Lupiae Servizi: sotto accusa le assunzioni

L'opposizione si scaglia contro le procedure di assunzione della Lupiae Servizi

Arriva l'ennesimo attacco coordinato del Comune di Lecce e i protagonisti, naturalmente, sono sempre loro: PD e UDC, o per essere più precisi, PD e Wojtek Pankiewicz. L'obiettivo, questa volta, sono la Lupiae Servizi e i suoi criteri di assunzione. Il consigliere dell'UDC entra subito nella questione, senza preamboli: “giovani disoccupati mi fermano per strada e mi chiedono cosa bisognava fare per lavorare temporaneamente alla Lupiae Servizi. Apprendo così che in questi giorni sono state fatte ben 15 assunzioni temporanee alla Lupiae. Ma io consigliere comunale, sia pure di opposizione, non ne so a. Ma allora chi è stato assunto? E perché ? Con quali criteri ? Hanno saputo di queste assunzioni solo gli amici della casta al potere? E gli amici degli amici? Mi chiedo quando al Comune di Lecce per i disoccupati ci potranno essere pari opportunità e meritocrazia? In questi giorno sto capendo bene perché quando alcune settimane fa è stata discussa in Consiglio la mozione da me presentata per l’adozione di un codice etico delle assunzioni anche temporanee al Comune e alle partecipate il PDL di Paolo Perrone me l’ha bocciato. Chiederò subito una verifica degli atti nelle competenti Commissioni Consiliari”. Non sarebbe una cattiva idea, visto che non è la prima volta che si affronta la questione assunzioni con la Lupiae Servizi. Nel gennaio scorso, infatti, il PD insorse contro la società partecipata del Comune di Lecce contestando due assunzioni di dirigenti avvenute senza avviso pubblico. Anche in quest'occasione, come qualche mese fa, il Partito Democratico chiede trasparenza nelle procedure: “il gruppo del Pd, nel condividere il disappunto e la protesta di tanti giovani disoccupati della nostra città, rivendica la necessità e l’urgenza di adottare procedure trasparenti e criteri oggettivi che offrano a tutti uguali opportunità, soprattutto in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando in cui è particolarmente odiosa ed insopportabile l’impressione di essere in presenza di politiche dal sapore discrezionale per non dire clientelare”. Se la vecchia e deprecabile filosofia del “santo in paradiso” ha sempre attecchito con facilità nel nostro territorio, è vero anche che non c'è mai stata una protesta collettiva che difendesse il diritto alla moralità, alla chiarezza e alla rettitudine. In questo senso, la crisi potrebbe aiutare a dissipare un modo di fare che spesso privilegia la mediocrità. Potrebbe. Oppure, nonostante le dichiarazioni di odio e insofferenza per il rito del “aumma aumma”, ne siamo ancora troppo complici?

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