Colacem vs ambientalisti: è scontro aperto

In attesa della Commissione Ambiente della Provincia, lo scontro tra Colacem ed ecologisti si inasprisce

A Galatina, è battaglia aperta tra gli ecologisti e la Colacem. Da giorni, complice il clima di indecisione creatosi in Provincia, le tesi si ribaltano, da ambe le parti, a suon di comunicati: l'azienda rasserena e le associazioni mettono in guardia. L'ultimo atto vede protagonista il comitato “Cambiamo Aria”, che, determinato a difendere il territorio dagli alti tassi di inquinamento, ribatte, punto per punto, quanto dichiarato dalla Colacem solo pochi giorni fa. La sostituzione del pet coke con il CDR, non convince gli attivisti: gli studi effettuati sulle emissioni di combustibile derivato dai rifiuti destano grande preoccupazione per il possibile aumento di inquinanti nocivi. “Cari dirigenti, amministratori e tecnici di Colacem, – scrivono dal comitato – sappiate che fin dal luglio scorso noi ci siamo messi a studiare il significato di inceneritore e co-inceneritore, e ci siamo avvalsi dell’ausilio di esperti dei settori ambientale, medico e scientifico, che ci hanno spiegato bene quello che nessuno di Voi, né delle nostre amministrazioni, hanno comunicato ai cittadini, titolari del diritto alla salute propria e dell’ambiente”. Non semplice allarmismo, dunque. Gli ecologisti di “Cambiamo Aria” hanno presentato una vasta documentazione che, alla luce di quanto affermato dalla Colacem, non solo nega, ma rovescia le previsioni di impatto sull'ambiente. Per sostanze come gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) e le diossine non esisterebbero, infatti, ragionevoli livelli di sicurezza: anche con emissioni minime, vi sarebbero gravi conseguenze per la salute umana ed ambientale. Inoltre, nonostante i cosiddetti sistemi di “abbattimento”, utilizzati per diminuire il rilascio di diossine, una parte degli inquinanti, secondo gli ambientalisti, andrebbe a finire nel clinker, il quale altro non è che una componente base per la produzione del cemento. Quest'ulteriore ipotesi, neanche a dirlo, non contribuisce di certo alla tranquillità di chi si oppone al progetto della Colacem. “Nessuno è in grado di stabilire l’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto – si legge, infine, nel comunicato – poiché le altissime temperature, anche superiori ai 1.000 gradi, producono nanoparticelle finissime che sfuggono a qualsiasi controllo (tranne al ritrovamento da parte dei nanopatologi negli organi colpiti da tumore oltre che nei terreni e quindi nella catena alimentare) e, come dimostrato da una letteratura scientifica ormai corposa, la pericolosità delle particelle è direttamente proporzionale alla diminuzione della loro dimensione. Quindi il particolato ultrafine risulta essere infinitamente più aggressivo e pericoloso, anche se la legislazione vigente non ne considera il monitoraggio”. Il prossimo round di questo confronto già caldo si svilupperà, presumibilmente, in concomitanza con l'incontro della Commissione Ambiente di venerdì prossimo. Articoli correlati: Colacem alimentata a cdr. Serravezza: ‘Gabellone ritiri l'emendamento' L'agricoltura dice no al CDR della Colacem

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