Il suicidio di Mario Cal. Una testimonianza da lontano

Una riflessione su un caso di cronaca di pochi giorni fa

Innanzitutto, non c’è che dire, al pari di tanti, sono rimasto attonito. Per ragioni professionali, in veste di revisore di una Fondazione collegata a quella in cui trovasi incardinato il San Raffaele, sette – otto anni fa, pur non incontrandolo di persona, ho avuto più volte modo d’interloquire con Mario Cal: tratto signorile, gentilezza, disponibilità, i segni distintivi riscontrati in lui. Su uno scenario più esteso e oggettivo, attraverso i colloqui e confronti su affari e problematiche connessi con la gestione ospedaliera, la sensazione colta è stata di una persona scrupolosa, onesta e corretta. Ciò, alla luce del ruolo e della presenza storica di Cal dentro il San Raffaele, su uno scenario ancora più ampio, mi ha portato, e tuttora mi porta, a ritenere, che in seno al Gruppo societario di riferimento, fossero, e ancora siano, scarsamente probabili spazi per cordate di mariuoli. Ad ogni modo, giacché, sulla base della situazione economica e finanziaria cui è purtroppo giunto, e ancora maggiormente dopo il doloroso evento di lunedì 18 luglio 2011, sull’ospedale dell’Arcangelo si sono rivolti anche gli occhi della Magistratura, è bene che si scruti, con la massima attenzione, in tutti i cassetti. Dato obiettivo a prescindere è che, oggi, è difficile, carico d’incognite e di rischi, gestire una realtà imprenditoriale qual è il grande ospedale di Segrate. Al riguardo, si vorrebbe suggerire di estendere la ricognizione, passandole al setaccio, pure alle vicende, con relativi contorni annessi e connessi che, a metà degli anni 90, dopo la profusione di un ingente investimento a Roma Mostacciano per creare un gemello dell’Istituto di Cura e Ricerca milanese, ad un certo punto il San Raffaele si vide negare l’accredito da parte della sanità pubblica e, a seguito di ciò, fu praticamente indotto, se non costretto, a cedere il complesso, peraltro già operante, chiavi in mano, ad un noto gruppo privato impegnato e concorrente nel medesimo settore. Se, come dianzi accennato, si rivela impervio gestire un gruppo societario in genere, particolarmente arduo, anzi non è azzardato definirlo un’esca avvelenata, farlo nel comparto della sanità. Che colpo fu inferto al San Raffaele dall’epilogo dell’affare di Roma? Chi può escludere che l’attuale crisi non risenta dei correlati effetti? Quali e quanti profitti sono venuti meno nel frattempo al conto economico? Non è, forse, il Lazio, la Regione con il banchetto della spesa sanitaria pubblica più riccamente imbandito? Lecce 18 luglio 2011 Rocco Boccadamo

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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