Il caporalato delle angurie

Nardò. Boncuri: sopralluogo a sorpresa della Cgil. I lavoratori stranieri si ribellano e rivendicano condizioni dignitose

Di Antonella Cazzato e Antonio Gagliardi* Appena arrivati a Boncuri, con il nostro camper, siamo stati circondati dai lavoratori ospitati nel centro. Tanti, perché quest'anno “la crisi delle angurie” ha portato lavoro per pochi. Alle sei del mattino, il piazzale era pieno di persone, alcune già rientrate dai campi. Ci hanno subito detto che il “Capo nero non è buono”. Il “Capo nero” è, nel gergo dei lavoratori delle angurie, il caporale: quello che seleziona a sua discrezione una cinquantina di persone da far lavorare per tre ore al giorno. Ogni lavoratore, per il solo fatto di essere stato scelto, gli deve tre euro. In più, per il Capo nero ci sono altre cinque euro a testa da pagare per essere trasportati sui campi. Quelle persone conoscono solo il caporale, non sanno per chi lavorano: del resto, non hanno contratto. Pochi hanno lavorato nella raccolta delle angurie, rimaste sulla pianta, come è ben visibile se ci si addentra nelle campagne. La crisi denunciata dagli agricoltori ha già fatto le sue vittime, le uniche probabilmente, perché chi aspirava a lavorare non accederà sicuramente ad alcun sostegno da parte dello Stato e dell’Unione europea, così come i pochi che hanno invece lavorato, collocati e ricattati dai caporali, lo hanno fatto per un pugno di euro. In questi giorni è iniziata la raccolta dei pomodori e questo comporta la permanenza a Boncuri di circa 400 persone, non tutte adeguatamente riparate nelle tende allestite a Boncuri. Le testimonianze dei lavoratori raccontano un vergognoso sfruttamento: generalmente non hanno contratto, oppure avviene spesso che ad un contratto, intestato a un lavoratore regolare, corrispondano in realtà due lavoratori sui campi (non si sa mai, qualche controllo può sempre capitare). I lavoratori però sono stanchi di lavorare per il Capo nero: guadagnano 3,50 euro a cassone (circa 100 kg di pomodori) e per riempirlo ci vuole un'ora di dura fatica. Al caporale invece un cassone viene pagato dai 12 ai 15 euro. Così questa mattina, 30 luglio 2011, hanno deciso di dire basta: hanno deciso di resistere alle richieste e vessazioni del Capo Nero, rivendicando il collocamento diretto e l’aumento del corrispettivo per ogni cassone di pomodori: 6 euro per i pomodori grandi e 10 per quelli piccoli (in corrispondenza con gli importi previsti dal contratto provinciale per il settore agro industriale). Ognuno dovrà tenere con se il proprio documento anche sui campi, per consentire, se ci fossero gli auspicati controlli, di far emergere il meccanismo di occultamento del lavoro irregolare. Rivendicano i controlli, rivendicano tutele, rivendicano i loro diritti. La CGIL e la FLAI Cgil Lecce erano lì, al loro fianco. La CGIL ha da tempo proposto a Provincia e Prefetto una piattaforma che preveda il collocamento dei lavoratori migranti stagionali in agricoltura tramite i Centri per l'impiego, unica forma per contrastare il caporalato. Per il centro Boncuri abbiamo segnalato la necessità di uno sportello per il collocamento direttamente nel Centro, ma nonostante una disponibilità dichiarata da parte dell'amministrazione provinciale, a ancora è stato fatto. Così come sono rimaste disattese le richieste di dotare i lavoratori che soggiornano a Boncuri dell’acqua calda, per prevenire patologie bronco-polmonari, o, ancora, di giubbotti catarifrangenti da utilizzare nel tragitto che, fuori dal Centro, li porta a Nardò. Il lavoro interlocutorio che ci ha visti impegnati speravamo potesse portare, quest'anno, a condizioni di permanenza e di lavoro più dignitose. Così non è stato. Ci chiediamo se ci sia un'attività ispettiva e come mai non sia emerso quanto viene denunciato dai lavoratori e dalla CGIL? La CGIL di Lecce ha già chiesto la convocazione urgente del Consiglio Territoriale per l'immigrazione presso la Prefettura di Lecce perché ritiene che solo attraverso un rinnovato impegno da parte delle istituzioni si potrà contrastare questa situazione che calpesta i diritti dei migranti e macchia il nostro territorio facendone luogo di sfruttamento impunito. Intanto questa sera, sabato 30 luglio, alle 20.30, presso la masseria Boncuri a Nardò, i lavoratori si riuniranno in assemblea per decidere le forme di lotta da intraprendere e avere risposte alle loro rivendicazioni. La CGIL e la FLAI Cgil saranno lì con loro. Segretaria confederale CGIL Lecce Segretario generale FLAI Cgil Lecce

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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