Lecce e Otranto: insieme contro la contraffazione

Presentazione della campagna “Io non voglio il falso”. Lecce e Otranto coordinati dal Ministero dello Sviluppo Economico

Ieri si è svolta, nell'aula consiliare di Palazzo Carafa, la presentazione di una campagna contro la contraffazione e l’abusivismo commerciale dal nome “Io non voglio il falso”, che vede uniti Ministero dello Sviluppo Economico, Comune di Lecce e Comune di Otranto. La contraffazione è una piaga che, soprattutto in momenti di crisi economica come questo, riesce a stuzzicare il palato degli acquirenti con l'aiuto di prezzi sempre vantaggiosi; questo sì, a scapito della qualità e spesso della sicurezza. I numeri parlano chiaro: nel triennio 2008-2010 l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno effettuato oltre 56 mila sequestri, intercettando quasi 175 milioni di beni contraffatti; Le regioni che, costantemente nel triennio considerato, risultano essere quelle dove l’attività di contrasto registra i risultati più importanti sono il Lazio, con 12.156 sequestri complessivi nei tre anni (22% del totale Italia), la Lombardia, con 8.664 sequestri (15,5% del totale Italia), la Campania (6.760, pari al 12,1%) e la Puglia (5.358, il 9,6%). Le prime quattro regioni assommano dunque in totale quasi il 60% delle azioni di sequestro effettuate da Guardia di Finanza e Dogane nei tre anni considerati. “Voglio esprimere un plauso all’iniziativa avviata dal Ministero dello sviluppo economico che costituisce un importante contributo per la difesa dell’economia sana – sottolinea il sindaco di Lecce Paolo Perrone – e fornisce a tutti noi l’occasione per ribadire l’impegno a sostegno del commercio, della legalità, della sicurezza e della salute dei nostri cittadini”. Il fattore legato alla sicurezza è di gran lunga il più importante. Pensando a tutta quella serie di prodotti che, potenzialmente, potrebbero provocare danni alla salute dei consumatori, ben vengano soprattutto le campagne di informazione per sensibilizzare il possibile acquirente. Poi c'è tutto un altro genere di prodotti che non minacciano la salute di nessuno e che hanno, obiettivamente, un prezzo più conveniente sul mercato. Per combattere quel tipo di contraffazione non servono, come è ovvio, un pugno di retate alle spese dei poveri venditori ambulanti. Gli africani che, ahinoi, si sono meritati l'odioso appellativo di “vucumprà” in voga ancora oggi, hanno, appunto il compito di vendere al dettaglio, mentre il problema pasce ben più a monte. I facili blitz di facciata, quelli che guardano miopamente al titolo di giornale del giorno successivo, risolvono poco, è risaputo. Inoltre, il mercato cosiddetto “legale”, alle volte, prevede dei prezzi che, anche relazionati con l'ottima fattura del prodotto, risultano evidentemente gonfiati dall'ego delle griffes e dei loghi. Nel nostro Paese il pavoneggiamento “di marca”, si sa, è pane quotidiano, ma se la bilancia del valore reale potesse intervenire, farebbe sicuramente uno sgarbo alla contraffazione, favorendo la qualità. È per questo che il mercato, in alcuni casi, dovrebbe tornare a identificarsi con il portafogli del cittadino, in particolar modo ora.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!