117 milioni per l'ospedale che non c'è

Il consigliere regionale del PD Antonio Maniglio solleva la questione legata all'ampliamento del Vito Fazzi di Lecce

Mentre infuria la polemica sul funzionamento degli ospedali salentini – la cui riorganizzazione dovrebbe portare al potenziamento del Vito Fazzi – riemerge dal cassetto della memoria il progetto del nuovo Fazzi. A tirarlo fuori, dimenticato dai più, il consigliere regionale PD Antonio Maniglio, in un'interrogazione all'assessore al ramo Tommaso Fiore. In piena crisi e con una sanità tutta da rifare, quei centodiciassette milioni destinati al nuovo ospedale, in base all'accordo sottoscritto quattro anni fa con l'ex ministro Livia Turco, sembrano svaniti: non c’è traccia di lavori, né di posa di prime pietre, né si ha notizia di quando ciò avverrà. “Sicuramente – scrive Maniglio – ci saranno mille motivi burocratici che spiegheranno perché passano gli anni e non si costruisce il nuovo ospedale, ma agli occhi e per la salute dei cittadini ciò non è proprio giustificabile. La terza torre del Fazzi, aggiungendosi all’oncologico e all’edificio originario, dovrebbe diventare un punto di eccellenza al servizio di tutto il Salento, dotata delle migliori tecnologie, progettata secondo logiche di grande funzionalità e accessibilità; un’area emergenza dove funzioneranno vari reparti di chirurgia, la rianimazione, il pronto soccorso. E quindi sale operatorie, unità intensive, laboratori e circa 500 posti letto”. Che a quattro anni di tempo dalla sottoscrizione dell'accordo a sia stato fatto, fa temere anche una possibile revoca dei finanziamenti concessi. Quanto ci vorrà infatti perché i lavori, pur se cominciati adesso, vengano portati a conclusione? “L’ospedale di Campi – ricorda Maniglio – è stato costruito in trent’anni; lo stadio di via del mare tirato su in tre mesi”. Con le nuove regole e leggi sul federalismo fiscale, che toccano da vicino la sanità, la distanza, fra la Puglia e le regioni più virtuose in tema di sanità, rischierebbe di diventare incolmabile. E a rimetterci, saranno sempre e comunque i pugliesi.

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