto abbiamo un interlocutore attento”. Ma il Pd storce il naso

Fare squadra. E' questa la strategia da seguire secondo ilpresidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che ieri ha preso carta e penna ed ha scritto ai governatori delle Regioni del Mezzogiorno. Obiettivo: chiedere, tutti insieme, al governo di modificare le regole del patto di stabilità perché si possano usare le risorse sbloccate con l'approvazione del Piano per il Sud. ''Noi abbiamo tanti soldi – ha detto parlando ai giornalisti della lettera inviata ai presidenti delle Regioni del Sud – e non li possiamo spendere: questo è veramente paradossale; dobbiamo rompere il salvadanaio''. Fare squadra, quindi, per avere più voce in capitolo e dare forza alle richieste di una fetta d'Italia che, unita, trova più facilmente interlocutori disponibili ad ascoltare e agire. Nel caso specifico – è l'esempio fatto dal governatore pugliese – il Ministro Raffaele Fitto, “un buon interlocutore nel governo centrale”. “Tutti hanno visto che si e’ aperto un varco nel rapporto tra i governi regionali, soprattutto – ha sottolineato Vendola – tra le regioni del sud e il governo nazionale. Questo varco e’ molto frutto del lavoro paziente, riservato e dell’intesa che vi e’ stata tra il ministro Fitto e me. Questa intesa ci ha consentito finalmente di chiudere l’annosa querelle relativa ai fondi Fas, che sono risorse destinate alle infrastrutture strategiche del mezzogiorno di Italia”. E se il nuovo dialogo fra Fitto e Vendola spazentisce gli alleati di quest'ultimo – il consigliere regionale PD Antonio Maniglio lo definisce “zuccheroso e stucchevole” -, il presidente pugliese non si lascia certo condizionare e precisa: “La mia iniziativa di oggi e’ dire alle regioni del sud: torniamo a fare squadra, smettiamola di farci raccontare malevolmente dagli altri, raccontiamo noi – ha detto il presidente – le nostre ambizioni e prendiamo il vezzo buono di parlare noi del sud, stabiliamo contatti strutturali e solidi con chiunque a Roma abbia intenzione di ascoltare le nostre ragioni. Oggi – ha aggiunto – che e’ una buona giornata, dobbiamo poter impegnarci perché ci siano domani e dopodomani esempi altrettanto positivi per il sud”. Se son rose, insomma, fioriranno.

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