Gli stipendi d'oro del Comune in crisi

Nel pieno della crisi, ecco gli stipendi dei dirigenti leccesi a confronto con quelli di altre città

A Lecce, nonostante la crisi e le conclamate difficoltà economiche del Comune, gli stipendi, per i dirigenti di Palazzo Carafa, continuano ad essere d'oro. Possiamo considerarla come una scelta in controtendenza, vista la direzione intrapresa da diversi comuni italiani. Milano, per esempio, con la nuova gestione, ha snellito le retribuzioni del gruppo dirigenziale del 10%-15%, oltre a una riduzione complessiva della spesa per alcune funzioni. Lecce, come detto, non va solo contro una scelta di “sobrietà” che, analizzando il momento, sarebbe sicuramente ben accolta dai cittadini stretti fra tagli imposti dalla manovra e aumenti delle tasse, ma, paradossalmente, da una parte si dichiara in emergenza e dall'altra elargisce compensi considerevoli. Il più ricco tra questi, nel 2010, è toccato alla dirigente dell'ufficio avvocatura e Capo di Gabinetto del Sindaco Maria Luisa De Salvo con 171.977 euro lordi, mentre, fra i dirigenti a tempo indeterminato, chi ha guadagnato di meno è Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del servizio finanziario, con 111.433 euro.  Con incarico a tempo determinato ci sono Donato Zacheo, dirigente e comandante della Polizia municipale dal febbraio 2010 con 79.434 euro,  Claudia Branca con 129.506 e Luigi Maniglio che in un anno guadagna 121.595 euro.  Maria Teresa Romoli ha racimolato 127.564 euro; lo stipendio di Paolo Rollo è stato di 121.944 euro. Le retribuzioni di Anna Maria Perulli, Antonio Michele Guido e Sergio Aversa variano dai 117 ai 119 mila euro. Raffaele Parlangeli ne guadagna 114.845 mentre Fernando Buonocuore 118.097. Il dirigente Francesco Magnolo ha uno stipendio di 114.808 euro lordi; Salvatore Laudisa di 118.017; Maurizio Guido di 122.770; Antonio Esposito di 117.965; Massimo Nicola Elia di 126.599; Domenico Capoccia, infine, guadagna 119.848 lordi all'anno. Totale: 2.169.894 euro. Qui una nota e' d'obbligo. Durante la visita ispettiva della Ragioneria dello Stato in Provincia nell’ottobre scorso, gli ispettori riscontrarono che ad alcuni dirigenti, come al direttore generale ed al Capo di gabinetto della Provincia del periodo di presidenza di Giovanni Pellegrino, erano state elargite somme ulteriori rispetto a quelle che spettano ai dirigenti. Il motivo dell'aggiunta era la “somma” di incarichi diversi, ma nell'ambito dello stesso ente, ricoperti da ciascun dirigente, come ad esempio la partecipazione al nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ente. Così, al termine dell’ispezione, nella relazione firmata dal dirigente del servizio ispettivo della Ragioneria, Domenico Tripaldi, si legge: «Dall’esame degli atti, inoltre, è emerso che al direttore generale dott. Cosimo Casilli (le stesse cose le scriverà poi per il capo di gabinetto Gianni Turrisi, n.d.r.) sono stati corrisposti emolumenti in qualità di presidente del Nucleo di valutazione nella misura di 26.645,94 euro. Complessivamente sono stati liquidati al dott. Casilli 63.291,88 per il periodo dal 2006 al 2008. I suddetti compensi sono stati erogati illegittimamente, in palese violazione del principio legislativo dell’onnicomprensività della retribuzione dirigenziale, espressamente sancito dall’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n.165”. In sostanza la legge stabilisce che la retribuzione del personale dirigenziale “remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti (..) in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall’amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa”. La Ragioneria imponeva così all'amministrazione provinciale di recuperare le somme “indebitamente corrisposte”. Se questo vale per i dirigenti della Provincia, deve riguardare anche quelli del Comune. Sarà nostra cura verificare che le norme siano realmente rispettate. Anche alla luce del fatto che, confrontando gli stipendi dirigenziali leccesi con quelli di altre città la differenza salta agli occhi. Il Comune di Bari – abitato da 320 mila abitanti e capoluogo di Regione – conta invece 50 dirigenti. Per loro l'Ente ha speso complessivamente 4.843.620,7 euro. Il dato è correttamente aggiornato al 2010 ed è comprensivo dei premi di risultato, di posizione e di ogni altro benefit percepito. Il dirigente che ha guadagnato di più è Renato Verna, della Ripartizione Avvocatura, che ha incassato, tutto compreso, 140.731,96 euro all'anno lordi, molto meno del dirigente meglio pagato al Comune di Lecce. La dirigente barese con lo stipendio più basso è stata invece Pierina Nardulli, del Settore Espropriazione e Gestione amministrativa, che ha incassato 68.852,64 euro annui. Per un confronto immediato basti dire che il dirigente che, al lordo, ha guadagnato meno a Lecce è Giuseppe Naccarelli, con uno stipendio di 111.433,86 euro. Se a Palazzo Carafa va almeno riconosciuta la puntualità e la completezza nell'inserimento dei dati su stipendi e curricula dei dirigenti – dovere che molti comuni non hanno assolto – va anche sottolineato come nella città del barocco si guadagni molto meglio che in altre città, di dimensioni – demografiche e di superficie – molto simili. Piacenza non ha aggiornato al 2010 le tabelle relative agli stipendi del suo “parco dirigenziale”, ma sfogliando quelli del 2009 si nota come siano di molto inferiori a quelli del Comune di Lecce, pur essendo uguali in numero: 20 sono i dirigenti leccesi e 21 quelli piacentini. A Piacenza lo stipendio più alto, lordo e comprensivo di tutti i benefit, è quello del direttore generale Massimo Gambardella che nel 2009 ha portato a casa 134.280 euro; ad occupare l'ultima posizione sono invece tre dirigenti – Mariangela Tiramani, Giuseppe Magistrali, Ermanno Lorenzetti – con una paga annua di 59.787,55 euro lordi. 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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