Otranto: la tassa di soggiorno indigesta

Da Confindustria e Confesercenti arrivano aspre critiche all'imposta otrantina.

La tassa di soggiorno messa in atto già da qualche giorno dal Comune di Otranto proprio non va giù a molti. Sebbene il sindaco Luciano Cariddi abbia cercato di renderla meno amara, con sconti e convenzioni per i turisti, e abbia più volte evidenziato che il motivo della nuova imposta sono i tagli del Governo ai Comuni, la scelta si sta rivelando più impopolare del previsto. Massimo Rota, presidente regionale di Assoturismo, si rivolge così al sindaco di Otranto a proposito dell’introduzione dell’imposta di soggiorno, su cui si pronuncerà il Tar a settembre: “La sua affermazione sul fatto che il ricorso sia un’iniziativa prettamente politica sembra essere l’unica giustificazione all’introduzione di questa odiosa tassa. Si svela l’arcano quando lo stesso sindaco afferma di non aver voluto ricorrere ad un incremento del 50% della Tarsu a danno dei suoi cittadini. Ecco quindi la vera motivazione dell’introduzione di questo balzello: non riuscendo a far quadrare i conti, per fare cassa si sceglie di vessare turisti e imprese, rischiando di infliggere un duro colpo alle prospettive di tenuta del settore”. L'accusa che giunge dalla Confesercenti riguarda, inoltre, i problemi per gli operatori turistici che non hanno avuto il tempo materiale per organizzare un'adeguata comunicazione, visto l'arrivo dell'imposta a stagione già inoltrata. E in difesa della categoria è intervenuto anche Andrea Montinari, presidente della Sezione Turismo di Confindustria, che ha dichiarato: “Ciò che stupisce è il modo in cui il Consiglio Comunale di Otranto ha imposto la tassa di soggiorno: senza coinvolgere tutte le associazioni di categoria nella decisione, così come previsto dal decreto; senza verificare il ventaglio delle possibili alternative alla tassa; senza prevedere la specifica destinazione della stessa”. Le conseguenze della discussa decisione non sono calcolabili, però, in tempi brevi; bisognerà aspettare il prossimo anno, come specifica lo stesso Montinari. La preoccupazione di tanti, condivisa anche da Confindustria, si riflette nella possibilità che i sacrifici e gli investimenti degli operatori di settore vadano vanificati a causa della tassa di soggiorno. Quest'ultima, afferma Montinari, “rende alquanto difficile per gli operatori pensare ad una possibile revisione delle tariffe – che nel Salento sono ferme da circa tre anni – con l’obiettivo di qualificare ancora di più l’offerta. In un territorio che si propone come meta turistica 360 giorni l’anno non è pensabile che si ragioni ancora spinti dall’urgenza di cassa del momento”. Più propositiva, come c'era da aspettarsi, è la dichiarazione dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Puglia, che propone un dialogo fra le parti: “La tassa di soggiorno è una tassa di scopo e i comuni lo sanno benissimo, lungi dai comuni fare cassa con questa imposta. Il turismo è il futuro della nostra economia, il motore dello sviluppo della nostra regione e gli enti locali sono in prima linea per sostenerlo. Ribadiamo la nostra disponibilità ad aprire subito un tavolo tecnico con Regione e albergatori, dove porteremo la posizione congiunta dei comuni pugliesi, relativamente all’entrata in vigore, alla delibera e al regolamento da adottare, ai livelli e alla destinazione dell’imposta”.

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